CONSIGLI PER I GRUPPI DI LAVORO
Gruppo normativi
Qui, a causa di problemi logistici (un componente il gruppo ha impegni universitari difficilmente compatibili con gli altri) abbiamo avuto due contributi diversi.
Il primo (Nastasi) ha colto forse meglio il senso della “carta”: uno scritto breve, conciso, che presenta i principi generali. Qualche commento sulle diapositive (cominciando dal basso nella presentazione sul blog):
2. lo spazio pubblico e’ un bene….d’accordo, ma cos’e’ lo spazio pubblico? Partire da una definizione, che servira’ anche a chiarire perche’ lo spazio pubblico cosi’ definito e’ un bene.
3. spazio pubblico storicamente legato alla democrazia. Piazza Tiananmen non e’ uno spazio publico? Il foro romano al tempo degli imperatori non era spazio pubblico? C’e’ forse uno “spazio pubblico” immateriale che attiene al diritto dei cittadini di usare lo spazio pubblico materiale per esercitare il proprio diritto di espresione civile e democratica? Qual’e il rapporto tra le due cose (vedi anche il programma del corso…)
4. lo spazio pubblico e’ il luogo deputato della socialita’….chiarire. Anche nelle aule scolastiche, che non sono propriamente “spazio pubblico”, si esercita la socialita’.
5 …riconoscibile perche’ riempe l’idea di citta’. Bello, ma cosa vuol dire?
6. Bello.
7. ragione essenziale dell’invenzione della citta’. E’ vero? C’e’ chi sostiene che la citta’ e’ nata per fini economici; altri, per concentrare attivita’ e persone e difenderle dalle minaccie esterne in maniera efficace ed efficiente.
8. Questa e’ la definizione che si cercava prima. La definizione e’ accattivante, ma anche criptica. Si puo’ consumare un pasto sia chiusi in casa che in uno spazio pubblico. Qual’e’ la differenza?
In sintesi: il “format” e’ quello giusto; diverse le intuizioni affascinanti? molto da lavorare sulle cose da ritenere per avere qualcosa di chiaro e di incisivo.
Cristina Ubaldi, in rappresentanza degli altri normative, scriveva gia’ prima di Natale: I nostri lavori sono molto diversi. Il ragazzo, ha stilato una sorta di decalogo che racchiude il significato ed il ruolo del concetto di spazio pubblico. Noi, oltre a fare questo, ma in maniera differente, siamo scese più nel dettaglio andando ad analizzare anche le problematiche incidenti sull’area di studio.
A mio parere, credo che i due lavori possano essere integrati, inserendo il lavoro del ragazzo nel nostro documento, nella sezione che noi chiamiamo “Osservazioni Generali” .
Prima di approntare modifiche agli elaborati, in comune accordo con questo ragazzo, abbiamo deciso di inviarle i lavori separatamente in modo tale da ricevere un suo consiglio su come procedere.
Noi sapevamo, che andando ad analizzare le singole problematiche dell’area di studio, stavamo approfondendo un po’ troppo quello che era il nostro compito, ma in un certo senso abbiamo ritenuto che questo approfondimento non ci avrebbe condotto fuori tema.
Aspettiamo un suo consiglio su come procedere e la ringraziamo anticipatamente per la sua disponibilità.
Distinti saluti
Cristina Ubaldi
Mi pare di poter concordare con questa ipotesi. Si puo’ avere un “decalogo” di natura per cosi’ dire universale, ed una sua espressione in “politiche” applicata ad un contesto urbano. Per far cio’ occorre che il “decalogo”, chiamiamolo cosi’, contenga non solo delle enunciazioni di principio, ma anche degli obiettivi, sempre generali, per far da guida alle politiche da sviluppare per il contesto. Ad esempio: sono le persone, e non i progetti, a decretare l’utilita’ degli spazi pubblici per la vita urbana. La via Flaminia puo’ essere un ottimo spazio pubblico, ma per diventarlo occorre che sia piu’ frequentata ed utilizzata…la presenza di studenti in chiave anche insediativa e’ forse la migliore agopuntura in questo senso….
Qualche osservazione sul lavoro del gruppo.
Innanzitutto, questo esercizio servira’ ad affinare le capacita’ stilistiche. Ma al di la’ di cio’, molto apprezzabile l’esordio in cu si propone con forza la struttura del documento.
Stato attuale: perche’ si lamenta la “frammentazione” della facolta’? in linea di massima, lo spostamento da un edificio all’altro e’ parte essenziale dell’idea di “campus urbano”…..
.I “principi” assomigliano molto a quelli della Carta di Atene del CIAM. A quelli vi siete ispirati?
Piani bassi, separazione di percorsi: perche’? Interroghiamoci su questo principio, che ci portiamo dietro –anche quello- dai tempi della Carta d’Atene.
Si potrebbe discutere sulla “congestione” del mercatino davanti alla stazione metro. La “congestione” e’ sempre un male? Ben posto invece il problema della utilizzazione notturna….
Cosa vuol dire “l’incessante moltiplicarsi degli interessi privati?”
Insomma: Un inizio molto utile. C’e’ da discutere la personalita’ “top down” e molto “disciplinare” del documento. Aspetto rivelatorio: si introducono criteri per una corretta progettazione, ma non si fa cenno alla consultazione con gli attuali protagonisti della vita del quartiere….
Ed infine, un’ultima esortazione ad una maggiore concretezza: sia nei principi generali che nell’articolazione degli obiettivi per le politiche.
Gruppo saggisti
Commenti di dettaglio sulla presentazione:
C’e’ chi non ama gli sfondi ed il vostro docente di riferimento e’ tra costoro, ma indubbiamente questo e’ bello. Non so da dove e’ nata l’idea, ma un anglosassone la capirebbe subito come “pinning things down”- liberamente, “mettere a fuoco le cose”.
4,5. perche’ i dati sulla Sapienza e le altre universita’? Qual’e’ la rilevanza di iscritti e fuori corso?
6. non particolarmente chiari i dati sulla Quaroni. Servirebbe sapere a) la presenza media giornaliera di studenti nella zona; b) quanti degli studenti frequentanti sono fuori sede e quindi presentano una domanda residenziale c) I costi medi delle sistemazioni fai-da-te: affitto, tempi di trasferimento…
8. miracolo urbano. “garantire la sicurezza” non ha molto di miracoloso. Possiamo provare ad alzare il tiro?
10. obiettivo: migliorare la qualita’ delle politiche urbane? Le politiche sono uno strumento, non un obiettivo. Cos’e’ che vorreste conseguire? (Utile il confronto col lavoro del gruppo dei normativi)
12. adesso si comincia a ragionare.
14. pertinente l’esempio della Columbia: in effetti, Piano voleva proprio un “campus in the city” ma la cosa non e’ riuscita. Leggete “Contro l’Architettura” di Franco La Cecla per sapere com’e’ andata….
Piu’ in generale: c’e’ una differenza sostanziale tra una presentazione power point ed un pannello espositivo. La power point e’, appunto, per punti: argomenti ed immagini che servono al relatore per esprimere il suo pensiero in maniera ordinata e convincente. Il vostro compito e’ quello di illustrare l’obiettivo “campus in the city” come contributo al miracolo urbano, inteso primariamente come godimento indifferenziato ed illimitato della citta’ stessa vissuta come libero spazio pubblico. Perche’ contributo? Perche’ la presenza di giovani e’ un apporto fondamentale alla vivacita’ ed alla vitalita’ di un quartiere, e quindi alla sua vivibilita’ in termini di sollecitazione e di sicurezza. E’ questo il motivo per cui le universita’ non dovrebbero essere confinate tra quattro mura, ma partecipare alla vita urbana.
Quindi: focalizzare.
Gruppo storici
La ricostruzione delle vicende di piazzale Flaminio
e dell'area circostante va notevolmente approfondita. (La Porta del Popolo, ad esempio, è stata ampiamente modificata dal Vespignani. Gli edifici del dazio sono stati demoliti , etc etc)…
Buono come primo approccio al tema. Adesso occorre uno sforzo per caratterizzare , sistematizzare, e approfondire.
1. Per caratterizzare si intende “dare un carattere” al lavoro. (Titolo: “Alle porte di Roma?”) Poi: qual’e’ la ‘caratteristica’ precipua della storia dell’area di studio? Probabilmente, che la sua storia urbanistica e’ completamente ignorata; e che la sua attuale configurazione e’ il risultato di un’edificazione avvenuta in un periodo di tempo relativamente breve e relativamente recente. Anche, come accennato nel vostro lavoro, accompagnato dalla distruzione di importanti ed irrecuperabili testimonianze necrologiche.
Storia dei caratteri, e caratteri della storia: quali sono gli eventi storici che hanno caratterizzato l’area di studio? Il primo che viene alla mente e’ l’ingresso a Roma della regina Cristina di Svezia, avvenuto proprio da Porta del Popolo. Come si poteva presentare la zona a quell’epoca?
2. Sistematizzare. In genere, le presentazioni degli studenti hanno un carattere “non omogeneo” – insomma poco sistematico. Esempio: e’ utile riportare le varie carte storiche; ma sarebbe ancora piu’ utile riportare su un’unica base, e nella stessa scala, i vari “stadi” dello configurazione urbanistico-ediliza dell’area di studio. Naturalmente si avrebbe una situazione statica per un lunghissimo periodo (un’unica tavola quindi) e poi 3-4 tavole di illustrazione della fase dell’edificazione. Questa tassonomia darebbe il senso della lunga stagnazione e del periodo di intensa edificazione, cui e’ seguito…poco o nulla.
3. Approfondire. Non basta scovare una pianta e presentarla con una semplice illustrazione didascalica. Occorre analizzare (proprio questo fanno gli storici): “toh, guarda cos’e’ successo qui”….”questo non c’era ancora”…”ma possibile che Piazzale Flaminio fosse cosi’ diversa una volta?”
questo non e’ un compitino. La missione dello storico e’ di farsi divorare dalla voglia di scoprire fatti, motivazione, cause.
Gruppo analisti
Commenti generali
Molto buone le foto di giorno e di sera. La documentazione, almeno quella sulla via Flaminia, dovrebbe avere un approfondimento sui tipi edilizi e la
loro origine. etc.etc. Schemi statistici introdotti apoditticamente: perche’ questi e non altri? Ci si e’ fatti prendere la mano dal rombante motore dimenticando un po’ la strada, come capita spesso con i seducenti mezzi messi a disposizione dagli utensili soffici (software?)
Commenti sulle singole diapositive
1: forse piazzale flaminio non e’ rappresentativo. Meglio una pianta, od una foto non convenzionale.
2. bene la ‘pianta tecnica’, ma perche’ l’informazione privilegiata ed esclusiva sui 49 ettari? In che misura la superficie e’ cosi’ importante?
3. utile e ben fatta. Rivedere l’italiano
4. il titolo e’ “analisi statistiche”. Ce ne saranno ben altre in altri riquadri.
Il dato sugli studenti della Sapienza e’ irrilevante. Trovate dati sulla Quaroni. Si tratta di sapere il numero degli iscritti, tra questi quell in corso, per valutare la “presenza in zona” della comunita’ studentesca.
5. questa tavola e’ utile come introduzione al vostro lavoro, ma non necessaria se cominciamo a pensare alla stesura definitive
6-10 (rilievo fotografico)
simpatica ma forse non particolarmente significativa la sovrapposizione alla carta tecnica perl’individuazione dell’isolato. Trovare un sistema per una lenzuolata di prospetti che ci diano veramente l’idea di come si presenta l’area di studio.
11-13
belle e utili. E particolarmente interessante la ripresa degli stessi luoghi di giorno e di notte.
Gruppo progettisti (a tutt’oggi non pervenuto)
Cominciare ad abbozzare uno schema distributivo; soprattutto guardare esempi di ‘casa dello studente’. Non si tratta di progettare ma di definire tutti i criteri necessari per il progetto (requisiti, area, servizi, n. posti letto etc) immaginando di dover formulare per conto della Sapienza, comune etc un “bando di concorso”.
Quail attrezzature sportive? Dove? (se necessario attraverso interventi di e sproprio).
Appurate le esigenze degli studenti, cosa si puo’ fare per “migliorare” il quartiere? Ad esempio, il mix residenza – uffici. Come si puo’ equilibrare? Incentivi, sgravi?
Residenze addizionali per studenti: quali incentivi per appartamenti in affitto in zona?
Piazzale Flaminio: si interra o no?
Vedere villa Borghese. Come sono utilizzati gli spazi verdi? Come sono gli accessi? Studiare un accesso agevole dalla via Flaminia?
Fare un a visita al municipio per informarsi sulle norme che disciplinano lo spazio pubblico (fontanella, panchina, illuminazione pubblica, nettezza urbana…)
Documentarsi sul nuovo piano regolatore e sulle sue previsioni per l’area di studio. Ad esempio, il piazzale Flaminio è uno storico terminal fondamentale per il territorio a nord di Roma oltre che un nodo di traffico urbano pubblico e privato. Verificare ( innanzitutto presso il municipio) l’esistenza di
piani di trasformazione ed ammodernamento.
Gruppo allestitori
Certamente, finora il gruppo di allestitori non ha potuto allestire nulla di concreto (siamo ancora in attesa di informazioni precise sulla dimensione dei pannelli). Ma il loro compito e’ anche e soprattutto concettuale. Fin da ora si devono mettere al lavoro per ‘immaginare’ un discorso compiuto e convincente basato sulle premesse del lavoro di corso : carta spazio pubblico [normativi]; il miracolo urbano e lo spazio pubblico [saggisti]; la citta’ come campus (storia , analisi, progetto) [storici, analisti, progettisti].
Roma, gennaio 2011
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