
Prefazione
di Pietro Garau
Passeggiando per San Paolo del Brasile non molto tempo fa, Jorge Wilheim, allora assessore all’urbanistica di quella citta’, mi disse: “Sai che Lerner ha appena pubblicato un libro? Si chiama “Agupuntura Urbana”, e credo che ti piacera’. Cercai il libro a Curitiba, la mia tappa seguente e la citta’ di Lerner, e stranamente non lo trovai. Fui invece piu’ fortunato a Porto Alegre, dove non mi fu difficile trovarne una copia.
Jorge aveva ragione. Non solo il libro mi piacque; ma mi piacque tanto che decisi di adottarlo come uno dei testi del mio corso di politiche urbane al corso di laurea magistrale della prima facolta’ di architettura di Roma.
Il corso si propone di contribuire alla riscoperta di nuovi significati per la missione dell’urbanista nella società contemporanea. Questa missione è qualcosa di più dell’applicazione dei codici della pianificazione alla città ed al territorio. Oggi essa è quella di individuare e sviluppare i valori necessari per affrontare le sfide insediative della società contemporanea. Unica tra le molte figure professionali, quella dell’urbanista affronta il compito di tentare una sintesi tra i valori storici, sociali, ambientali, culturali ed estetici che sono alla base di una delle più grandi creazioni della storia umana attraverso i secoli: la civiltà urbana. La riscoperta di questi valori e la necessità di farne la base di modelli di convivenza civile per il nostro comune futuro rappresentano l’attuazione concreta del concetto di sviluppo sostenibile applicato agli insediamenti umani.
Agupuntura Urbana e’ un’opera assai breve ed ancora del tutto sconosciuta in Italia, anche perche’ ancora non tradotta né in italiano, né in inglese, né in qualunque altro idioma dominante o particolarmente diffuso. Il libro è in lingua portoghese, ed il suo autore si chiama Jaime Lerner.

Lerner è ancora poco noto in Italia, ma è gia’ molto famoso in tutto il mondo e naturalmente nel suo paese natale, il Brasile. E’ anche un personaggio poliedrico: ingegnere di formazione, architetto di vocazione, urbanista di fatto, e per molti anni amministratore pubblico. E’ stato per lungo tempo il sindaco della città di Curitiba, e successivamente governatore dello stato di Paranà. Lerner è anche e soprattutto un uomo di cultura, ma di un genere particolare. Ha, per esempio, il difetto di scrivere in modo semplice e chiaro. E’ uomo di cultura perché si è sempre preoccupato di creare idee capaci di potenziare la cultura della città e della sua convivenza con la natura, e di tradurle in pratica. Attualmente, Lerner vive a Curitiba, dopo aver ricoperto la carica di Presidente dell’Unione Internazionale degli architetti (UIA).
Lerner rappresenta per la cultura delle città ciò che è stato Oscar Niemeyer per l’architettura. Come Niemeyer ha inventato un’architettura basata su forme nitide e universali, così Lerner ha introdotto una maniera limpida e condivisibile di leggere la città, i suoi valori e la sua cultura, e di farne la base per escogitare soluzioni felici (e quindi basi per buone politiche) a problemi locali che sono comuni a tutti gli insediamenti umani del mondo – l’abitazione, la mobilità, la sicurezza, i servizi, lo smaltimento dei rifiuti, l’ambiente, la vivibilità, la competitività economica. Su questi elementi Lerner ha costruito una nuova maniera di fare urbanistica basata su un principio d’identita’ urbana, che trova una definizione felice in un termine cardine della cultura urbana spagnola e latinoamericana - ciudadania.
Il libro di Lerner comincia così:
“Ho sempre cullato l’illusione e la speranza che con una puntura d’ago si potesse curare il dolore. Il principio di recuperare l’energia da un punto dolente o affaticato con un semplice tocco ha a che fare con la rivitalizzazione di questo punto e dell’area che lo irconda.…..molto spesso mi interrogo sul perché determinate città riescano a compiere trasformazioni….sappiamo che la pianificazione è un processo. Per quanto buona possa essere, non può provocare trasformazioni immediate. Quasi sempre è una scintilla che inizia un’azione, e la susseguente propagazione di questa azione. E’ questa che io chiamo una buona agopuntura. Una vera agopuntura urbana”.
La nostra esperienza sarà un viaggio virtuale attraverso il libro di Lerner, i cui brevissimi capitoli saranno gli approdi che useremo per visitare e studiare, sempre in modo virtuale, altre espressioni di felici scelte urbane ispirate da desideri, ricordi, volonta’, esperienze, idee, riflessioni, intuizioni, ispirazioni, divagazioni, assonanze, approfondimenti.
Gli approdi saranno del genere più vario: I coreani di New York; Il “Vecchio Cinema Nuovo”; Il recupero di un fiume; La Città Proibita; Cali; Non far nulla, con urgenza; Around the clock; Gentilezza Urbana; Agopuntura per la musica; Continuità come vita; I suoni, gli odori e i colori della strada; Un buon riciclaggio; La gente nella strada; Smart Car, Smart Bus; Accordi di solidarietà; Disegna la tua città; Istruzioni per fare agopuntura urbana; Ozio Creativo e Mediocrità Laboriosa; L’autostima, una buona agopuntura; Luce; Acquapuntura; La carta della mobilità; Eco clock; Afforestamento urbano: La Memoria Prodotta: Parchi, Piazze e Monumenti; La Guida di Una Pagina; Il colesterolo urbano; Edifici e Dignita’; L’agopuntura del silenzio; Ramblas e gallerie; La puntura rapida che non duole; Il Colpo d’occhio; Lettera a Fellini; Come trovare qualcuno in una citta’; La presenza del genio; Mercati e fiere; Un banco di bar; E per finire, l’approdo finale : l’Amore per la Citta’.
Roma, Novembre 2004
agopuntura urbana
Jaime Lerner
L’introduzione di Oscar Niemeyer
Quando sento parlare di progresso delle scienze, ricordo sempre che è sulla base dell’intuizione che esse offrono il salto creativo capace di aprire una strada nuova e insperata.
Se esaminiamo l’opera di Jaime Lerner nel campo dell’urbanistica, ci accorgiamo di come sia stata l’intuizione a condurlo alle modificazioni urbanistiche che avrebbero conferito a Curitiba caratteristiche completamente differenti da quelle delle capitali degli altri Stati del nostro paese.
E’ chiaro che le conoscenze urbanistiche indispensabili hanno influito in maniera considerevole, ma anche che esse si sarebbero rivelate insufficienti se gli fossero mancati il talento e l’intuizione ai quali mi riferivo.
Il caso del nuovo Museo del Parana’ serve da esempio. Fu grazie alla sua sensibilita’ che nacque l’idea di trasformare quella scuola tanto antica nel museo che segna una nuova tappa nella vita culturale della citta’.
E’ per tutto questo che io raccomando la lettura di questo libro, in cui i problemi dell’urbanistica e della societa’ si intrecciano in una forma intelligente e attuale.
Oscar Niemeyer
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Premessa
La traduzione di questo libro è per la massima parte opera degli studenti del Corso di Politiche urbane A.A.: 2005/2006, tenuto dal Prof. Pietro Garau nel quadro del corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale ed Ambientale della Prima facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni” dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
Si ringraziano per la traduzione dei primi sei capitoli gli studenti Valerio Zampieri, Ercole Sammarone, Pietro Menichelli, Emanuele Indino, Massimo D’Ambrosio del medesimo corso dell’anno accademico precedente.
Roma, dicembre 2005
Nicola Bertoni
Matteo Cuneo
Elena Cupisti
Daniela De Ioris
Barbara Grande
Michele Margherita
Sara Moretti
Panayota Nicolarea
Luca Pellegrino
Mirka Serra
Francesca Scuteri
AGOPUNTURA URBANA
Di Jaime Lerner
Introduzione
Ho sempre avuto l’illusione e la speranza che, con una puntura di ago,
sia possibile curare i mali. Il principio di recuperare l’energia di un punto dolente o affaticato per mezzo di un semplice tocco ha a che vedere con la rivitalizzazione di questo punto e dell’area che lo circonda.
Credo che alcune “magie” della medicina possano, e debbano, essere applicate alle città, poiché molte di esse sono ammalate, ed alcune quasi all ’ultimo stadio. Proprio come la medicina necessita dell’interazione tra il medico ed il paziente, anche in urbanistica e’ necessario far reagire le città. Trattare un’area in modo che la si possa curare, migliorare, creando reazioni positive e a catena. E’ indispensabile intervenire per rivitalizzare, per far lavorare l’organismo in un altro modo.
Molte volte interrogo me stesso sul perche’ determinate città riescano a conseguire trasformazioni importanti e positive. M’imbatto in numerose e varie risposte, ma una di queste mi pare comune a tutte le città innovatrici: perché in esse c’è stato un inizio, un risveglio. Ed e’ questo che fa reagire una città.
Sappiamo che la pianificazione è un processo. Per buono che sia, non determina trasformazioni immediate. Quasi sempre è una scintilla che inizia una azione alla quale consegue una propagazione di quest’azione. Ed e’ questo che chiamo una buona agopuntura. Una vera agopuntura urbana.
Cosa si potrebbe citare come esempi di una buona agopuntura urbana? La riconversione di Cannery, a San Francisco. Il Parco Güell, a Barcellona. A volte, è un’opera a propiziare un cambiamento culturale, come e’ stato il caso del Centro Pompidou, a Parigi, del Museo di Bilbao, di Frank Gehry, o anche il restauro della Grand Central Station, a New York.
Altre volte, l’agopuntura urbana avviene grazie ad un tocco di genialità, come la piramide del Louvre, il recupero di Porto Madero, a Buenos Aires, e il complesso di Pampulha, di Oscar Niemeyer, a Belo Horizonte. Cose piccole, come il Paley Park, a New York. O grandi opere, come l’Istituto del Mondo Arabo di Jean Novel, a Parigi, ed il Museo dell’Olocausto di Libeskind, a Berlino.
In alcuni casi, gli interventi accadono piu’ per caso che per disegno, per sanare ferite che l’uomo stesso ha inferto alla natura, come le cave. Con il tempo, queste ferite creeranno un altro paesaggio. Il saper trar profitto da questi paesaggi e dalle correzioni degli errori umani e’ un’agopuntura che da’ risultati eccellenti. Un esempio chiaro, ottimo, e’ l’Opera di Arame, a Curitiba. O ancora la demolizione della freeway a San Francisco.
Anche i sistemi di trasporto hanno prodotto buone agopunture urbane in tutto il mondo. Esse si incontrano nei begli ingressi delle antiche stazioni del metro’ di Parigi, nelle stazioni di Norman Foster, a Bilbao, e nei tubi del Sistema Espresso, a Curitiba.
I coreani a New York
Non sempre l’’agopuntura urbana si traduce in opere. In alcuni casi, è l’introduzione di un nuovo costume, di una nuova usanza, a creare condizioni positive per la trasformazione. Molte volte e’ l’intervento dell’uomo, senza premesse di pianificazione o senza la realizzazione di un’opera materiale, a finire per diventare un’agopuntura.
Dico spesso che New York dovrebbe erigere un monumento al coreano ignoto. Gli immigrati di questa nazionalita’ offrono un servizio straordinario alla citta’ con i loro negozi alimentari aperti 24 ore. Questi negozi non solo garantiscono l’approvvigionamento ma animano angoli della città. C’è gente, luci, le persone si incontrano quando vanno a fare le loro piccole spese. Ciò genera maggiore sicurezza per i residenti.
Essendo aperti senza interruzioni, i negozi costituiscono un riferimento importante per la città. Per questo, i coreani ignoti e i loro piccoli commerci aiutano a fare una buona agopuntura urbana a new York. Meglio di quello che qualunque programma di animazione culturale potrebbe conseguire.
Molti di questi punti presenti oggi a New York ricordano cio’ che rappresentava il mercato di Les Halles la mattina. Per decenni fu il cuore della città, e fece pulsare la vita di generazioni. Oppure ricordano i mercati aperti di notte in varie citta’ del mondo. Ancora a Parigi, in rue de Seine come a rue de Bucci, una piccola fiera è una tradizione che non si spegne col tempo.
Non mancano esempi in Oriente, come il mercato del pesce di Tokio e la sua attivita’ febbrile molto prima del sorgere del sole. Sono i lampi che avvengono nella vendita di polpi immensi, rombi giganteschi, in un incontro di persone impegnate ed intente nel compito di far nascere il giorno che si approssima.
Ho anche l’abitudine di dire che tutta questa gente che lavora all’alba forma un gruppo di addetti di una città che non può smettere di respirare. Essi costituiscono una vera Unità di Terapia Intensiva della città.
Il vecchio cinema nuovo
È fondamentale che una buona agopuntura promuova la cura o il riscatto dell’identità culturale di un luogo o di una comunità. Molte città oggi necessitano di un’agopuntura perché hanno smesso di avere a cuore la loro identità culturale. Un triste esempio di cio’ è la scomparsa dei cinema di quartiere.
Nel passato i cinema rappresentavano per la gente lo spazio magico della fantasia, della musica, dell’ utopia, della realta’, del sogno, della speranza. Ed erano anche un punto di incontro fondamentale per la città.
I cinema influenzavano generazioni intere, non solo sotto il profilo culturale. Erano luoghi dove le persone si incontravano, discutevano, si divertivano, e frequentemente trasferivano queste discussioni in altri luoghi della città. Il cinema diffondeva la moda, la letteratura, la danza, la musica, la storia.
Nulla supera il cinema per la possibilità di registrare le epoche importanti di ogni Paese.
Queste sale cinematografiche raccontavano e facevano la storia. Ma in gran parte delle città del mondo, essi stanno scomparendo. Il vecchio cinema di ogni città viene riconvertito ad altri usi, dando luogo a supermercati, luoghi di culto ecc. In molti posti, il cinema tradizionale è stato sostituito dalle sale degli shopping centers - ma questa è un’altra storia.
La memoria della città è il nostro vecchio ritratto di famiglia. Così come non si strappa un vecchio ritratto di famiglia, ed il vecchio cinematografo fa parte di questo ritratto di famiglia, cosi’ non si può perdere un punto di riferimento cosi’ importante per la nostra identità.
Nello stato di Paranà, abbiamo cominciato a recuperare i vecchi cinematografi cittadini. Abbiamo cercato di dotarli dell’equipaggiamento piu’ moderno possibile in modo da poter creare circuiti nazionali e di cinema d’arte, molte volte relegati alle reti dei cinema degli shoppings.
In sostanza, il Vecchio Cinema Nuovo è un programma che rinforza la nostra identità culturale. È un’agopuntura urbana che cerca di curarci contro la perdità della memoria e della nostra identità.
Il recupero di un fiume
Il mio arrivo a Seul, sebbene fosse la prima volta, non pareva offrire sorprese. Un’altra antica città dell’Asia, animata da una impressionante vitalità e da una vertiginosa crescita nella sua modernità. Tanto che non sembrava dimostrare i suoi 800 e piu’ anni.
Ancora una dimostrazione di rapidità nelle sue enormi strade e freeways, per concludersi in un centro caotico dove la gente deve attraversare passaggi sotterranei, salendo e scendendo, semplicemente per attraversare una strada. Ora le auto passavano su un asfalto perfetto come se scivolassero su un tappeto rosso.
Così sono state costruite e distrutte molte città, dando priorità alle automobili. Città belle, storiche, con edifici e palazzi magnifici nella loro architettura circondate dalle automobili, i nostri dragonii.
La prima sorpresa a Seul fu di essere chiamati per legittimare un orientamento poco comune alla maggioranza delle città. Il comune aveva intenzione di riservare buona parte dello spazio per “l’autobus di Curitiba”, creando in molte parti della città quella rete di trasporto collettivo già battezzata BRT (Bus Rapid Transit)
Le sorpresa piu’ grande: l’amministrazione di Seul voleva eliminare un sistema intricato di strade sopraelevate nel centro della città e recuperare un torrente, il Cheonggyecheon, che riceveva le acque prodotte dal disgelo nelle zone montane. Il torrente, immaginatevi, era stato interrato decenni prima perché non si vedesse il degrado e l’inquinamento di questo corso d’acqua e delle aree limitrofe. E sopra erano state costruite le strade sopraelevate.
L’intenzione e’ ora quella di far ritornare i luoghi a come erano prima, con il recupero del fiume e la rivitalizzazione dell’area ai suoi bordi. Il progetto è costoso (costa molto rimediare ad una grande asineria), ma l’entusiasmo del sindaco e della sua squadra e’ grande. La loro intenzione e’ anche di aprire spazi per i pedoni (city friendly for people). Al momento del nostro arrivo ci hanno mostrato i loro progetti. Tutti offrono una lettura molto chiara. Il disegno della città è chiaro, i monti e il fiume rivitalizzato. Occorre dire che la città è nella loro testa. Non ho dubbi sul fatto che tutti i progetti saranno realizzati.
A Seul ho poi avuto il privilegio di parlare con una delle persone piu’ conosciute della città, Young-Oak Kim, un filosofo formato a Harvard che ha lasciato l’università per studiare medicina. Al suo ritorno, il professor Kim insegnò filosofia per due anni in un programma molto popolare in Corea del Sud. È un uomo molto famoso, che ora ha deciso di essere il portatore di temi importanti. La nostra conversazione è una celebrazione. Tante affinità nei pensieri e nella semplicità, sintesi della filosofia orientale.
Lui mi fa un disegno della città. Ed e’ la cosa che mi impressiona di piu’: lui legge la città, il significato di ogni zona, di ogni luogo, di ogni nome, in maniera semplice e concisa. Ah, se le città avessero meno venditori di complessità e più filosofi!
La città proibita
La storia ci racconta che Pechino e’ una delle città piu’ antiche al mondo. All’inizio del quindicesimo secolo fu trasformata in due città, separate da mura. La città interna ospitava l’antica Città Imperiale, circondata da un muro di dieci chilometri. Era la “Città Proibita”, dove i fossati delimitavano il palazzo dell’Imperatore. L’ultimo, Pu-Yi, fu deposto nel 1911 ed espulso dalla città nel 1924.
Ma la Pechino di oggi ha perso i suoi caratteri. Non si vede piu’ il mare di biciclette che faceva parte del paesaggio di prima. Ogni bicicletta portava una o piu’ persone. Era una città di persone.
Oggi, Pechino è piu’ un accampamento di palazzi modernissimi, circondati da enormi strutture viarie, freeways e dai concetti antichi di anelli, radiali ecc. Nella ”ciambella” formata dal secondo e dal terzo anello, un CBD (Central Business District). E’ una città di superstrade.
Giunti nella “Città Proibita” e nella zone ad essa prossime, appare la tessitura delle piccole trame della vecchia città. Una citta’ che oggi si riconosce solo nei film o nei libri.
Pechino ha bisogno di una agopuntura per ritornare ad occupare il ruolo di spicco che merita nel mondo. Meno superstrade, più città, più persone, più biciclette. Forse puo’ essere questa l’agopuntura necessaria. Che audacia! Pretendere di fare dell’agopuntura ai cinesi!
Cali
Una brezza a una cert’ora. Di notte, una piazza che si fa scoprire. La città è sicura, tranquilla, con gli innamorati e con i bambini che corrono per le strade. In alcuni luoghi si puo’ vedere l’anima della città. La parte antica, i colori, le stradine animate dal suono distante di una salsa.
Peccato che un pò dell’identità della città si sia perduta con le strade molto grandi, un’esagerazione di superdimensionamento. Per attraversarle, devi salire e scendere le passerelle.
All’improvviso, uno shopping center antico, non chiuso, con giardino interno, un grande parco, un suono che viene da qualcuno che sta suonando dal vivo, senza ausilii elettronici. Nessun suono in scatola che dia fastidio alla gente.
Il caldo e’ molto forte, ma verso le quattro e mezza o le cinque della sera, una brezza gradevole si prende cura della città. Saranno gli dei che soffiano. Finalmente.
Ma la buona architettura è una casa che visito. L’architetto Benjamin Barney progettò una casa larga poco più di sei metri e con un patio. D’altronde, la casa è un patio con varie verande, e livelli.
Forse in questa città una buona agopuntura sarebbe fare piu’ cose piccole. Enfatizzare il fiume, che è una bellezza, e lasciar soffiare la brezza. Affacciarsi su questo soffio divino come se fosse il sole del tardo pomeriggio su una spiaggia carioca.
Bello!
Non fare nulla, con urgenza
Durante il mio primo mandato come sindaco di Curitiba, una delle prime decisioni che dovetti prendere fu a proposito di una petizione ricevuta da parte di un’associazione di residenti che conteneva una richiesta molto strana. La richiesta era che il municipio non facesse nulla dalle loro parti.
Detti disposizioni all’assessore ai lavori pubblici di verificare questa faccenda. Scoprimmo che la richiesta,per quanto insolita, aveva una motivazione assai logica. Il Comune stava realizzando delle opere nella zona - la correzione dei cigli delle strade non pavimentate, e il sospetto degli abitanti era che i macchinari finissero per interrare un piccolo specchio d’acqua.
La mia conclusione della pratica fu laconica ma decisiva: “ All’ Assessorato alle Opere Pubbliche, Non Fare Nulla, Con Urgenza”. A volte, nella vita di una città minacciata da decisioni che possono danneggiarla, è necessario non fare nulla, con urgenza.
Trentadue anni dopo, a Lisbona, prendo una macchina per fare un giro, e la prima persona che vedo in città è Alvaro Siza Veira, architetto rispettatissimo e richiesto in tutto mondo. Sarebbe come arrivare per la prima volta a Rio de Janeiro e incontrare Oscar Niemeyer. E li’ se ne stava Siza Vieria, tranquillo, ad ispezionare alcuni lavori. I geni appaiono, a volte, senza bisogno della lampada magica.
Vedo le colline, belle colline, ed il Tago. Nei giornali, notizie sui nuovi progetti per Lisbona. Tunnel, viadotti, l’Expo 98 diedero dei contribuiti, ma si trattava di un‘area dismessa che è stata riqualificata.
Nella Lisbona dell’Avenida da Liberdade, del Rossio, delle Colinas, forse la migliore agopuntura sarebbe non fare nulla, con urgenza.
P.S.: Che ne direste di una piccola audacia: dipingere di un bel color antiruggine l’ascensore di Santa Giusta?
Around the clock o La città 24 ore
Nello Zocalo,centro storico di Città del Messico,nel tardo pomeriggio, incomincio a provare il timore di sparire nella moltitudine. Un’ inondazione di persone. Il numero maggiore e’ quello dei venditori ambulanti che cercano di garantirsi la sopravvivenza quotidiana, una sopravvivenza difficile.
E la domanda che ci si pone in queste mega-città è come conciliare il settore formale con quello informale. Le risposte sono ancora molto sterili ed inique. E allora, perché non promuovere la convivenza tra il settore formale del commercio autorizzato con quello informale? L’idea che mi viene in mente è quella di stabilire un accordo di orari.
Gli ambulanti potrebbero iniziare la loro attività dopo le sei di sera, apportando più vita alla città dopo l’orario commerciale tradizionale. E renderebbero anche la zona piu’ sicura. Un settore aiuterebbe l’altro,ed entrambi manterrebbero il commercio locale sempre a tutto vapore.
In definitiva, il commercio ambulante, nelle sue diverse configurazioni, è un’istituzione antica quanto la città. Si pensi, per esempio ai mercatini.
Durante un orario prestabilito, in una determinata localita’,un mercatino si installa ben prima del commercio normale, e ben piu’ tardi l’intera struttura e’ smantellata rapidamente. Il tutto funziona così bene!
Una struttura mobile che viene e va altrettanto velocemente. Alcune città, come Shangai, Hong Kong e Curitiba, hanno mercatini notturni.
Sono punti di incontro molto gradevoli, nelle ore più disparate. Qui l’agopuntura avviene al ritmo dell’orologio.
Gentilezza Urbana
Alcuni anni fa, un gruppo di persone molto in gamba di Belo Horizonte, tra i quali il mio vecchio amico Valerio Fabris, riusci’ a infondere rispetto tra le persone con atteggiamenti che stimolavano l’amore per la propria città.
Ogni gesto di questo tipo è una gentilezza urbana.
Da allora, sono nate periodicamente azioni e idee creative nate dalla convinzione delle persone che la gentilezza urbana è indispensabile nella vita della città.
E’ diventata famosa la storia della mucca della via Leopoldina, una scultura nel mezzo della via che fu adottata dagli abitanti di Belo Horizonte. Tempo fa, la statua fu oggetto di atti vandalici e quasi distrutta. Un cittadino attraversò la città con una benna di sabbia e di cemento e la ricostruì.
In un batter d’occhio la statua è ritornata come nuova, con colori nuovi, offerti da una popolazione che l’ama a dismisura. Nel quartiere di S.Geraldo, una casalinga allesti’ un presepe in casa. Lei non chiudeva la porta e riceveva con gioia quelli che volevano vedere il suo presepe.
In un altro quartiere di Belo Horizonte, una squadra di spazzini lavorava sempre cantando. Così la capitale mineraria si è andata guadagnando una tradizione di gentilezza urbana.
Esistono persone che esercitano la loro attività con piacere e che manifestano alla città la propria allegria.
Oscar Niemeyer, nel collocare le sue sculture nella zona della spiaggia di Leme, fece una grande gentilezza urbana.
A Curitiba un dentista alla chiusura dello studio andava alla finestra e suonava la sua tromba.
A Porto Alegre, una emittente radiofonica si affaccia con le sue vetrine sulla Rua da Praia. Le interviste sono accompagnate dalla gente. L’invito ad esporre le proprie idee in una vetrina è una vera gentilezza urbana.
Quando lavoravo a Rio, avevo nel mio gruppo un buon designer. Un giorno, che non scorderò mai, arrivo’ in ufficio vestito da pagliaccio. Si sedette di fronte al tavolo e lavorò silenziosamente per tutto il giorno, come faceva sempre.
Una volta concluso il suo lavoro, ci disse che da quel giorno in poi non sarebbe più venuto perché aveva deciso di fare ciò che sognava da sempre: il pagliaccio del circo. Aveva seguito un corso senza dire niente a nessuno. In quel momento ricevette i suoi primi applausi.
Alcuni anni fa andai a sentire il trio di Enzo Milito, un gruppodi bossa nova. Come avrete capito, si tratta di molto tempo fa. Ma non mi sono dimenticato di un gesto di vera gentilezza urbana. Dopo lo show, il proprietario del locale, vedendo le mie difficoltà nel trovare un taxi a quell’ora, mi porto’ nella sua macchina fino alla porta dell’hotel.
A Maripa’, una piccola città nell’ est del Paranà, il comune aveva piantato orchidee nelle strade. I fiori erano tanto belli che la popolazione aveva restituito la gentilezza dell’amministrazione con un’ altra gentilezza urbana: nessuno ci camminava sopra.
A Roma c’e’ un’altra bella storia di gentilezza urbana, che mi e’ stata raccontata da Domenico De Masi, grande e caro amico.
Tutti i venerdì, un gruppo di inquilini di un palazzo della città organizza una esposizione di quadri di un pittore nell’ascensore del palazzo. Si sale e si ammira l’opera. Ma la gentilezza non si ferma lì: si puo’ scendere per le scale e suonare al campanello di ogni appartamento.
Ogni inquilino e la sua famiglia parlano del quadro, raccontano la storia dell’artista, ti offrono un caffè. Ogni settimana cambiano il quadro e l’artista. Questa gentilezza urbana è veramente molto gradevole.
A Salvador, Carlinhos Brown tiene una scuola di musica in una favela. Li’, tutti i sabati organizza veri e propri concerti negli stessi locali. Una ditta specializzata registra un CD dello show ed i proventi della vendita vanno agli abitanti.
Mio genero Bas mi ha raccontato la storia dei “giardini fluttuanti dei pulitori di finestre degli edifici” a New York.
Nelle piattaforme usate per la pulizia dei vetri, un architetto ha avuto l’idea di mettere cassette di piante e fiori in modo tale da essere “parcheggiati”, diventando cosi’ giardini pensili fluttuanti davanti agli appartamenti. Una gentilezza squisita.
Nei lontani anni ’80, la città di Curitiba decorava tutti gli autobus nel periodo natalizio.
La decorazione con alberi di Natale, con le loro lucine, era una grande gentilezza nei confronti delle persone che dovevano lavorare il giorno di Natale. Con gli autobus che percorrevano la città la gentilezza era anche quella di portare l’allegria del Natale a tutta la popolazione.
A volte la gentilezza urbana si concentra su una sola persona, come e’ successo in occasione della scomparsa del pubblicitario Sergio Mercer. La morte di Sergio Mercer è stato un momento molto triste nella vita di Curitiba.
Uomo di eccellente carattere, pubblicitario di talento, scrittore d’eccellenza.
Questi giudizi su di lui erano frequenti in tutta la città di Curitiba.
Mercer era un curitibano speciale. Era il volto e il pensiero della città. Sapeva tutto sulla musica, la letteratura, era un grande critico ma un amico sempre leale. E soprattutto aveva un altro dono straordinario : era un accordatore di conversazioni. Se la discussione si indirizzava verso un argomento noioso, Mercer correggeva la rotta, e la riaccordava verso un tema migliore e più gradevole.
Aveva la mania dell’orchestrazione, di fare arrangiamenti in qualsiasi momento. Adorava il tango ed era il proprietario di un bandoneon immaginario. Lo si poteva vedere “suonarlo”, persino con una fascia di velluto al ginocchio.
Fu seppellito dalla citta’ intera, ricordando una figura amata. Un cugino di lui mi incontra e mi da’ un cd, con canzoni di un cantante di tango, avuto con notevoli difficoltà: “L’avevo tenuto per darlo a Mercer ma, in mancanza di lui, vorrei che lo conservassi tu, che eri uno dei suoi migliori amici.” Mi sono ricordato di aver anche comprato un’antologia sul tango, che avevo tenuto per darla a Mercer. Me ne tornai dal cimitero con un peso nel cuore.
Prima di ritornare a casa, passo da un ristorante per prendere qualcosa, perche’ nessuno aveva voglia di andarsene. Incontro Monica Rishbieter con alcuni amici, tutti tristi, poiché anche loro erano stati al funerale. Fu cosi’ che mi venne in mente di regalare a Monica il libro che avevo intenzione di dare a Mercer.
E mi venne anche l’idea di proclamare il “Giorno Nazionale di Mercer”, nel quale ognuno avrebbe fatto un regalo ad un amico. Il giorno e’ il 6 marzo, nel quale Curitiba aveva perso questo grande amico. Visto che non potevamo piu’ fare un regalo a Mercer, il Giorno per i regali agli amici rimane come omaggio a lui.
Sarebbe una grande gentilezza urbana, cosa che Mercer ha sempre fatto per la città.
Il giocatore Vampeta, della nazionale di calcio brasiliana, fece un gesto di estrema gentilezza urbana nei confronti della sua città, la piccola Nazare’ das Farinhas, a Bahia. Una volta, lui si trovava in città e gli avevano chiesto un contributo di 20 reais perché il tetto del cinema stava cadendo. Vapeta fece fare una perizia all’edificio, che era in condizioni lamentevoli. Si trattava di una costruzione storica. Il cinema Rio Branco era uno dei due più antichi del paese, risaliva al 1927.
Vampeta acquisto’ il cinema e restauro’ l’edificio. Si dice che l’inaugurazione sia stata la più grande festa nella storia di Nazare’, e perfino alla presenza di Ronaldiho.
Col cinema non si fanno i soldi. Vampeta paga il personale di propria tasca. Oltre agli spettacoli cinematografici, il cinema offre corsi di teatro e arte per più di 80 bambini delle favelas.
A Vampeta non piace nemmeno il cinema, ma non ha esitato a fare questa gentilezza urbana ai cittadini della sua città natale.
Agopuntura per la musica
Ad Antonina,città costiera di Paranà, c’è un piatto tipico che è cucinato in una padella di argilla sigillata a fuoco. E’una delizia chiamata “barreado”. Nella versione più tradizionale, l’ apertura della padella è preceduta da fuochi d’artificio. Ma ciò che rende ancora più gradevole il momento è l’inno di Antonina, cantato nel momento in cui si leva il sigillo dalla padella.
Ogni città ha un suo gesto ed una sua melodia.
Alcune città hanno anche più di un’immagine musicale, ed esse ci proiettano immediatamente nel paesaggio locale. “Copacabana”, “Corcovado”, “La ragazza di Ipanema”,”Città Meravigliosa”.
Roma, Chicago, New York, San Francisco, tutte queste città hanno avuto musiche che sono diventate universali perché le celebravano. Basta sentirle, perche’ la lettura della città divenga immediata.
Quando si parla di tango o di Carlos Gardel, immediatamente ci viene alla mente Buenos Aires.
Potreste assistere ad un bello spettacolo di tango in qualunque posto, dato che molti gruppi di ottima qualita’ fanno tournee in tutto il mondo, ma niente e’ paragonabile al tango di Buenos Aires, perche’ è li’ la sua culla. Sia come sia,nel tango scorrera’ sempre sangue porteño.
Il samba è uno dei contrassegni della cultura di Rio. Abbiamo buoni ballerini di samba in tutto il paese. Ma quando arriva il Carnevale il posto del samba è la strada. Ed in questo Rio de Janeiro è imbattibile, poiché produce nelle strade la più grande opera del mondo,con più di ottantamila protagonisti.
Quando una melodia o un ritmo assumono l’identità di una città, o di un paese, possono creare una buona agopuntura urbana.
Cio’ si puo’ constatare nel quotidiano, come lo scuotimento di una scatola di fiammiferi in una bottega carioca dietro l’angolo, la percussione nelle vie di Bahia,oppure l’hip-hop nei giganteschi apparecchi che si portano dietro gli Afro-Americani nelle strade degli Stati Uniti.
Ci sono canzoni che sono vere agopunture.
Alcune di esse finiscono per diventare tatuaggi : Gilberto Gil, Caetano Veloso, Milton Nascimento, Dorival Caymmi,e Vinicius danno colore alle città e noi ne saremo impregnati per sempre.
E’ difficile immaginare Bahia senza Caymmi, Jao Gilberto,Gil e Caetano; è difficile sentire Minas senza la musica di Milton Nascimento.
Ed e’ altrettanto difficile capire il Brasile senza Villa-Lobos o Ary Barroso.
Ci sono canzoni che, quando parlano di una città, sembrano disegnarcela. La musica fa apparire una fotografia della città nella nostra mente.
Ma e’ stata quella di Antonio Carlos Jobim la melodia che ha fatto apparire migliore la città. E sembrando migliore, diventa migliore.
La continuità è vita
Molti dei più grandi problemi urbani accadono per mancanza di continuità. Il vuoto di una localita’ senza attività o senza abitazioni si puo’ associare ai vuoti dei terreni incolti. Riempirli sarebbe una buona agopuntura.
E’ altrettanto importante includere in una determinata localita’ una funzione mancante. Se esistono solo attività economiche ma mancano le persone, è essenziale incentivare la residenza. Se ciò che accade è la mancanza di attività, l’importante e’ incentivare i servizi. Se un terreno sta diventando vuoto, è importante portarvi qualcosa. Alcuni anni fa, dopo aver avvertito la sparizione di alcuni caffè, che erano veri luoghi di incontro,costruimmo un caffe’ provvisorio in una zona pedonale di Curitiba.
Un terreno, quando è vuoto, deve essere immediatamente riempito, preferibilmente con qualche attività di animazione. Io difendo persino l’idea di installare strutture provvisorie per consolidare alcune attività finchè non si presentino nuovi progetti.
E’ l’agopuntura urbana delle nuove strutture attraverso l’installazione di strutture portatili, che possano essere poste in particolari luoghi anche per portare vita, per rivitalizzare una regione, generando la funzione urbana di cui sis senta la mancanza.
Se mancano attività, se mancano divertimenti durante la notte, si porti una struttura di svago.
Se, in un’altra situazione, mancano abitazioni, si portino abitazioni. Ma tutto questo rapidamente, quasi istantaneamente.
La compresenza di funzioni è importante. E la continuità del processo è fondamentale. La continuità è vita.
I suoni, i colori e gli odori della strada
Il venditore ambulante molte volte è cacciato dalla fiscalita’ dei burocrati. E’ un peccato, poiche’ egli non e’ che un commerciante, anche se alle volte, lo riconosco, opera nell’illegalita’. Ma deve essere visto con occhi piu’ generosi, data l’ampiezza della sua operativita’.
In realta’, il venditore di hot dog a New York,quello di acqua di cocco nel Nord-est, le venditrici di acaraje’a Bahia, l’uomo che grida “ ciao guarda qua!” nelle spiagge di Rio, le venditrici di frutta nel Caribe, con i loro catini in testa, tutti hanno una componente identitaria molto forte. Accrescono il suono, i colori, e gli odori, e questo fa si’ che la nostra identità si sostenga.
Per anni ho abitato di fronte ad una fabbrica di biscotti nel quartiere Cabral , a Curitiba. Ogni giorno della settimana si produceva un tipo diverso di biscotto. Il giovedì, per esempio, era il giorno dei biscotti al cocco, e tutta il quartiere sentiva quel gustoso odore.
La fabbrica poi chiuse, ma tutti i giovedì sento ancora l’odore dei biscotti al cocco. Così nella parte sud della città, tutto il mondo sentiva l’odore del Matte Leao mentre lo stavano producendo. Molti hanno storie simili da raccontare sulle loro citta’.
L’ arrotino, il fruttivendolo, il servizi pubblicizzati e svolti a domicilio, le grida degli strilloni, alcuni di questi suoni sono forse scomparsi dalle città.
Appaiono nuovi segnali. L’uomo sandwich di San Paolo e di molte altre città ha finito per trasformarsi in un grande sito nel quale si comunicano le offerte. Ma il suono, il colore e l’odore delle fiere e degli ambulanti non possono sparire.
E’ terribile una città che lascia indifferenti.
Un buon riciclaggio
Ogni città ha la sua storia, i suoi punti di riferimento. Non mi riferisco soltanto a quelle costruzioni che sono classificate come elementi importanti del patrimonio storico del paese. Mi riferisco, principalmente, ai luoghi che appartengono alla memoria della città e che sono punti fondamentali della identità, del sentimento di appartenenza a una città. Puo’ trattarsi di una determinata fabbrica, di un punto del vecchio percorso del tram o uno di quei vecchi negozi che tengono tutto ingenuamente esposto.
Ma siccome ormai non è più possibile recuperare queste aree e farne rivivere le antiche attività, dobbiamo trovare nuovi usi, nuove attivita’ che portino vita.
Non c’è niente di piu’ attraente per un vicinato, e perfino per un’intera popolazione, della riutilizzazione di uno di questi spazi.
San Francisco, negli Stati Uniti, ha realizzato le prime importanti opere di riciclaggio urbano, trasformando in punti di animazione una vecchia fabbrica di cioccolato, la Ghirardelli, e una fabbrica di scatolami, la Del Monte, che si sono trasformate nella Cannery. Entrambe sono state riciclate alla fine degli anni ’60 e si sono tramutate in attrazioni del noto Fisherman’s Wharf.
A partire dagli anni ‘70, i riciclaggi si sono iniziati a fare in tutto il mondo con progetti brillanti, come quello delteatro Sesc a San Paolo, e altri in Europa, principalmente quelli delle stazioni ferroviarie di Londra.
Nel 1971, Curitiba trasformo’ una vecchia montagna di polvere in un piccolo teatro – il Teatro Paiol. Subito dopo, un’ antica fabbrica di coca-cola divento’ il Centro della Creatività.
Alanalogamente meritano di essere citati il Porto Madero, a Buenos Aires, e parte della Stazione Julio Prestes, a San Paolo, trasformata in una magnifica sala per i concerti.
Gli esempi sono sia buoni che cattivi. Il più importante fu il risultato conseguito con la rivitalizzazionee di locali abbandonati che hanno prodotto, nella maggior parte dei casi, importanti impianti culturali. Queste sono state ottime agopunture.
Più recentemente, vere ferite inferte al paesaggio dall’uomo, come le cave di pietre e di sabbia, hanno finito per essere trasformate in parchi e teatri. Ancora una volta Curitiba ha prodotto innovazioni, con l’ Opera di Arame, la cava Paulo Leminski (spazio per show e rappresentazioni all’aperto con una capienza di più di 80 mila persone), e parchi realizzati successivamente per testimoniare il contributo delle diverse etnie alla vita della città.
La medesima cosa vale per il fiume Iguaçu con le sue cave , che hanno finito per salvare l’intero Stato [del Parana’] da un disastro ambientale. Quando si è rovesciato del petrolio nel fiume Iguaçu, è stato proprio nelle cave che il petrolio si e’ andato rapprendendo.
Non nella prima, non nella seconda, ma nella decima cava di sabbia il deflusso fu bloccato e, a partire da quel giorno, sono stati realizzati intensi lavori di disinquinamento.
Ma è stata la riqualificazione di queste cave, che sono state trasformate in filtro, a ripulire il fiume. Cosa erano queste cave? Ferite che l’uomo aveva fatto nel paesaggio.
Ma si e’ trattato di una ferita trasformata in soluzione.
La riprogettazione di queste cave sta donando nuova vita al fiume Iguaçu.
Gente di strada
A volte mi fermo a osservare come una goccia di miele faccia aggregare le formiche. O come in un bar di un quartiere povero, la luce e l’animazione attiri le persone. Ma sono soprattutto le persone ad attrarre le persone.
L’uomo è attore e spettatore dello spettacolo quotidiano che è la città. Una buon agopuntura è aiutare ad attrarre la gente nelle strade, creare punti di incontro e far sì che ogni funzione urbana catalizzi bene l’incontro tra le persone.
Un terminal di trasporto, per esempio, non ha bisogno di assomigliare ad una stazione di autobus. Anch’esso può essere un buon punto di incontro.
A Strasburgo, in Francia, i progetti dei terminal e dei tram hanno creato piacevolissimi punti d’ incontro.
A Seul ho visto una stazione della metropolitana che aveva uno spazio ricreativo per i bambini in una zona di intenso passaggio con anche un piccolo planetario.
A Curitiba, stazioni con una capacità pari a 500/800 mila persone al giorno sono piazze gradevoli.
Quanto più si concepisce la città come integrazione di funzioni,di livelli di reddito, di eta’, più incontro, più vita ci sarà in essa.
La progettazione degli spazi pubblici è importante. La piazza della Borsa, a Lione, La Piazza del Sole, a Barcellona, la Gammeltorv, a Copenaghen, la Tsukuba Centre Square, in Giappone, e la Pioneer Courthouse Square, a Portland, sono magnifici esempi di come creare buoni spazi pubblici e allo stesso tempo generare una trasformazione positiva all’interno della città.
Anche per lo studente la strada e’fondamentale.
In molti posti, lo studente è segregato dallo spazio della città, cinto da strutture che per convenzione sono chiamati campus universitari.
Alle volte, lo spazio è così vasto che è un vero “mato” universitario. E invece e’ lui, lo studente, che ha bisogno di convivere più con la città per avere una visione più generosa della società.
Altrimenti, finira’ solo per ricevere gocce di informazione da una società con la quale convive poco.
Potremmo immaginarci una Sorbona fuori Parigi, o una Columbia fuori da New York, o Berkeley staccata dalla città? O l’Università di Heidelberg, o la Facoltà di Giurisprudenza di San Paolo,lontane dalla maglia urbana? Con le stesse strutture centralizzate di alcuni campus, è possibile portare settori dentro alla città, principalmente quelli legati a seminari, attività culturali etc.. Oppure portare la città dentro ai campus.
Smart car, smart bus
Molte sono le discussioni sul trasporto del futuro. La discussione centrale si concentra sull’automobile del futuro e le mostre dell’automobile sono sempre più all’avanguardia. Ho visto, tre anni fa, una esposizione nel MoMA (Museum of Modern Art) che cercava di esplorare l’aspetto tecnologico e del design dell’automobile del futuro.
Ma la vera smart car non esiste ancora. Quando è all’avanguardia nel design non lo è nel motore. E le automobili che hanno un motore evoluto, ibrido in relazione alle varie possibilità energetiche, non sono moderne nel design. E per di più, quelle che sono adeguate alla città, con bassa velocità, non lo sono in relazione ai lunghi tragitti. Ora, se sono necessarie due automobili, perché non pensare a due automobili in una, auto+bicicletta, o ancora ad una macchina per lunghi percorsi che contenga un’ auto urbana nel portabagagli.
La smart bus esiste già. E’ quella che risponde ad alcune condizioni essenziali. Corsia preferenziale (non necessariamente con suoi colori, ma uno spazio proprio) e massima frequenza di operativita’. Salita e discesa a livello, con pagamento biglietto prima di entrare in autobus e linee dirette connesse tra loro.
Non ho dubbi sul fatto che il trasporto del futuro sarà quello di superficie. Più veloce da realizzare, con costi fino a cento volte minori, e che può essere perfettamente integrato alle linee metropolitane esistenti. La strada giusta è quella di dare all’autobus una prestazione uguale o migliore di quella della metropolitana: ossia, “metropolitanizzare la superficie”.
La smart bike c’è già. E’ quella che non si mischia con il traffico normale, ne’ intralcia le vie. E’ la bicicletta che utilizza i suoi propri percorsi, lungo i fiumi, i canali, i tracciati ferroviari. Ma sarà una smart bike se la si potrà usare come un ombrello: aprirla e usarla quando serve.
Lo smart taxi è quello che si pone meno in concorrenza con autobus e metropolitana.
Ed è quello che dà maggiori alternative al cittadino. Questo significa che non dovrebbe entrare in competizione con gli atri mezzi di trasporto. Lo smart taxi è quello che coadiuva il trasporto pubblico conducendo il passeggero al punto del sistema più vicino evitando di occupare lo stesso spazio e lo stesso itinerario. Per garantirsi questa integrazione è importante che anche l’uso del taxi faccia parte di una tariffa integrata. Cioè, il taxi come partner del trasporto pubblico.
Il pedone smart è quello che può usufruire di tutti questi servizi, incluso il parcheggio dell’automobile, utilizzando per questo scopo una carta della mobilità. Il pedone smart richiederà, come consumatore, anche attrezzature, esercizi commerciali e servizi che siano a disposizione per il suo comfort. Ma dovranno essere smart shops, smart movie theaters.
E il lettore smart è colui che non butta via questo libro.
ACCORDI DI SOLIDARIETA’
Si può fare un’ efficace agopuntura di solidarietà urbana con un profondo accordo di solidarietà? Da decenni conviviamo con le conseguenze di disuguaglianze sociali ingiuste, che finiscono per emarginare parte della popolazione di basso reddito nelle città. Le scartoffie prodotte da analisi, seminari e simposi su questo problema, potrebbero coprire la superficie di gran parte delle favelas del mondo.
In generale, la popolazione emarginata vive in zone scoscese o nei fondovalle. È stata la via d’uscita trovata in mancanza di alternative.
Come portare infrastrutture in queste aree, come risolvere il problema della spazzatura che, accumulandosi, inquina ed a volte finisce per sotterrare i loro abitanti? Come risolvere i problemi dell’occupazione e, piu’ terribile di tutti, il problema della violenza e della droga? Alcune città, come Curitiba, sono riuscite a risolvere il problema dei rifiuti, con programmi di acquisto della spazzatura o di scambio con buoni-trasporto. Questo funziona ormai da più di 13 anni.
25 anni fa, proposi una soluzione per far arrivare le infrastrutture nelle favelas. Attraverso i corrimani delle scalinate si porterebbe acqua e luce, facendo in modo che le canalizzazioni ed i cavi entrassero dal tetto o dalla finestra. Gli scoli verrebbero canalizzati negli angoli della scalinata. Tutto molto semplice, ma con un’unica condizione: non occupare suoli.
Aree ricreative negli spazi pianeggianti, che potrebbero anche accogliere alcuni tipi di servizi e di relazioni degli abitanti con la propria città. Per quanto riguarda l’impiego, la proposta è una zona franca all’interno della favela. Eliminare la tassazione per tutte le attivita’ industriali e di servizio che producano occupazione nella favela. Questo favorirebbe un avvicinamento al resto della città nel livello di servizi; queste attività comincerebbero ai bordi dei pendii e nei fondovalle. Tutto questoaiuterebbe sicuramente a diminuire la violenza.
Per avere sicurezza nelle favelas è fondamentale creare attività nelle zone più popolate e nelle spazi pianeggianti. L’apertura di ristoranti, esercizi commerciali, punti di servizio, l’ illuminazione e altre infrastrutture urbane, sono un mezzo per ottenere questo obiettivo e favorire l’integrazione.
La scalata del monte per l’integrazione sociale è una buona agopuntura urbana. Veloce, senza più indagini e gruppi di studio.
CONOSCETE LA CITTA’ DOVE VIVETE?
O
DISEGNA LA TUA CITTA’
Una buona agopuntura urbana sarebbe stimolare la conoscenza della citta’ da parte di ognuno. Quante persone, conoscono veramente la propria città?
Difficilmente si rispetta cio’ che non si conosce. Ma come si puo’ farlo se non si comprende la propria citta’? Disegna la tua città. Feci questa proposta in un seminario a Cali per più di 200 giornalisti, nella Giornata della Stampa. Fino a che punto quegli stessi che ogni giorno scrivono e commentano sulla città, hanno una visione globale di essa?
Il senso della sfida che presentai ai giornalisti fu che non interessa solo appurare se il sindaco della tal citta’ sia buono o meno.
Qual è il valore per la città di notizie su quello che succede di male, sulle manchevolezze? Desideravo che qualcuno di loro mi raccontasse in che modo stavano veramente aiutando la propria città con il loro lavoro.
Ma come si puo’ migliorare la propria città se non la si conosce noi stessi?
Cosa si puo’ fare per la propria città, se non si e’ nemmeno capaci di disegnarla? E’ questo il punto più importante.
Noi impariamo a conoscere la città per mezzo di alcune vie e punti di riferimento. Le carte, che pochi conoscono, non contengono altro che il tracciato delle vie. Io arrivai a conoscere i fiumi della mia città solo quando cominciai a lavorare come architetto nel Dipartimento di Urbanistica.
Accade la stessa cosa con le carte degli stati (o province) di un paese. Quello che si conosce è un disegno politico dei municipi, un rompicapo i cui pezzi formano uno stato, un paese.
Ma quello stato, quel paese, ha un disegno che non ha niente a che vedere con questo puzzle. È il disegno dei suoi fiumi, dei suoi monti, il degradare degli altopiani, le catene di montagne dove si trovano le risorse naturali etc…
Chiaro che chi non percepisce cio’, tende ad acquisire le sue conoscenze attraverso altri strumenti. Ma non è la stessa cosa. Disegna la tua città. Fai un plastico del tuo stato.
Disegna il tuo paese.
Un po’ di tempo fa, come governatore, lanciai una campagna che aveva lo scopo di fare in modo che tutti aiutassero a proteggere i fiumi, dato che grandi fattori di inquinamento sono le discariche – di cui si dovrebbero occupare le autorita’ pubbliche – ed i rifiuti solidi, dei quali si dovrebbero occupare i cittadini. La campagna chiedeva ai bambini: “Conoscete veramente il fiume che passa vicino alla vostra casa?” Come potevano rispettare questi fiumi se non li conoscevano?
E quello che è peggio è che quasi tutti erano coperti, canalizzati.
Una volta identificati i fiumi, l’idea era quella di collocare accanto al numero civico dell’abitazione il nome del fiume che le passava vicino.
Cosi’ le gente avrebbe cominciato a proteggerlo.
Nel Parco della Scienza, costruito a Curitiba a partire dal riciclaggio di un vecchio sito di esposizioni di agro-itticoltura, installammo, tra le altre cose, un grande plastico del Paranà.
Una passeggiata intorno al plastico apportava piu’ conoscenza di quella di mesi e mesi di studi di storia e geografia.
Nello stesso parco fu costruito un Planetario Indigeno, per mostrare come gli indios percepivano l’universo e le sue costellazioni.
Quest’idea meravigliosa comporto’ un costo di appena diecimila dollari, irrisorio se paragonato al costo di un planetario tradizionale.
Se gli indios potevano vedere il disegno di quelle costellazioni e trasferire quella conoscenza di generazione in generazione, come mai voi non riuscite a disegnare la vostra città?
Disegnarla sarebbe una buona agopuntura urbana. Una volta assimilata, sarebbe un bellissimo tatuaggio della memoria.
ISTRUZIONI PER FARE UN’AGUPUNTURA URBANA
Non dimenticare che la città è lo scenario degli incontri.
Socializzante per definizione, la città è il centro a partire dal quale si creano i codici della convivenza.
Oggi il grande conflitto ideologico nel mondo è quello tra la globalizzazione e la solidarietà.
Bisogna “globalizzare la solidarietà”, come dice Mario Soares.
E la città è anche l’ultimo rifugio della solidarietà.
La città non è il problema, la città è la soluzione.
Il grande problema e’ stato la separazione tra le attività economiche e gli insediamenti umani.
Vennero separati il lavoro e la vita.
La città è una struttura di vita e lavoro uniti tra loro.
La città è una integrazione di funzioni.
Più si integrano le funzioni urbane e quanto piu’ si mescolano i livelli di reddito, di eta’, tanto piu’ umana sara’ la citta’.
Pensare ad una città sedimentata è come trovare il suo disegno nascosto. Strana archeologia che fa rivivere le vecchie costruzioni, strade, punti di incontro, dando nuove funzioni a valori che ci erano cari. E’ come scoprire in un caleidoscopio quel tal disegno perduto che renderà possibile l'incontro.
E’ come dare un nuovo contenuto a questo disegno, consolidandolo con il trasporto di massa, con gli usi del suolo e con l’ossatura viaria che, quando integrati lungo la medesima direttrice, definiscono la struttura di crescita della città.
L'automobile è la nostra “suocera meccanica”. Dobbiamo mantenere un buon rapporto con lei, ma non possiamo permetterle di comandarci la vita. Occorre saperci relazionare con l'automobile, ma non essere schiavi di essa.
Le strade sono scene allestite, le automobili sono al massimo utili per appena una funzione. Perciò possono e devono avere un uso multiplo e scaglionato nel tempo.
OZIO CREATIVO
MEDIOCRITA’ LABORIOSA
E’ possibile fare le cose giuste prima delle cose sbagliate? Secondo un principio consacrato a livello universale, la mediocrità laboriosa a volte vince sulla creatività pigra. Perché per chi non si interroga, per chi non esercita costantemente l’autocritica delle sua azioni è sempre più facile eseguire le idee trasmesse da altri. La mediocrità laboriosa, i venditori di complessità, i collezionisti di dati non necessari e le ricerche inaffidabili e inconclusive guadagnano sempre piu’ spazio.
Ma alle volte un solo gesto creativo e’ un’agopuntura tanto potente che ci fa muovere in avanti.
Quando stavamo realizzando a Curitiba uno degli importanti miglioramenti del suo sistema di trasporto, era indispensabile trovare il modo di salire sui mezzi di trasporto al loro stesso livello. La prima battaglia fu realizzare un autobus biarticolato, un autobus che potesse portare un gran numero di passeggeri.
Noi dovevamo convincere i fabbricanti del telaio che questa soluzione era possibile, e che avrebbe avuto un mercato.
Io ottenni con Karlos Rischbieter, ex ministro delle Finanze e ex membro del consiglio d’amministrazione della Volvo, un incontro con la direzione della Volvo a Goteborg, in Svezia. Impostammo uno studio per fare una valutazione delle città che avrebbero avuto bisogno di soluzioni di superficie e uno studio di fattibilita’ tecnica per mostrare come esso potesse funzionare a Curitiba.
Grande fu la nostra sorpresa nel constatare che una struttura poderosa come quella non aveva che di un faldone di ritagli di giornale sul trasporto di massa. Fu per loro una bella vergogna.
E tanto fu l’imbarazzo che, due mesi più tardi, il vicepresidente venne in Brasile per comunicarmi che erano disposti a cominciare a sviluppare il telaio a Curitiba, in tandem con la squadra di Goteborg.
Prodotto il telaio, all’alba si fece un esperimento per vedere se funzionasse con quella lunghezza nelle nostre strade e piste preferenziali per autobus. Il biarticolato era un autobus enorme; ospitava 270 svedesi (e 300 brasiliani). Fu una grande vittoria.
Ma l'importante era anche trovare soluzioni agili per il pagamento del biglietto e per la salita dei passeggeri. Per far cio’, era indispensabile che il passeggero pagasse prima di entrare nell’autobus e che l’imbarco avvenisse allo stesso livello della piattaforma. Il pagamento fu risolto facilmente, con un cancelletto ruotante nell'ingresso della stazione a tubo. Pero’ anche l’operazione d’ imbarco doveva essere perfetta, per mantenere l'agilità ed evitare incidenti. Perciò, era essenziale un incastro impeccabile tra autobus e stazione.
Il numero di soluzioni complesse e costose che tentarono di venderci fu grande. Una di queste era avvicinare l'autobus alla stazione di imbarco con mezzi elettronici. Tutte le soluzioni che presentavano erano estremamente costose. Care come il costo dell’intera flotta.
Quando finalmente l'architetto Carlos Ceneviva chiamò il conducente che era il capo delle operazioni, Roberto Nogari, e gli chiese se era in grado di accostare l'autobus nella stazione tubo con la porta esattamente all’altezza della piattaforma di imbarco. L’autista non esitò e accosto’ alla perfezione. Ceneviva chiese se lui e gli altri conducenti si sentivano in grado di ripetere sempre l'operazione con la medesima precisione. Il conducente offri’ una soluzione immediata. Una piccola tacca sul vetro dell’autobus ed un’altra sulla stazione-tubo. Quando i due segni si allineavano, l’operazione era compiuta, con precisione, agilità e sicurezza per i passeggeri. Il sistema funziona da 11 anni e non ha mai registrato un solo incidente.
Fu un'agopuntura creativa ed un grande vittoria sulla mediocrità laboriosa.
Autostima, una buona agopuntura
Fino a che punto cipiace la vostra città? Generalmente la nostra città ci piace perche’ ci siamo nati. Ma che ne pensiamo della vostra città? La conosciamo, ci sentiamo parte di essa? Oppure le persone che prefigurano tragedie ci influenzano a tal punto da darci la certezza che non ci sarà mai soluzione, che la nostra città è quella che ha le peggiori infrastrutture ed anche quella più violenta e più ingiusta? Ed ancor peggio quando si tratti di una grande città, dove sono grandi i problemi e diventa più facile giustificare questa frustrazione con la la scala.
Ma la scala non ha niente a che vedere con l’impraticabilita’ di una proposta. Ne’ la mancanza di risorse. Cio’ che e’ più importante è la visione giusta, e un saggio equilibrio di corresponsabilità. Ciò che serve e’ uno scenario, oppure un’idea, un disegno allettante. E tutti – o la grande maggioranza – ne aiuteranno la realizzazione. E nel preciso momento della realizzazione, l’autostima della popolazione fa migliorare la città.
Joinville, a Santa Caterina, decise di trasformarsi in un centro di eccellenza per la danza. Il sindaco fece propria la battaglia di Jô Braska Negrão per creare nella citta’ una filiale del balletto Bolshoi di Mosca, e la città intera lavorò per questo.
Montreux, in Svizzera, per una iniziativa di Claude Nobis, e’ diventata la sede di uno dei festival di jazz più importanti del mondo e l’intera citta’ vive questo momento.
Nova Jerusalém, nel Pernambuco, nel mettere in scena la Passione di Cristo in diversi luoghi, creò una grande autostima nella città, ed anche nel popolo brasiliano.
Generare l’autostima è un’agopuntura fondamentale. Così accadde con il trasporto urbano e con le soluzioni per i rifiuti a Curitiba. Così avvenne a Bilbao, in Spagna, con il Museo Guggenheim e tutte le nuove conquiste in quella citta’.
La luce è una buona agopuntura
Si è già detto che l’identità è una componente importante della qualità della vita. Che conoscere la città vuol dire rispettarla ed anche farne parte. A partire dal 1971, Curitiba cominciò a rinforzare il suo disegno e la gerarchia viaria con l’illuminazione pubblica. Cioe’, il sistema di illuminazione pubblica passo’ a rinforzare, a mettere in rilievo la struttura di base della città.
Voi potevate sapere deve vi trovavate grazie al tipo e all’intensità della luce. La luce al sodio (400 W) definiva le grandi infrastrutture, dove vi era il trasporto di massa. Le strade di alimentazione avevano luci di altre tonalità e quando vi avvicinavate al centro, dentro l’anello centrale, l’illuminazione era anche lì al sodio.
La “lettura della città” era estremamente facile e aiutava gli abitanti a conoscerla meglio. Purtroppo, nonostante sia continuata nel tempo, questa lettura cominciò a decaratterizzarsi, ma fu un’agopuntura eccellente.
Molte città hanno usato l’illuminazione pubblica per fare una buona agopuntura. A Rotterdam, in Olanda, la Schouwburgplein è stata trasformata in un grande palco urbano nel quale gli stessi utilizzatori possono modificare l’illuminazione pubblica, e il carattere della piazza si trasforma con effetti che fanno fluttuare lo spazio. Ad Amsterdam le luci dei ponti riflettono le loro arcate nei bei canali. Così, tutta la città sembra riflessa nell’acqua. Nella Rathausplatz, a St. Pölten, in Austria, l’illuminazione valorizza lo spazio, la piazza. Ma è nella Place des Terraux, a Lione, in Francia che si trovano effetti affascinanti con giochi di luce ed acqua dove si riflettono le facciate dell’intero intorno urbano.
Ed il neon, poi, che di notte e’ il suo proprio messaggio sciolto nell’aria? A San Paolo, negli anni ’70, proponemmo una terapia al neon per valle dell’ Anhangabaù. Sarebbe stata un’agopuntura di neon. Durante il progetto di Rio Anno 2000, presentammo una proposta per la Barra da Tijuca nella quale l’idea era quella di creare stradine a forma di onda, rialzate nei bordi con il neon e illuminare drammaticamente la spiaggia e le onde del mare.
Ci fu un periodo in cui, a Parigi, voi potevate scegliere di illuminare per un’ora alcuni monumenti. Bisognava andare in un dipartimento della città, dire luogo e orario, corrispondere un pagamento per il servizio ed avere così “luce propria” per distinguere una parte della città o un determinato monumento per una persona a voi cara.
Nulla è piu’ bello del Cristo Redentore illuminato nell’alto del Corcovado. Così affascinante che la stessa musica di Tom Jobim diceva: “dalla finestra si vede il Corcovado, il Redentore, che bello!”
Acquapuntura
Decenni fa, assistendo ad un film di Jeanne Moreau ambientato in una città della Francia, rimasi incantato da essa. Ad Annecy, i canali facevano parte della vita,cosi’ normali nel quotidiano di questa citta’, e finivano in un altro panorama affascinante: quello del lago Taillories.
Quell’immagine rimase impressa così fortemente nella mia memoria che, anni dopo, arivato a Ginevra per partecipare ad un incontro sulla qualità della vita ad Arc-et-Senans (le antiche Saline Reali di Claude-Nicolas-Ledoux), prendendo un taxi dall’aeroporto alla città vidi un cartello che indicava: Annency 32 km. Presi una rapida decisione. Pochi minuti più tardi, camminavo lungo i canali di Annency, alla ricerca del luogo esatto che avevo inciso nella memoria. Rimasi due giorni in un hotel di fronte ad esso.
Ero stato anni prima a Venezia e gia’ mi ero emozionato per il panorama, per la storia e la magia di una città che è patrimonio dell’umanità. Ma Venezia è anche uno scenario che attrae più turisti che abitanti. Annecy è una Venezia fatta in casa.
Ma non voglio parlare delle città in cui l’acqua ha una presenza cosi’ forte, come Rio de Janeiro, Hong Kong, Berna, Amsterdam, Ginevra, Foz de Iguaçu. Voglio riferirmi a quelle città che hanno usato l’acqua per fare agopuntura urbana. O meglio, acquapuntura.
E anche di quelle città che avevano ingessato i loro canali, coperto i fiumi, creato disastri ambientali. Città che hanno preso le distanze dai loro fiumi e che hanno continuato a de-caratterizzarli, trasformandoli in luoghi di inondazioni, fogne e discariche. Secondo atteggiamenti che disconoscono il fatto che questi fiumi fanno parte della storia della città.
Ma esistono città come Seul, che sta restaurando il fiume Cheonggyecheon. Come Curitiba, che trasforma l’Iguaçu in un progetto per pulire il corso dalla fonte all’estuario. Non è necessario che questi fiumi e canali siano grandi. A Parigi, hanno recuperato il Canale di S. Martin che l’ ha caratterizzata negli anni bohemien. A Friburgo, in Germania, gli spazi del centro sono stati collegati mediante il ripristino dell’antico sistema di canali -Bäckle -, larghi poco più di trenta centimetri, che sono una presenza costante negli spazi pubblici.
O come pure a Lione, al Place des Terraux, dove l’acqua e la luce fanno un pas-de-deux così bello in uno scenario singolare.
Per me è stata indimenticabile la rivalorizzazione dei laghi formati dai fiumi Belém, Barigüi, Iguaçu e dalle Cave. Comunque, la più bella acquapuntura e’ quella realizzata da Coppola nel film One from the heart, nel quale fece riflettere sulle strade bagnate di una finta citta’ il neon di una Las Vegas che è essa stessa artificiale. Il risultato fu meraviglioso: un'acquapuntura falsa in una città falsa.
La carta della mobilità
L’agopuntura non è sempre una trasformazione fisica. A volte è una buona idea che può cambiare in meglio la vita di una città. Le grandi città affrontano i terribili problemi della circolazione e del conseguente degrado che l’eccessiva preoccupazione per l'automobile ha causato.
Anche le città che hanno reagito a questa tendenza disastrosa e dato priorità al trasporto pubblico, e che hanno ridotto l'uso eccessivo dell'automobile, si trovano ad affrontare questi problemi, perché l'abitudine, il vizio di voler raggiungere le zone più dense, ancora continua.
Città come Parigi e Londra, che possiedono reti complete di metropolitana e sistemi di trasporto di superficie di qualità, hanno ancora una percentuale alta di uso dell'automobile. Cosa fare con questo segmento della popolazione che insiste con l’automobile?
Londra ha preso la prima misura radicale, con l’introduzione di un pedaggio per l’ingresso delle automobili nel centro, ed io penso che l’idea di ridurre l'accesso delle macchine al centro puo’ essere imitata in molti luoghi.
Non ho niente contro l’automobile. L'idea è quella di usarla in modo adeguato. Non lasciare che paralizzi la città. Penso che la grande soluzione di questo problema sarà l’introduzione di una carta della mobilità.
La carta, pre-pagata, si può usare per tutti gli spostamenti in città. Dal parcheggio ai margini del centro, dove si lascia l’automobile e si prende la metropolitana o l’autobus, anch’essi pagati con la stessa carta, che può servire anche per il tassi’.
La soluzione per una mobilità più razionale è l'integrazione di tutti i mezzi di trasporto. Il segreto è non permettere ad automobili, tassi’, autobus, sistemi di trasporto di superficie, metropolitane, di competere sullo stesso itinerario. La carta della mobilità, nell’esigere un’ integrazione rapida in grado di offrire una buona alternativa, trasforma ogni persona in un proprietario di BMW (bus, minibus, walking, oppure bus, metro, walking).
Eco Clock
Un’altra idea che non richiede una trasformazione fisica ma solidarietà nei confronti del prossimo e delle future generazioni. Si è molto tentato di motivare le popolazioni del mondo intero con lo sviluppo sostenibile. Ma le spiegazioni sono confuse, talora accademiche, ora divulgative e in esse si trova forse entusiasmo, ma non vera conoscenza.
In molti casi, la gente conclude che non ci sia nulla da fare, e si iscrive nel club dei premonitori di tragedie. I media non aiutano perché anch’essi proiettano previsioni catastrofiche, come se le cose dovessero sempre continuare allo stesso modo. Ma come cambiare le cose se le persone non sanno cosa fare?
Vedete, è cosi’ semplice. Se volete aiutare l’ambiente non basta sentirsi un paziente all’ultimo stadio. Cominciate con due cose molto semplici: separare i rifiuti organici da quelli riciclabili e usare meno l’automobile. Voi starete risparmiando energia, salvando gli alberi, contribuendo affinché il vostro paese sia meno dipendente dagli altri. Risparmiate di più e gettate di meno.
Perciò propongo la creazione di una Eco clock per ogni casa. E’ un orologio che serve per registrare il rapporto tra quello che si spreca e quello che si risparmia. Se il valore è maggiore di 1, tu stai lavorando contro il tuo prossimo, contro l’ambiente, perché stai consumando più di quel che risparmi. Se non risparmi nulla sei un irresponsabile dato che la lancetta registrera’ un valore infinito, indice di irresponsabilità.
E se il tuo Eco clock segnerà un indice di irresponsabilità, ci sarà una punizione immediata. Sarai privato del diritto di parlare a vanvera sull’ambiente al bar con gli amici. Ne’ potrai essere presidente di una ONG.
Arborizzazione
Il verde può essere una buona agopuntura urbana. Le città che a volte non hanno grandi attrattive in determinate aree mutano radicalmente quando vengono alberate. Molte città riescono ad ottenere unitarieta’ grazie all’intensificazione del verde.
Shangai ha un albero ogni quattro metri in tutte le strade. Oltre al paesaggio e all’ombra che producono, sono appoggi importanti per le canne su cui vengono stesi i panni ad asciugare. Sono veri spaventapasseri di biancheria e bambu’.
Qualcuno si può immaginare cosa sarebbe il lungomare di Rio senza gli alberi nelle sue strade trasversali? L’albero è un’agopuntura che cura il dolore da assenza di ombra, di vita, di colore, di luce.
Curitiba ha piantato un milione di alberi in meno di due decenni. L’inizio fu un gesto di vera gentilezza urbana. Per garantire l’annaffiamento di tutte questi alberelli piantati nelle strade, fu chiesto l’appoggio dalla popolazione. Il governo municipale lanciò una campagna che diceva: “Il comune da’ ombra, e voi, acqua fresca.”
In molte città i quartieri sono aridi a causa della loro uniformità e per l’assenza di alberature. Nel corso dell’esecuzione di programmi abitativi che si distinguevano per la diversificazione perseguita mediante la compresenza di diversi livelli di reddito, la città di Curitiba, oltre che piantare alberi nelle strade, chiedeva ad ogni residente di identificare gli alberi da frutta nei propri spazi verdi.
I progetti di tracciati stradali non potevano abbattere nessun albero esistente, e le strade erano deviate dagli alberi. E fini’ la mania di far terra bruciata in tutti i nuovi interventi.
La memoria prodotta
“La storia è come una fionda. Piu’ vai all’indietro, più lontano puoi arrivare” dice Aloísio Magalhães.
Identità, autostima, sentimento di appartenenza, tutto ha a che vedere con i punti di riferimento che una persona possiede in relazione alla propria città.
Non mi stanco di ripetere che nella mia strada c’era tutto. Camminando si controllava l’ora con l’orologio della stazione ferroviaria. E senno’, era la sirena della fabbrica accanto a casa mia che annunciava l'ora. Oppure l'aroma del Caffè dei Ferrovieri, dove andavo a prendere il mio caffè dopo aver fatto notte leggendo o studiando. Là, nella piazza della stazione, c’era un aeroplano di tela di canapa, che il fotografo usava come sfondo per le foto ai bambini.
L'odore della tabaccheria dove compravo i miei giornaletti, la trama dei binari dei tram. Ancora oggi posso imitare il rumore che facevano arrivando alla stazione. L’odore della vernice dei lucidatori di mobili di fronte. Il rumore del ferro da stiro del sarto accanto. I macchinari del giornale di fronte, o i numeri del circo li’ vicino. L'hotel chic, le stazioni radiofoniche, il palazzo comunale, le orchestre del Clube Curitibano.
Tutto questo può sembrare nostalgico, ma non si cancella. E quando non esiste? Si fabbrica? No, bisogna cercarlo. Un qualcosa che vada a riscattare un momento o a favorirne altri. Agopuntura della memoria?
Negli Stati Uniti, la città di San Francisco lo ha fatto, raccontando la storia dei luoghi descritti nei libri di Dashiell Hammett, o nelle pellicole di Humphrey Bogart. E’ la memoria dell’immaginario.
O anche Rio De Janeiro, con la storia del bossa nova, dove comincio’ il primo show, il Beco das Garrafas, la via Nascimento Silva, i bar.
Gli artisti di qualunque epoca saranno sempre d’aiuto. Scriveranno e canteranno dei luoghi. Altri metteranno tutto assieme piu’ avanti, sedimentandolo in nuove storie.
A San Juan, a Porto Rico, una targa contrassegna il locale dove fu preparata la prima pina colada. Nella Parigi di Hemingway, il Ritz sarà sempre importante quanto i monumenti della città.
Su Parchi, piazze e monumenti
Per un piazza si cammina; in un parco vi perdete. Una piazza, a volte, è per noi vedere cio’ che ci sta intorno; come un parco è vedere che cosa c’è al suo interno.
Non è così semplice. Le piazze ed i parchi sono come i quadri: dipendono molto dalla cornice. È importante sapere con quale delle due cose lavorare.
Ma il piu’ difficile è il passe-partout. Alcune piazze hanno bisogno di una cornice piccola, e di un grande passe-partout.
E alcuni parchi scavano vuoti nella città, senza struttura né passe-partout. Non ci sono parole più adatte.
Una piazza deve avere accessi. Sono aperte a tutti, ma quando hanno accessi, esse ci sembrano speciali, fatte appositamente per noi.
Possono essere piccole, ed appartenere a milioni. A volte sono enormi, e sembrano non appartenere a nessuno.
Chiuse, aperte, perimetrate, coperte, cio’ che le caratterizza e’ la sensazione di appartenenza.
La piazza dei Vosgi, a Parigi, appartiene senza dubbio ai caseggiati al suo intorno, magnifico.
Gramercy Park, a New York, circondata da edifici, mantiene uno stretto legame con gli accessi degli edifici.
Le piazze coperte dei palazzi di New York appartengono a milioni. Sono piccole, ma ospitano spazi degni.
Una grande piazza in un grande ensemble nei dintorni di Parigi, o in un quartiere residenziale del Brasile, ci da’ la sensazione di non appartenere a nessuno.
Mentre le piccole piazze italiane ci permettono di farne parte, e si incorporano immediatamente nella nostra memoria.
Una delle piazze piu’ piccole del mondo, la Place de Furstenberg a Parigi, da’ la sensazione di appartenere solo a te.
Che dire dei parchi. Immensi, superorganizzati come il Golden Gate Park, a San Francisco, pieno di attrezzature e di attrazioni.
O quelli che servono da cornice al paesaggio naturale, come quello di Aterro do Flamengo, a Rio, oppure i parchi francesi che creano prospettive per i monumenti, come quello delle Tuilleries.
O quelli che sono incorniciati dagli edifici che li circondano, come il Central Park, a New York.
I parchi per tutti, come i parchi inglesi, o quelli definiti da cattedrali arboree come il Giardino Botanico di Rio, o le selve di candelabri, le araucarie del Parco Barigui, a Curitiba.
Altri che mi piacciono sono i piccoli patii, come quelli dei piccoli alberghi francesi, tra i quali il patio dell’Hotel de l’Abbaye o quello del Relais Christine, a Parigi.
I patii spagnoli con le loro fontane che con le gocce battono i minuti, o il patio del Pelourinho, a Salvador, che ha colore e suono.
Non apprezzo i monumenti a persone prive di affetto, o quelli collocati molto al di sopra del popolo, con frasi che affermano di difendere il popolo.
Sono un sostenitore di una buona agopuntura di affetto, come nell’idea di Allan Jacobs, famoso urban designer americano, che propose una via di statue, in cui ognuno potesse rendere omaggio ad amici e parenti, pagando per le stesse. Cosi’ voi potreste, fin d’ora, trascorrere momenti lieti in compagnia di monumenti futuri.
Anche i busti sono importanti, non ci si puo’ scordare di loro. A Curitiba, la comunita’ polacca voleva dimostrare la sua gratitudine nei confronti della citta’ per la creazione del Bosco del Papa, in omaggio alla visita di Giovanni Paolo II alla capitale del Parana’. Decisero di affidare ad una assistente di Pietro Bardi una scultura del papa.
In una occasione importante, eravamo li’, il governatore ed io, come sindaco, presenti all’inaugurazione. Mentre la banda suonava, un immenso drappo copriva la statua, che fino a quel momento non era stata vista da nessuno.
La banda ora suona con suspense. Al rullare dei tamburi, cade il drappo ed appare la statua del papa. Fu un orrore. Il papa pareva un essere extraplanetario, con gli occhi di resina sintetica. Fu un si salvi chi puo’.
Ne’ il tentativo di soccorso della banda fu risolutivo. Una vecchietta polacca, alla testa di un seguito indignato, brandiva il suo parasole, come una baionetta pronta a finire il responsabile dell’opera.
I momenti di conflitto e riconciliazione della comunita’ polacca ebbero i loro picchi di apprensione. Pareva un’assemblea delle Nazioni Unite. Un comitato venne a chiedermi la rimozione della statua, cosa che rifiutai. Come potevo censurare un’opera artistica?
Dopo alcune settimane escogitai una soluzione salomonica. Avremmo utilizzato un manto di vegetazione per coprire la statua, e la comunita’ polacca ci avrebbe offerto un medaglione scultoreo da collocare in una delle nostre piazze. Con l’avvertimento che il rilievo, questa volta, avrebbe dovuto assomigliare al papa.
Sembrava che il problema fosse stato risolto. La statua sarebbe stata camuffata ed il medaglione in rilievo avrebbe ricordato la visita del papa, se non fosse poi accaduto un “miracolo” attribuito alla statua. La notizia del miracolo si sparse, e la gente chiedeva grazie solo a quella statua.
Ed il medaglione sta la’, completamente dimenticato.
La guida di una pagina
Per anni ho coltivato l’abitudine, per ogni viaggio, per ogni citta’, di prepararmi una guida di una pagina. L’obbiettivo era di non perdere tempo, durante i pochi giorni di permanenza nella citta’, a scoprire cosa c’era, o cosa c’era di nuovo, o cosa c’era di bello. A volte, in due o tre giorni a New York o a Parigi, perdevo la gran parte del tempo ad informarmi.
In questa guida io disegnavo la mappa della citta’ su un lato del foglio. Ovverossia, il modo in cui io vedevo la citta’. Sul retro sistemavo l’agenda, con gli alberghi, i ristoranti, orari di esposizioni, ed altre cose che non potevo trascurare di vedere, tipo concerti e spettacoli.
Poi alcuni amici cominciarono a chiedermi in prestito la mia guida. Di ritorno dai loro viaggi, essi me ne restituivano una copia, arricchita da cio’ che avevano trovato di nuovo. E cosi’ la guida veniva costantemente aggiornata.
Ne’ possiamo dimenticarci dei bambini, che meritano anch`essi una guida di una pagina. Potrebbe essere la copertina del quaderno di scuola dove i bambini ritroverebbero la mappa della loro citta’, e quel che e’ piu’ importante, finirebbero per conoscerla. Sull’altro lato della guida, i bambini potrebbero riportare le cose che amano di piu’ della loro citta’, e scambiare queste informazioni con i compagni. O ancora la mappa dello Stato in rilievo, un piccolo plastico con il quale potrebbero capire la loro regione, i suoi principali fiumi e rilievi geografici. Una guida cosi’ sarebbe piu’ utile dell’imparare a cosa serve il Minimo Comun Denominatore – sul quale, fino ad oggi, non ho ancora trovato una spiegazione.
Colesterolo urbano
Qual è la buona agopuntura per l’eccesso di colesterolo urbano? Bene, in primo luogo passiamo a spiegare cos’è questa patologia. Il colesterolo urbano è l’accumulo, nelle nostre vene ed arterie, dall’uso eccessivo dell’automobile. Cio’ ha conseguenze sul’ organismo e perfino sulla mente delle persone. Esse poi cominciano a pensare che tutto si risolva con l’automobile. Preparano quindi la città solo per le automobili. Viadotti, strade veloci….e l’emissione di gas delle macchine.
Una soluzione: usare meno,evitare l’uso dell’ automobile quando si abbia una buona alternativa di trasporto collettivo negli itinerari di routine.
È il buon colesterolo.
Ma l’altro problema e’ pensare la città in funzione dell’ automobile. Lo shopping center fuori dalla città induce alla mancanza di esercizio, impedisce le passeggiate per la città.
E separare le funzioni urbane – cioè abitare in un luogo, lavorare in un altro ed avere attività di tempo libero in un altro luogo – provoca un dispendio di energie. La conseguenza è l’aumento di pressione per il congestionamento, per il tempo che si perde, per l’inquinamento e per lo stress.
E quante volte, per garantire lo spazio a due automobili, si nega ai propri figli un’area dove possano giocare?
Il buon colesterolo è l’ uso controllato dell’automobile.
E labuona agopuntura e’ lasciar perdere le chiavi delle automobili per alcune ore.
Edifici con dignità
La sensazione di appartenere. Questa è la sensazione che si trae dai begli edifici di una volta quando li si osserva dalla strada.
Loro appartengono alla strada.
Si aprono sulla strada con grandiosità. Subito si aprono per i suoi inquilini con generosità. Grandi entrate, porte, portali, atrii, ripari. Non lasciano mai nessuno allo scoperto, paiono volere accoglierci…
Al contrario di un edificio moderno che nasconde i suoi ingressi, o li colloca di lato, considerando questa una relazione secondaria.
Un’altra sensazione che ci offre un’ edificio antico è la contemplazione dell’eternità. Come se qualcuno in cima stesse guardando.
Poi, il coronamento è importante. Esso si lega alla via e all’immortalità. Come se il coronamento di un edificio fosse una specie di omaggio ai tempi futuri.
Gli edifici moderni, no. Semplicemente finiscono, con l’aggiunta di strane edicole, cassoni dell’acqua, antenne della tv, cabine di ascensore, esibendo la sua viscere. Al piu’, una copertura egoista ben trattata, o un nuovo piano falso, una piscina, per favorire un privilegiato. Non vi si trova il senso della comunita’, di appartenere, che gli edifici di un tempo avevano. Percio’, penso che gli edifici antichi presentino un omaggio alla città, nelle loro differenti epoche.
Un Chrysler Building, un Crowne Building, una stazione dei treni inglese, tutti questi hanno quell’ impegno. Qual è l’impegno dell’edificio moderno? Negarci l’entrata, nasconderne il lato pubblico e riservarsi a pochi.
Al ritorno, il suo interno od il suo egoismo.
Nel suo immediatismo, si candida alla demolizione dell’uomo, perché trasformarsi in ferrovecchio non lo affligge.
Agopuntura del silenzio
Le città hanno i loro suoni. In molte di loro il suono naturale della città è difficilmente udibile, a causa dell’invasione sonora di rumori che si miscelano con i suoni della città. È un peccato. Il suono naturale fa parte dell’identità della città.
Ho provato un’esperienza meravigliosa a Ferrara, in Italia. È una città che mi dà la certezza della possibilità di un silenzio che ci permetta di ascoltare i suoni della città. Ossia, non è un silenzio totale, ma l’assenza di violazioni del suono della città.
Si ascoltano le conversazioni, si ascoltano i suoni dell’ambiente della città. Gia’ questo aumenta la bellezza di Ferrara, una città tradizionale, storica, con una delle più antiche università d’Europa. Ci sono molti giovani a Ferrara, ci sono anche aree sufficientemente animate, ma, allo stesso tempo, è possibile ascoltare la città. Sono suoni veri, incontaminati, il suono puro di una città viva. A Ferrara c’è il suono allo stato puro.
Il suono di una città non ha niente a che vedere con la sua scala, ne’ con l’assenza di rumori. Barcellona è un città rumorosa, ma quello è il suo suono allo stato puro. È una faena normale. Il suono delle ramblas, delle conversazioni, fa parte dell’identità della città. Nella rumorosa Barcellona esiste un silenzio che ci permette di ascoltare il suono della città.
Gli esempi di Ferrara e Barcellona parlano di giorni normali. Trattano del suono che fa parte del quotidiano delle città. Ma ci sono città che, in certi giorni, dei giorni speciali, hanno anche dei suoni speciali. Seguire un suono in questi giorni, in queste città, è un momento magico.
Nel giorno di Yom Kippur, a Gerusalemme, è possibile ascoltare il suono di questo momento magico. A poco a poco, la città si fa silenziosa, i rumori diminuiscono, non ci sono più suoni, ma appena sussurri.
Le automobili spariscono. Non e’ che ci siano poche macchine, come in un fine settimana o un giorno di festa. Nessuna! Nessuna auto. Le strade vuote. Adulti e bambini camminano sulle carreggiate stradali. Le auto, tutte ferme, come se fossero abbandonate. Nessun rumore di camion, autobus, camioncini, nessun motore, nulla, assolutamente nulla, circola per le strade.
Vi e’ un grande sussurro nella città e la gente cammina silenziosamente, con ai piedi scarpe da tennis o di corda. Niente che faccia rumore. C’e’ un` immensa volonta’ di passeggiare per le strade, senza paura degli antichi occupanti. Le conversazioni producono una sorta di mormorio. Un santo sussurro.
Nel giorno del perdono tutto si ferma a Gerusalemme. In altre città c’e’ un piccolo movimento, ma a Gerusalemme tutto si ferma nello stesso momento. E’ una legge che tutti rispettano, religiosi e non. Vecchi, giovani, bambini camminano verso la sinagoga, portando i loro libri, altri gia’ indossano i loro taleisim.
Gruppi di giovani conversano seduti per strada. L’uscita dalla sinagoga si estende per le vie, le conversazioni durano ore ed ore. Lasciando da parte la religione, all’improvviso ci si rende conto che è una grande chiacchierata.
Le vie senza auto mi fanno venire in mente l’idea di uno sciopero delle automobili. Un accordo che tutti i cittadini di tutte le città del mondo dovrebbero fare, per scoprire come le città diventino migliori senza le auto. Che il silenzio è importante come qualità di vita, anche per selezionare meglio i suoni della città.
Lo Yom Kippur volge alla fine. Si attende l’apparizione della prima stella. La gente si incammina verso l’ immenso patio del Muro del Pianto, in attesa del suono dello shofar. Le trombe che facevano crollare le muraglie ora suonano per un popolo che ha ancorato la sua identita’ a questo muro. Qualche pietra. Queste pietre sono state un riferimento per millenni.
A Istanbul vi e’ un momento magico quotidiano. A fine pomeriggio quando i mussulmani iniziano le loro orazioni al tramonto, si crea un silenzio repentino. Il silenzio che permette appena di ascoltare il suono della città in questa ora speciale. È una trasformazione istantanea e incredibile. Una metropoli movimentata, dinamica, con quasi 10 milioni di abitanti, repentinamente si fa silenziosa. Una voce echeggia da tutti i minareti della città. Si ode il susseguirsi dei suoni dei minareti. In questo momento, il suono della città è la comunicazione della fede. Una buona agopuntura di silenzio e’ permettere che il suono normale delle città possa essere ascoltato. Fare silenzio per depurare il suono vero. Accordare il suono della città. Il mio sogno era quello di essere un accordatore del suono delle città. Anticamente c’erano persone che avevano la nobile missione di accendere i lampioni a gas che illuminavano le città. Io vorrei essere l’accordatore del suono.
Ramblas e gallerie
Può il semplice disegno di una strada influenzare il comportamento di una città? L’agopuntura fatta dalle ramblas di Barcellona pare offrire una risposta positiva.
Barcellona è una delle città più animate del mondo. O, forse, quella con più vita.
E questa animazione non si puo’ attribuire solamente allo spirito catalano. Qui e’ intervenuta una serie di circostanze. Barcellona e’ una delle citta’ piu’ dense del mondo, lo spirito catalano, il Mediterraneo, le ragioni storiche, ma il disegno della rambla e’ lo scenario ideale per la vita urbana.
All’alba è già animata. E la festa che si svolge durante il giorno mostra che è un buon punto di incontro. Lì, le persone sono attori e spettatori di quello spettacolo che è la città.
Si, esistono altre città che hanno musicisti, mimi e prestigiatori nelle strade. Esistono, ma in nessuna di esse ciò accade con tanta frequenza.
Sembra un film, ogni pezzo di rambla è di per se stesso già un gran bazar.
Tutte le città hanno gallerie. Alcune molto semplici, con negozi da un lato e dall’altro, altre grandiose, come la galleria Vittorio Emanuele a Milano. È il punto di incontro piu’ bello della città. Oppure la galleria dei negozi GUM a Mosca, o la galleria Lafayette, che è un grande magazzino di Parigi.
Ma la città che ha le gallerie piu’ numerose e varie e’ sempre Parigi. Le gallerie Vivienne o Colbert, connesse tra loro, sono magnifiche. Cosi’ come il Passage des Panoramas, vicino alla Borsa. Cio’ che mi affascina in queste gallerie non e’ solamente il fatto che sono antiche e coperte. E’ la qualita’ dei negozi, i dettagli, le vetrine. Ah, si’, ed il fatto che si vendano merletti, nastri, fette di torta, carillon, con la stessa dignita’ di chi vende le cose piu’ preziose del mondo.
Ma l’arma più importante, e la piu` pesante, si trova nella galleria della piazza di Palais Royal: la’ si trovano i guerrieri degli eserciti di soldatini di piombo. In questi negozi si possono comprare persino le decorazioni, e venirsene via piu’ decorati di un maresciallo in un giorno di parata.
La puntura rapida non fa male
Nell' agopuntura, è importante che la puntura sia rapida.
Non si può immaginare l'agopuntura con un ago introdotto con pressioni prolungate e dolorose. Eppoi, l' agopuntura richiede rapidità ed una puntura precisa.
La stessa cosa accade con l' agopuntura urbana. Fu così che nel 1972, a Curitiba, si realizzo’ la prima zona pedonale. Quest'operazione fu fatta in 72 ore.
Ancora mi ricordo che, nel divulgare il progetto, la reazione dei commercianti fu ostile e molto forte. Sapevamo che l' idea era di difficile esecuzione, e che inoltre l'opera avrebbe potuto essere interrotta da ingiunzioni giudiziarie. Era necessario che il lavoro fosse rapido, molto rapido. La previsione fornita dal mio assessore ai lavori pubblici era di almeno alcuni mesi. Insistetti sulla rapidità e sul termine massimo di 48 ore. Sono certo che mi ritennero pazzo. Finchè l’assessore mi cercò e mi disse che sarebbe stato possibile realizzare l'opera in un mese. Rifiutai nuovamente, e così apparvero nuove proposte per la realizzazione del progetto: allestire in anticipo l’arredo urbano; turni speciali per eseguire la pavimentazione in ogni piazza.
La durata continuo’ a ridursi finchè il Segretario arrivò al limite: una settimana. Lo contestai di nuovo ed ottenni un accordo per un termine di 72 ore.
Cominciammo un venerdì notte e consegnammo l'opera alla cittadinanza la notte del lunedì.
Nell’eventualita’ che i cittadini non avessero approvato il cambiamento, avremmo sempre potuto ripristinare la situazione precedente. Ma era necessario che la popolazione vedesse l'opera completa. E così fu fatto.
Il giorno successivo all'inaugurazione, uno dei commercianti il cui nome figurava in testa alla petizione contro il progetto mi presentò una nuova proposta: che i lavori continuassero ed interessassero aree aggiuntive.
L'Opera de Arame, che ha sfruttato lo spazio di una vecchia cava, è stata realizzata in 60 giorni.
L'intenzione non era di battere record, ma vi sono delle opere che, per particolari motivi, devono essere rapide. Nel caso dell' Opera de Arame, il motivo era di non perdere l'opportunità di realizzare un Festival Internazionale del Teatro. Una disputa politica fra il governatore e promotori aveva fatto si’ che il governatore proibisse la realizzazione del festival nel Teatro Guaira, il più importante della città. Divento’ cosi’ necessario realizzare i lavori dell' Opera di Arame in tempo perche’ potesse essere la sede del festival. Cominciammo il 15 gennaio.
Due mesi dopo, il 18 marzo, inaugurammo il teatro. Affinchè l'opera venisse realizzata in cosi’ poco tempo, lavorammo soltanto con un solo tipo di materiale, i tubi di acciaio. Usammo una procedura di gara solo per la mano d' opera. Fu un' odissea.
Un'altra opera realizzata molto rapidamente fu il Parco di Passauna, che doveva concludersi prima dell'insediamento del nuovo governo dello Stato. Il governatore dell' epoca era anch’egli politicamente contrario, ma comprendeva la necessità di proteggere le sorgenti, e ralizzammo il parco in 28 giorni, prima ancora della conclusione dell’ indagine topografica. Tutto fu deciso e realizzato in corso d’opera. Anche la Libera Università dell' Ambiente fu un record, realizzata in due mesi.
Più di recente, il Novomuseu, o Museo Oscar Niemeyer, è stato realizzato in cinque mesi.
Potete immaginare come sia complessa un' opera del genere, ma avevamo la possibilità di riciclare un antico edificio di Oscar Niemeyer, un magnifico ed audace progetto degli anni sessanta, riconvertito negli uffici dello Stato.
Trasformare uno spazio burocratico in uno destinato alla creatività, all' identità, all' arte, al design, all'architettura ed alle città era importante. Ma ancora una volta era necessaria la rapidita’.
Il museo è lì, a rivelare la genialità di Oscar Niemeyer, una opera il cui costo, 12 milioni di dollari, è enormemente inferiore a quello di una succursale del Guggenheim.
La rapidità di queste agopunture aveva un obiettivo: evitare che l' inerzia dei venditori della complessità, della meschinita’ e della politica rendesse irrealizzabili momenti ed opere fondamentali.
Trompe l’oeil
A volte, la città ricorre al falso per salvare il vero. E’ il caso dei teloni delle impalcature che mostrano l’aspetto che avra’ un edificio dopo il restauro. E’ quello che successe nel restauro della Madeleine, a Parigi. I pannelli che ricoprivano i lavori mostravano una Madeleine molto più bella di quella vera.
Altro esempio fantasioso di trompe l’oeil è la decorazione illusionista della navata e della cupola della Chiesa del Gesù a Roma, ampliata un secolo dopo. Oppure la Chiesa di Sant’ Ignazio di Loyola, dove la cupola progettata ma non costruita fu coperta con un trompe l’oeil, una falsa prospettiva.
A Berlino durante il restauro della Porta di Brandeburgo, furono montati dei teloni enormi per nascondere l’opera. Su di essi figuravano immagini della città, al fine di creare una prospettiva differente.
Un trompe l’oeil che non aiuta la città è lo shopping center, con gli stessi negozi, gli stessi logo, che non permettono capire in quale città ci troviamo. Questo è veramente un trompe l’oeil che non serve.
Ma una bella vetrina può essere un bel trompe l’oeil. Non conosco città che abbia vetrine piu’ belle di Parigi. E’ come assistere ad una sfilata di colori.
Tutto ha una vetrina, dagli hotel più semplici ai negozi più sofisticati. E’una passeggiata nel mondo di chi si sforza di mostrare il meglio di sé. Talvolta sarà falso, ma l’orgoglio e l’autostima necessitano di agopunture continue.
Molti usano ricorrere al trompe l’oeil per stupire, per creare una falsa prospettiva o per accentuare un’assurdita’. Comunque questa è una discussione antica, che mi ricorda il dialogo tra il bugiardo e l’onesto:
Un bugiardo dice ad una persona onesta: Io sono arrivato per primo.
La persona onesta risponde: voi siete un maldicente, ed io sono arrivato per ultimo!!
Senza di me, dice il bugiardo, voi non sareste onesto.
Voi solo potete essere bugiardo od onesto.
Noi due siamo uniti, siccome sono un bugiardo, mentirei e sarei al contempo integerrimo.
E voi, con la vostra verità, potete essere considerato bugiardo.
Nel nostro caso, l’ agopuntura consiste nel far lavorare la falsita’ per la verita’.
Lettera a Fellini
Vivevamo nell’ epoca piu’ importante del cinema italiano. Fellini, Ettore Scola, Pasolini, Visconti e tanti registi magici. Pertanto, vi fu un momento in cui la città di Curitiba scrisse una lettera a Fellini. La storia è più o meno la seguente:
Correva la notizia che Federico Fellini sarebbe venuto in Brasile per la Biennale di San Paolo. Sorse un comitato a Curitiba per far si’ che Fellini visitasse la città. L’idea era di rendere omaggio al compositore Nino Rota, autore delle colonne sonore della maggior parte dei film di Fellini e recentemente scomparso, dando il suo nome all’auditorio che si voleva fare in una cava che, come sindaco, avevo dismesso.
Decidemmo di invitare Fellini ad inaugurare l’Auditorio Nino Rota. Ma come fare l’invito?
I giornalisti Aramis Milarch e Valencio Xavier, nonché un grande numero di cineasti e cinefili di Curitiba, ritenevano che la lettera d’invito dovesse essere fatta con un film. L’invito sarebbe stato esteso da tutti i personaggi felliniani dell’intera città. In questo modo Curitiba sarebbe stata descritta per Fellini nel suo stesso vocabolario.
L’attivita’ dei due giorni seguenti fu di intensa creativita’. Il film fu concluso. La scena finale aveva luogo nella cava stessa, con il pittore italiano Franco Giglio che faceva una pernacchia ai registi del cinema.
Ma chi avrebbe consegnato l’invito? Giglio stesso, il quale, si diceva, conosceva Fellini. Solo che, a quel punto, la diversione del film era stata talmente grande che già ci eravamo dimenticati di Fellini.
Ma la missione esigeva di arrivare alla conclusione. E la’ c’era il nostro Franco Giglio con la sua Rose per la sua Dolce Acqua, ad attendere una chiamata dalla propria famiglia.
Ma la timidezza dell’amico Franco Giglio, nel frattempo, fece si’ che il film-invito non fosse mai consegnato.
Alcuni anni dopo venne a mancare senza poter terminare il compito.
Ma il grande auditorio della cava fu fatto e più in là, in un'altra cava, costruimmo l’ Opera di Arame.
Credo che Fellini non abbia mai saputo che la volontà di rendergli omaggio abbia creato una agopuntura così bella.
Ah, il film Lettera a Fellini vinse poi premi in vari festival del cinema.
Come cercare una persona in una città
Una città dovrebbe permettere non solo l’incontro tra le persone ma anche che le persone possano trovarsi.
Trovare una persona a Caracas, lontano dai luoghi più significativi, già è difficile.
Le infrastrutture urbane non offrono molte indicazioni.
A Tokio è ancora più difficile. Sono codici che ogni città crea, con indicazioni che solo i suoi abitanti capiscono.
E come trovare una persona a Dolce Acqua, in Italia? Io e mia moglie, Fani, arrivammo a Nizza. Passammo per Monte Carlo e, lungo la strada, ci ricordammo che eravamo vicini a San Remo, zona dove vive Franco Giglio, il nostro pittore italiano.
In una stazione di servizio vengo a sapere che a otto chilometri a nord di Ventimiglia c’e’ un paesino chiamato Dolce Acqua, vicino alle rovine di un castello, a lato del fiume Nervia.
Avevamo la sensazione che sarebbe bastato gridare “Franco Giglio” per incontrarlo. Franco, Franco Giglio, gridando per le strade.
Dopo alcuni minuti eravamo di fronte a un ponte medievale in pietra. Già dall’altro lato gridammo per la prima volta “Franco, Franco Giglio!” Un ragazzo arriva correndo, “Il pittore Brasiliano? Nel bar di Pastio”.
Dentro il bar, una nuvola di fumo, la confusione gradevole di uomini che bevono e conversano. Il nostro secondo grido: “Franco, Franco Giglio!”
Un uomo ci prende per mano e ci porta piu’ su. “Franco, Franco Giglio.” E lui apre la finestra.
Con tre grida si può ancora trovare una persona in una buona città.
Ma sara’ difficile trovare un punto d’incontro che abbia una storia bella come quella di Hachiko, a Tokyo. Hachiko era un cane akita che, negli anni ‘20, apparteneva ad un professore dell’Università di Tokyo, antica Università Imperiale. Tutti i giorni Hachiko accompagnava il Professor Eizaburo Ueno fino alla stazione di Shibuya dove egli prendeva il treno per andare al lavoro. Ogni giorno, alle tre del pomeriggio, Hachiko ritornava alla stazione per aspettare l’arrivo del suo padrone.
Il 21 maggio 1925 il professor Ueno ebbe un malore e morì all’università. Da allora, per quasi nove anni Hachiko continuò ad andare alla stazione tutti i pomeriggi per aspettare l’amico che non sarebbe tornato più. Il 7 marzo 1934, Hachiko morì nel medesimo luogo dove aveva sempre aspettato il professore.
La storia di Hachiko era famosa nella città, e un mese dopo la sua morte venne collocata una scultura in suo onore all’ingresso della stazione di Shibuya. La statua in bronzo di 91 centimetri fu fatta dall’artista Teru Ando. Durante la seconda guerra mondiale tutte le statue vennero confiscate e fuse per la costruzione delle armi, compresa quella di Hachiko. Nel 1948, Takeshi Ando, figlio dello scultore della statua originale, fu incaricato di eseguirne una copia, che venne collocata nello stesso luogo della precedente. Il vero Hachiko fu imbalsamato e ora si trova nel Museo di Scienze Naturali di Tokio.
La vita di Hachiko fu raccontata in un libro e in un film chiamato La storia di Hachiko. I passeggeri che transitano per la stazione di Shibuya possono comprare un ricordo del loro cane preferito nel negozio Shibuya No Shippo. Un mosaico colorato dell’ akita copre la parete vicino alla stazione.
Il 7 marzo e’ diventato il giorno del Festival Hachiko, in omaggio alla lealtà dei cani. E, da decenni, la statua di Hachiko è il principale punto d’incontro di Tokio. Lì, a qualunque ora del giorno, ci sarà sempre qualcuno che guarda l’orologio in attesa di un amico.
La presenza di un genio
Chiaramente la presenza di un genio ha segnato la vita di molte città importanti del mondo.
Questo è incalcolabile nelle città italiane con i grandi maestri del rinascimento come Michelangelo, Da Vinci, Tiziano, Botticelli.
Ma in nessuna di loro si sente la presenza del genio come a Barcellona. Non abbiamo molte opere di Gaudì nella città. Il parco Güell, la Casa Milà, la chiesa della Sagrada Familia, la Casa Batllò, la Casa Vicens.
Tuttavia, Barcellona respira Gaudì. Sembra presente in tutto, perfino nelle opere che non hanno niente a vedere con lui. Sebbene il mio genio preferito di Barcellona sia Domenecq.
Non ci sono molte opere di Oscar Niemeyer a Rio. L’opera del Berço, l’edificio del Ministero dell’Istruzione, il Museo dell’Arte Contemporanea di Niteroi, ma Rio è Oscar Niemeyer. E’ anche Millôr, è Vinicius de Moraes, è Antonio Carlos Jobim, è Cartola, è Burle Marx.
Belo Horizonte ha un maggior numero di opere di Niemeyer. Ha la Pampulha, tra le altre, ma Belo Horizonte non è Oscar Niemeyer.
Curtiba è Poty. Porto Alegre è Mário Quintana. Bahia è Caymmi, Gil e Caetano.
Possiamo cercare di razionalizzare qualunque città, ma un genio è necessario.
Le città hanno bisogno di tutto. Ma è bene sapere che un genio è necessario.
Mercati e fiere
Per quale motivo un mercato attrae tanta gente? Le motivazioni sono diverse: la gente ama vedere altra gente, il mercato è tanto antico quanto la città. Alla gente piace vedere altre persone che fanno la stessa cosa, alla gente piace vedere il cibo, alla gente piace vedere la preparazione, toccare con mano.
Con la modernizzazione delle città, con la globalizzazione cominciamo a ricevere e comprare cose troppo imballate, troppo pronte e in tempi troppo ristretti. Non vediamo più le cose allo stato puro. Per questo abbiamo nostalgia di vedere prodotti come frutta, verdura, carne e pesce allo stato naturale.
Lo zoo contemporaneo non è più quello che ha leoni, giraffe, giaguari, pellicani, ma uno spazio che abbia anche galline, buoi, maiali, anatre, pecore e montoni.
Perché il mercato La Boqueria, a Barcellona, è uno dei migliori al mondo? Perché è bello, con le sue vetrate colorate, ed è attraente il modo di presentare i prodotto. Le carni, la frutta e la verdura sono freschi; e tutto questo si evince anche dai venditori che sono molto allegri. Ed è bene vivere questo luogo specialmente di mattina. Un caffè di mattina al mercato è indimenticabile.
Tutti noi siamo stanchi di vedere cose troppo uguali, uno shopping comune ci esclude dalla città, con i suoi negozi tanto uguali al punto da non capire in quale città vi troviate.
Ma le fiere e i mercati sono sempre stati punti di riferimento in una città.
Parigi è peggiorata dopo che hanno demolito Les Halles de Balthard. Niente può ricreare la vita che il “ventre di Parigi” offriva.
Ma non è necessario andare troppo lontano. Il Mercato di San Paolo è un mercato importante. E migliorerà ancora dopo la sua ristrutturazione e la rivitalizzazione dell’intera area del Parco San Pietro, che è già prevista.
Il Mercato Municipale di Curtiba non ha molta tradizione, ma è un buon mercato.
La nostalgia della loro regione che hanno le persone del nord-est fece si’ che a Rio sorgesse una fiera tanto attraente quanto le fiere o i mercati del nord-est.
Ad Amsterdam l’Albert Cuyp Markt, i lunedì mattina, il Noorder Markt e il Waterlooplein, nel quartiere ebraico, sono buoni come qualsiasi mercato europeo. Il Feskekorka, a Goteborg, Svezia, è un bel mercato, ma non uguaglia la diversità del Gran Bazar di Istanbul, o il Bazar delle Spezie, che ha caratteristiche diverse.
E che dire di quel mondo che è il mercato del pesce di Tokyo? Ci sentiamo come sommozzatori senza muta in questo i mare immenso di pesci e polipi sulla terraferma.
Ma niente supera la ricchezza, il piacere di comprare, di mercanteggiare in un souk arabo. Normalmente, i vicoli sono molto stretti, il che porta i commercianti a mettersi seduti fuori, al lato della bottega. Con il poco spazio che avanza, sei obbligato a guardare da un lato e dall’altro. Il venditore ha ottenuto quello che voleva: attirare la tua attenzione. A quel punto sei perso, finirai per comprare. Adesso, fai come loro, trasformalo in un piacere. E’ nelle città o nei quartieri arabi che l’attività commerciale ci porta un insieme di identità.
Il tempo, che aggiunge sempre nuovi strati alla civiltà esistente, ha nostalgia delle cose grezze, che gli permettono di entrare, concludere e fare alcune cose.
Per questo, la moda più sofisticata offre luoghi più rustici e meno rifiniti per mettersi in risalto, anche per essere fotografata.
E l’uomo cerca, nel mercato, di incontrare i suoi simili, facendo la stessa cosa nei locali animati.
Il mercato è un’agopuntura di identità in un’epoca in cui molte città perdono il proprio carattere.
Un bancone del bar
Appoggio, sensazione di comodità, la mente sveglia sono i riflessi di una buona agopuntura.
Per questo, un buon bancone del bar è importante. Gli spagnoli sono soliti dire che è una buona cosa avere un buon bancone.
Un bancone è importante in ogni momento, in qualsiasi luogo del mondo. Dal vecchio negozio, dove si acquistavano le cose di casa, e si approfittava del banco per una buona conversazione, per un aperitivo prima di tornare a casa, ai sofisticati bar dell'happy hour nelle grandi città.
Piccolo, grande, rotondo, l'importante, oltre il prodotto, la bibita ed il cibo, è la tolleranza e la comprensione del barman. Dalle champanerias di Barcellona agli irish bar di New York, o i boteco di Rio, tutti hanno bisogno di avere quel sentimento di solidarietà. La pazienza di ascoltare storie ripetitive, che in casa propria ormai non si sopportano.
Qual è il migliore bancone? Quello del boteco di Rio ha la familiarità, la complicità e la sensibilità della celebrazione. Di cosa? Non so. Forse celebrare l'amicizia di chi ancora non conosce i difetti dell' altro.
Penso al bancone di P.J. Clark, a New York, che ha, o aveva, una forma che aiuta a tenersi alla sbarra e in equilibrio sullo sgabello. Oppure a quello delle caffetterie di New York, dove le conversazioni delle prime ore del giorno, durante la colazione, vanno avanti mentre il rumore delle piastre e delle spatole accompagna la preparazione di uova di tutti i tipi, al suono di un duetto di sudamericani da un lato e di americani dall'altro, presi da una salsa di prima mattina.
Tempo addietro, attraversavo il Central Park per andare alla caffetteria dell'Hotel Excelsior solamente per ammirare la velocità con cui un signore di quasi 70 anni serviva i clienti e tutto il vicinato. Non so se è ancora lì, ma era un bancone con la velocità della luce.
Del resto, la velocità al bancone è essenziale. La barra di un'osteria di Bilbao o di San Sebastian, in Spagna, ha una doppia fila per gli inservienti ed una tripla per i frequentatori. “Tinto y jamón”, butifarras, almejas, anguilas passano con una rumorosa efficienza.
A Berlino, nel Gendarmenmarkt, un bancone con le ruote si protende fino al marciapiede per permettere che la conversazione si possa estendere fino lì fuori. È un bancone decappottabile, come una macchina sportiva.
Nei sushi-yas di Tokyo i piattini col sushi scivolano, per mezzo di un nastro, sul bancone, davanti al cliente. Dietro al banco, di forma ovale o circolare, ci sono i sushimen, che lavorano velocemente e instancabilmente. Il cliente ha soltanto il compito di seguire la “sfilata” sul nastro e prendere il tipo di sushi che più gli piace. Dopo, c'è soltanto da contare i piattini per saldare il conto. A Tokyo, del resto, ci sono bar in spazi così ristretti che c'è soltanto il bancone e non più di una dozzina di sgabelli.
La barra del bancone rappresenta quello che per un nuotatore è la virata in piscina. Una buona batida al banco è un’immersione in un nuovo momento del giorno, nel quale, come dice Nireu Teixeira, “la notte sarà come un filtro, rimarranno solo i buoni”.
Del resto, non è che ci siano molti bar nei pressi di una piscina? Il più bel bar di New York si trova a Williamsburg, Brooklyn, in un vecchio garage, con una finta piscina illuminata. Voglio questa illuminazione nella mia città.
Un pub inglese da grande importanza al bancone. Alcuni di essi hanno divisori, una specie di spazi riservati, o forse saranno dei confessionali? Possiamo immaginare invece un film sul Far West, o una scena della pubblicità, senza un bancone?
I bar richiedono una certa sfacciataggine nella conversazione, poiché qualcuno deve prende l'iniziativa. Per i giovani, è un buon posto per abbandonare l'insicurezza; per i solitari, un luogo dove condividere la solitudine.
Dalla barra dei bajo-rasantes a San Sebastian al bar davanti al Bosforo, ad Istanbul, un bancone è un'agopuntura contro la solitudine, e quindi, a favore della città.
Ce ne sono alcuni speciali, come quello del Boxe 32, nel Mercato di Florianópolis, spazio democratico per gli habitués del Mercato, e sofisticato per quelli che lo desiderano tale. Dalla pasta allo champagne.
Un altro bancone del bar molto speciale è il Maneko's, a Curitiba, che è entrato nella storia per l'unica festa per il passaggio di proprietà di bar, di cui si abbia notizia.
Prima di passare a Maneko's, il bar si chiamava Mano's, e si trovava in una galleria dove lavorava anche il mio barbiere, Zé Trindade. Si chiama Galleria del Commercio, ma se avessimo qualche luogo simile ad una stazione della metro boliviana, sarebbe questa galleria.
Lì c'erano una serie di insolite attività, il restauratore di pupazzi e di giocattoli, il negozio che ripara gli ombrelli e, nella parte centrale della galleria, un flipper.
Un grande punto di incontro del luogo era il Mano's bar, dove le persone si sedevano con vista sui flipper.
Il primo di giugno del 1984, Mano cedette l’attività ad un nuovo proprietario, Manoel Alves, alla presenza dei clienti, degli amici, e con l’impegno di mantenere la cuoca Iza, il cameriere Nilson Passarinho, e continuare l'offerta dei suoi tradizionali manicaretti: polpette di baccalà e mocotó.
A differenza di molti impegni politici, questo fu onorato e rispettato fino ad oggi, nel bar che, nel 1988, fu trasferito al viale Cabral, a meno di 100 metri, con il nome di Maneko's, il cognome del nuovo proprietario.
L'atteggiamento di Manoel Alves fu un vero gesto di gentilezza urbana e di solidarietà con la clientela.
C'è solamente una cosa che un bancone del bar talvolta produce e che bisogna combattere con rigore: lo scocciatore.
Mi hanno raccontato che, in Poços de Caldas, c’era un proprietario che, al sentire l'avvicinarsi di uno scocciatore, suonava la campana. Era un avviso. Ma che responsabilità!
C'è il sofisticato bar a vin, a Parigi, dove puoi provare tutti i vini; ci sono i botequins di Rio, fonte inesauribile di ottimi manicaretti, di un buon bicchiere di birra e di un certo turbamento disarmato.
Ah, i botequins di Rio. Non c'è niente che possa eguagliare la loro semplicità, simpatia e tolleranza. Poiché il bancone esige una buona dose di tolleranza, del proprietario verso i clienti, tratto importante di umanità.
E i banconi di zinco nei caffé de tabac di Parigi, dove la mattina comincia con una tartine, un caffé, un bicchiere di vino o un marc. Non importa. E’ la Marsigliese celebrata nelle coppe di Pernod.
Ma la solidarietà dei bar si misura dalla proporzione della sbarra del bancone e dal numero dei tavoli. La solidarieta’ è maggiore quanto più grande è la sbarra. Perchè il bancone rappresenta uno stato di equilibrio, non soltanto in relazione alla bibita, ma, soprattutto, alla riflessione e alla decisione, anche se essa porta all'uscita dal bar. La solidarietà è latente.
Amore per la citta’
Che dire se ogni puntura d’ago fosse un gesto d’amore verso la propria città? Comincia col disegnare la tua città. Disegna il tuo vicinato ed indica le persone che conosci. Salutale per nome. Questa è una buona agopuntura.
Compra nei negozi e nei locali gestiti dai proprietari e dalle loro famiglie. Un’ altra buona iniezione di amore alla città. Sul prossimo autobus che prendi, rivolgi una frase gentile all’autista, al bigliettaio e agli altri passeggeri. Un punto in più per voi. Vai a piedi e presta attenzione al disegno della pavimentazione, all’illuminazione, all’itinerario. Un punto in più per te.
Hai sentito e riconosciuto un suono tipico della città? Hai sentito dei profumi tipici di una certa zona? Più punti. Hai chiesto al negoziante dove vai solitamente a fare acquisti di non chiudere il negozio con la saracinesca per fare in modo che tutti possano vedere la merce della vetrina? Più punti.
Avete un gruppo di persone con cui chiacchierate, un caffè o un bar dove vi ritrovate? Ottimo. Avete il vostro barbiere, la vostra edicola? Ancora meglio. Siete clienti di negozi e servizi che danno su una strada? Più punti. E se il tuo eco clock segna meno di uno, ancora meglio.
Serbi il ricordo della città come era una volta, del junk food non se ne parla nemmeno, vai a vedere un film in un cinema di quartiere, e poi lo commenti con i tuoi amici al ristorante? Le mie congratulazioni! Sei un cittadino, guarito dall’agopuntura urbana.
Sei capace di cogliere momenti speciali nella vita di una città, di percepire che ogni città puo’ essere migliore. Dipende da voi conoscerla e sentire ciò che ha di meglio, che è la solidarietà. Allora, siete capaci di amare le persone di tutte le città.
Pensiamo tutti alla città.
Io, da parte mia, penso…
Penso alla piazzetta della 53a strada (New York)
tanto preziosa
che si dovrebbe custodire
(affinché nessuno la saccheggi)
penso alle strade e ai canali di Annecy
una Venezia locale
ed autentica
alla vegetazione che copre la pensilina dell’hotel
della Fenice
et des Arts a Venezia
in pieno autunno
alle piazze coperte a New York
piccole e grandiose
allo stesso tempo
penso alla velocità di propagazione
della cultura, rimbalzando tra
le pareti delle brownhouses e dei grattacieli
penso alla silhouette di New York
di Koblenz
di Firenze
di Gerusalemme
una grande città deve avere una silhouette
al colore delle città
ah, il colore di Bologna
del Farol da Barra a Salvador
La cenere della strada Monfettard insanguinata dai colori della fiera
Il colore del mare visto dalla terrazza dell’ Amanda’s Bar a San Juan,
la dignitosità della Via dei Calzaiuoli a Firenze
le mattine fosche della mia grigia Curitiba
e le mura
penso all’eternità delle mura di Gerusalemme,
della Cina
e al loro valore
penso alle porte e ai portoni
penso alla solitudine di Place de Furstenberg
una panchina, un albero e un lampione
e a voi con un gruppo di persone con cui state bene
e da soli con una persona che amate
penso ai rifugi, alla città che dovrebbe essere un grande riparo
penso agli ombrelloni di Campo de’ Fiori
alle pensiline art-nouveau di un palazzo di Parigi
alla galleria Vittorio Emanuele, vera
cattedrale dei passanti
penso ai banconi dei botecos di Rio
dei negozi di Curitiba
penso ai bar e agli angoli
alle piazze e ai patii di Parigi
Place Dauphine
Place des Vosges
o alla Plaza Mayor di Madrid
dove il tavolo di un palmo
misura un palmo di chiacchiere
dove l’aspettare è più piacevole
contando le ore con te stesso
con te e gli altri
guardare per un fiume come a Parigi
per i canali, come a Venezia o Annecy
per il mare a San Juan
le altre persone ai Champs-Elysées
voi stessi, come al Cafè Paraguas
a Barcellona
trovarsi nel bar della pista ciclabile a Curitiba
nel Gramecy Park
nelle vetrine di un bar di fronte al
Museo di Storia Naturale di New York
nella piazza di Siena
nella piazza San Marco
in un boteco a Rio do Fogo
ad alcuni chilometri da Natal
in un tardo pomeriggio nel Bosque do Papa a Curitiba
conversare sulla passeggiata pubblica o nel deck del Parco Barigüi
a Curitiba
in un brunch nel Café Bela Vista a San Francisco
nella Boca Maldita
o sulle Ramblas di Barcellona
in un happy hour nel lobby di un hotel
a New York
nei caffè di Buenos Aires
ascoltare la Filarmonica di New York
un concerto di Benny Goodman nella
Heavenly Rest Church, a New York
un concertino in piazza Garibaldi
o in un bar di Rio
un concerto nella Sainte-Chapelle
i Klezmatics in piena 2a Avenue a New York
Villa-Lobos su un battello nella Foresta Amazzonica
o Despertar da montanha nelle strade di Oro Preto
un concerto per flauto nel quartiere gotico di Barcellona
penso alle strade e alle passeggiate
la piccola passeggiata dietro all’Arco do Toles, a Rio
o Passeig de Gràcia a Barcellona
e il Carrer Moncada con i suoi musei
penso ai palazzi
di Steiner Street, a San Francisco
di Heidelberg
di Rio do Fogo a Rio Grande do Norte
di Olinda
penso al valore di
Gerusalemme
Heidelberg
Assisi
Ouro Preto
Olinda
ai passaggi e gallerie
al passaggio di rue de Seine-Dauphine
alla Galleria Paris a Budapest
e ai ponti,
al ponte Carlo a Praga
al Pont-Neuf a Parigi
ai ponti di Annecy
per non parlare di quelli di Venezia
penso alle chiese
di Ouro Preto e Saint Germain
alle cattedrali del Duomo a Milano
di Reims
e della Sagrada Familia a Barcellona
o della piccola chiesa di Zumbi, a Rio Grande do Norte
A San Francisco, alla sinfonia di una città
a Edimburgo, un parco che recupera la linea del treno
a Londra, la virtù della piccola scala
a New York hai sempre la sensazione
che tutto stia per cominciare
fucina di idee
dove puoi stare solo in compagnia
di tutti
Roma, la città dove il passato
ce l’hai accanto
Infine, ogni città dovrebbe avere una personalità
(o emanare una canzone) che fosse una persona
indicata per farla conoscere, per accrescere l’ammirazione
verso la città e verso quella persona
Le città, in che epoca?
Parigi negli anni ‘20 e ‘60
New York oggi
Barcellona negli anni ‘60 oppure oggi
Rio negli anni ‘60
Curitiba negli anni ‘70
Natal oggi
Salvador negli anni ‘70
Ouro Preto
perché la città a cui penso adesso
rimarrà con me per sempre.

Prefazione
di Pietro Garau
Passeggiando per San Paolo del Brasile non molto tempo fa, Jorge Wilheim, allora assessore all’urbanistica di quella citta’, mi disse: “Sai che Lerner ha appena pubblicato un libro? Si chiama “Agupuntura Urbana”, e credo che ti piacera’. Cercai il libro a Curitiba, la mia tappa seguente e la citta’ di Lerner, e stranamente non lo trovai. Fui invece piu’ fortunato a Porto Alegre, dove non mi fu difficile trovarne una copia.
Jorge aveva ragione. Non solo il libro mi piacque; ma mi piacque tanto che decisi di adottarlo come uno dei testi del mio corso di politiche urbane al corso di laurea magistrale della prima facolta’ di architettura di Roma.
Il corso si propone di contribuire alla riscoperta di nuovi significati per la missione dell’urbanista nella società contemporanea. Questa missione è qualcosa di più dell’applicazione dei codici della pianificazione alla città ed al territorio. Oggi essa è quella di individuare e sviluppare i valori necessari per affrontare le sfide insediative della società contemporanea. Unica tra le molte figure professionali, quella dell’urbanista affronta il compito di tentare una sintesi tra i valori storici, sociali, ambientali, culturali ed estetici che sono alla base di una delle più grandi creazioni della storia umana attraverso i secoli: la civiltà urbana. La riscoperta di questi valori e la necessità di farne la base di modelli di convivenza civile per il nostro comune futuro rappresentano l’attuazione concreta del concetto di sviluppo sostenibile applicato agli insediamenti umani.
Agupuntura Urbana e’ un’opera assai breve ed ancora del tutto sconosciuta in Italia, anche perche’ ancora non tradotta né in italiano, né in inglese, né in qualunque altro idioma dominante o particolarmente diffuso. Il libro è in lingua portoghese, ed il suo autore si chiama Jaime Lerner.

Lerner è ancora poco noto in Italia, ma è gia’ molto famoso in tutto il mondo e naturalmente nel suo paese natale, il Brasile. E’ anche un personaggio poliedrico: ingegnere di formazione, architetto di vocazione, urbanista di fatto, e per molti anni amministratore pubblico. E’ stato per lungo tempo il sindaco della città di Curitiba, e successivamente governatore dello stato di Paranà. Lerner è anche e soprattutto un uomo di cultura, ma di un genere particolare. Ha, per esempio, il difetto di scrivere in modo semplice e chiaro. E’ uomo di cultura perché si è sempre preoccupato di creare idee capaci di potenziare la cultura della città e della sua convivenza con la natura, e di tradurle in pratica. Attualmente, Lerner vive a Curitiba, dopo aver ricoperto la carica di Presidente dell’Unione Internazionale degli architetti (UIA).
Lerner rappresenta per la cultura delle città ciò che è stato Oscar Niemeyer per l’architettura. Come Niemeyer ha inventato un’architettura basata su forme nitide e universali, così Lerner ha introdotto una maniera limpida e condivisibile di leggere la città, i suoi valori e la sua cultura, e di farne la base per escogitare soluzioni felici (e quindi basi per buone politiche) a problemi locali che sono comuni a tutti gli insediamenti umani del mondo – l’abitazione, la mobilità, la sicurezza, i servizi, lo smaltimento dei rifiuti, l’ambiente, la vivibilità, la competitività economica. Su questi elementi Lerner ha costruito una nuova maniera di fare urbanistica basata su un principio d’identita’ urbana, che trova una definizione felice in un termine cardine della cultura urbana spagnola e latinoamericana - ciudadania.
Il libro di Lerner comincia così:
“Ho sempre cullato l’illusione e la speranza che con una puntura d’ago si potesse curare il dolore. Il principio di recuperare l’energia da un punto dolente o affaticato con un semplice tocco ha a che fare con la rivitalizzazione di questo punto e dell’area che lo irconda.…..molto spesso mi interrogo sul perché determinate città riescano a compiere trasformazioni….sappiamo che la pianificazione è un processo. Per quanto buona possa essere, non può provocare trasformazioni immediate. Quasi sempre è una scintilla che inizia un’azione, e la susseguente propagazione di questa azione. E’ questa che io chiamo una buona agopuntura. Una vera agopuntura urbana”.
La nostra esperienza sarà un viaggio virtuale attraverso il libro di Lerner, i cui brevissimi capitoli saranno gli approdi che useremo per visitare e studiare, sempre in modo virtuale, altre espressioni di felici scelte urbane ispirate da desideri, ricordi, volonta’, esperienze, idee, riflessioni, intuizioni, ispirazioni, divagazioni, assonanze, approfondimenti.
Gli approdi saranno del genere più vario: I coreani di New York; Il “Vecchio Cinema Nuovo”; Il recupero di un fiume; La Città Proibita; Cali; Non far nulla, con urgenza; Around the clock; Gentilezza Urbana; Agopuntura per la musica; Continuità come vita; I suoni, gli odori e i colori della strada; Un buon riciclaggio; La gente nella strada; Smart Car, Smart Bus; Accordi di solidarietà; Disegna la tua città; Istruzioni per fare agopuntura urbana; Ozio Creativo e Mediocrità Laboriosa; L’autostima, una buona agopuntura; Luce; Acquapuntura; La carta della mobilità; Eco clock; Afforestamento urbano: La Memoria Prodotta: Parchi, Piazze e Monumenti; La Guida di Una Pagina; Il colesterolo urbano; Edifici e Dignita’; L’agopuntura del silenzio; Ramblas e gallerie; La puntura rapida che non duole; Il Colpo d’occhio; Lettera a Fellini; Come trovare qualcuno in una citta’; La presenza del genio; Mercati e fiere; Un banco di bar; E per finire, l’approdo finale : l’Amore per la Citta’.
Roma, Novembre 2004
agopuntura urbana
Jaime Lerner
L’introduzione di Oscar Niemeyer
Quando sento parlare di progresso delle scienze, ricordo sempre che è sulla base dell’intuizione che esse offrono il salto creativo capace di aprire una strada nuova e insperata.
Se esaminiamo l’opera di Jaime Lerner nel campo dell’urbanistica, ci accorgiamo di come sia stata l’intuizione a condurlo alle modificazioni urbanistiche che avrebbero conferito a Curitiba caratteristiche completamente differenti da quelle delle capitali degli altri Stati del nostro paese.
E’ chiaro che le conoscenze urbanistiche indispensabili hanno influito in maniera considerevole, ma anche che esse si sarebbero rivelate insufficienti se gli fossero mancati il talento e l’intuizione ai quali mi riferivo.
Il caso del nuovo Museo del Parana’ serve da esempio. Fu grazie alla sua sensibilita’ che nacque l’idea di trasformare quella scuola tanto antica nel museo che segna una nuova tappa nella vita culturale della citta’.
E’ per tutto questo che io raccomando la lettura di questo libro, in cui i problemi dell’urbanistica e della societa’ si intrecciano in una forma intelligente e attuale.
Oscar Niemeyer
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Premessa
La traduzione di questo libro è per la massima parte opera degli studenti del Corso di Politiche urbane A.A.: 2005/2006, tenuto dal Prof. Pietro Garau nel quadro del corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale ed Ambientale della Prima facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni” dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
Si ringraziano per la traduzione dei primi sei capitoli gli studenti Valerio Zampieri, Ercole Sammarone, Pietro Menichelli, Emanuele Indino, Massimo D’Ambrosio del medesimo corso dell’anno accademico precedente.
Roma, dicembre 2005
Nicola Bertoni
Matteo Cuneo
Elena Cupisti
Daniela De Ioris
Barbara Grande
Michele Margherita
Sara Moretti
Panayota Nicolarea
Luca Pellegrino
Mirka Serra
Francesca Scuteri
AGOPUNTURA URBANA
Di Jaime Lerner
Introduzione
Ho sempre avuto l’illusione e la speranza che, con una puntura di ago,
sia possibile curare i mali. Il principio di recuperare l’energia di un punto dolente o affaticato per mezzo di un semplice tocco ha a che vedere con la rivitalizzazione di questo punto e dell’area che lo circonda.
Credo che alcune “magie” della medicina possano, e debbano, essere applicate alle città, poiché molte di esse sono ammalate, ed alcune quasi all ’ultimo stadio. Proprio come la medicina necessita dell’interazione tra il medico ed il paziente, anche in urbanistica e’ necessario far reagire le città. Trattare un’area in modo che la si possa curare, migliorare, creando reazioni positive e a catena. E’ indispensabile intervenire per rivitalizzare, per far lavorare l’organismo in un altro modo.
Molte volte interrogo me stesso sul perche’ determinate città riescano a conseguire trasformazioni importanti e positive. M’imbatto in numerose e varie risposte, ma una di queste mi pare comune a tutte le città innovatrici: perché in esse c’è stato un inizio, un risveglio. Ed e’ questo che fa reagire una città.
Sappiamo che la pianificazione è un processo. Per buono che sia, non determina trasformazioni immediate. Quasi sempre è una scintilla che inizia una azione alla quale consegue una propagazione di quest’azione. Ed e’ questo che chiamo una buona agopuntura. Una vera agopuntura urbana.
Cosa si potrebbe citare come esempi di una buona agopuntura urbana? La riconversione di Cannery, a San Francisco. Il Parco Güell, a Barcellona. A volte, è un’opera a propiziare un cambiamento culturale, come e’ stato il caso del Centro Pompidou, a Parigi, del Museo di Bilbao, di Frank Gehry, o anche il restauro della Grand Central Station, a New York.
Altre volte, l’agopuntura urbana avviene grazie ad un tocco di genialità, come la piramide del Louvre, il recupero di Porto Madero, a Buenos Aires, e il complesso di Pampulha, di Oscar Niemeyer, a Belo Horizonte. Cose piccole, come il Paley Park, a New York. O grandi opere, come l’Istituto del Mondo Arabo di Jean Novel, a Parigi, ed il Museo dell’Olocausto di Libeskind, a Berlino.
In alcuni casi, gli interventi accadono piu’ per caso che per disegno, per sanare ferite che l’uomo stesso ha inferto alla natura, come le cave. Con il tempo, queste ferite creeranno un altro paesaggio. Il saper trar profitto da questi paesaggi e dalle correzioni degli errori umani e’ un’agopuntura che da’ risultati eccellenti. Un esempio chiaro, ottimo, e’ l’Opera di Arame, a Curitiba. O ancora la demolizione della freeway a San Francisco.
Anche i sistemi di trasporto hanno prodotto buone agopunture urbane in tutto il mondo. Esse si incontrano nei begli ingressi delle antiche stazioni del metro’ di Parigi, nelle stazioni di Norman Foster, a Bilbao, e nei tubi del Sistema Espresso, a Curitiba.
I coreani a New York
Non sempre l’’agopuntura urbana si traduce in opere. In alcuni casi, è l’introduzione di un nuovo costume, di una nuova usanza, a creare condizioni positive per la trasformazione. Molte volte e’ l’intervento dell’uomo, senza premesse di pianificazione o senza la realizzazione di un’opera materiale, a finire per diventare un’agopuntura.
Dico spesso che New York dovrebbe erigere un monumento al coreano ignoto. Gli immigrati di questa nazionalita’ offrono un servizio straordinario alla citta’ con i loro negozi alimentari aperti 24 ore. Questi negozi non solo garantiscono l’approvvigionamento ma animano angoli della città. C’è gente, luci, le persone si incontrano quando vanno a fare le loro piccole spese. Ciò genera maggiore sicurezza per i residenti.
Essendo aperti senza interruzioni, i negozi costituiscono un riferimento importante per la città. Per questo, i coreani ignoti e i loro piccoli commerci aiutano a fare una buona agopuntura urbana a new York. Meglio di quello che qualunque programma di animazione culturale potrebbe conseguire.
Molti di questi punti presenti oggi a New York ricordano cio’ che rappresentava il mercato di Les Halles la mattina. Per decenni fu il cuore della città, e fece pulsare la vita di generazioni. Oppure ricordano i mercati aperti di notte in varie citta’ del mondo. Ancora a Parigi, in rue de Seine come a rue de Bucci, una piccola fiera è una tradizione che non si spegne col tempo.
Non mancano esempi in Oriente, come il mercato del pesce di Tokio e la sua attivita’ febbrile molto prima del sorgere del sole. Sono i lampi che avvengono nella vendita di polpi immensi, rombi giganteschi, in un incontro di persone impegnate ed intente nel compito di far nascere il giorno che si approssima.
Ho anche l’abitudine di dire che tutta questa gente che lavora all’alba forma un gruppo di addetti di una città che non può smettere di respirare. Essi costituiscono una vera Unità di Terapia Intensiva della città.
Il vecchio cinema nuovo
È fondamentale che una buona agopuntura promuova la cura o il riscatto dell’identità culturale di un luogo o di una comunità. Molte città oggi necessitano di un’agopuntura perché hanno smesso di avere a cuore la loro identità culturale. Un triste esempio di cio’ è la scomparsa dei cinema di quartiere.
Nel passato i cinema rappresentavano per la gente lo spazio magico della fantasia, della musica, dell’ utopia, della realta’, del sogno, della speranza. Ed erano anche un punto di incontro fondamentale per la città.
I cinema influenzavano generazioni intere, non solo sotto il profilo culturale. Erano luoghi dove le persone si incontravano, discutevano, si divertivano, e frequentemente trasferivano queste discussioni in altri luoghi della città. Il cinema diffondeva la moda, la letteratura, la danza, la musica, la storia.
Nulla supera il cinema per la possibilità di registrare le epoche importanti di ogni Paese.
Queste sale cinematografiche raccontavano e facevano la storia. Ma in gran parte delle città del mondo, essi stanno scomparendo. Il vecchio cinema di ogni città viene riconvertito ad altri usi, dando luogo a supermercati, luoghi di culto ecc. In molti posti, il cinema tradizionale è stato sostituito dalle sale degli shopping centers - ma questa è un’altra storia.
La memoria della città è il nostro vecchio ritratto di famiglia. Così come non si strappa un vecchio ritratto di famiglia, ed il vecchio cinematografo fa parte di questo ritratto di famiglia, cosi’ non si può perdere un punto di riferimento cosi’ importante per la nostra identità.
Nello stato di Paranà, abbiamo cominciato a recuperare i vecchi cinematografi cittadini. Abbiamo cercato di dotarli dell’equipaggiamento piu’ moderno possibile in modo da poter creare circuiti nazionali e di cinema d’arte, molte volte relegati alle reti dei cinema degli shoppings.
In sostanza, il Vecchio Cinema Nuovo è un programma che rinforza la nostra identità culturale. È un’agopuntura urbana che cerca di curarci contro la perdità della memoria e della nostra identità.
Il recupero di un fiume
Il mio arrivo a Seul, sebbene fosse la prima volta, non pareva offrire sorprese. Un’altra antica città dell’Asia, animata da una impressionante vitalità e da una vertiginosa crescita nella sua modernità. Tanto che non sembrava dimostrare i suoi 800 e piu’ anni.
Ancora una dimostrazione di rapidità nelle sue enormi strade e freeways, per concludersi in un centro caotico dove la gente deve attraversare passaggi sotterranei, salendo e scendendo, semplicemente per attraversare una strada. Ora le auto passavano su un asfalto perfetto come se scivolassero su un tappeto rosso.
Così sono state costruite e distrutte molte città, dando priorità alle automobili. Città belle, storiche, con edifici e palazzi magnifici nella loro architettura circondate dalle automobili, i nostri dragonii.
La prima sorpresa a Seul fu di essere chiamati per legittimare un orientamento poco comune alla maggioranza delle città. Il comune aveva intenzione di riservare buona parte dello spazio per “l’autobus di Curitiba”, creando in molte parti della città quella rete di trasporto collettivo già battezzata BRT (Bus Rapid Transit)
Le sorpresa piu’ grande: l’amministrazione di Seul voleva eliminare un sistema intricato di strade sopraelevate nel centro della città e recuperare un torrente, il Cheonggyecheon, che riceveva le acque prodotte dal disgelo nelle zone montane. Il torrente, immaginatevi, era stato interrato decenni prima perché non si vedesse il degrado e l’inquinamento di questo corso d’acqua e delle aree limitrofe. E sopra erano state costruite le strade sopraelevate.
L’intenzione e’ ora quella di far ritornare i luoghi a come erano prima, con il recupero del fiume e la rivitalizzazione dell’area ai suoi bordi. Il progetto è costoso (costa molto rimediare ad una grande asineria), ma l’entusiasmo del sindaco e della sua squadra e’ grande. La loro intenzione e’ anche di aprire spazi per i pedoni (city friendly for people). Al momento del nostro arrivo ci hanno mostrato i loro progetti. Tutti offrono una lettura molto chiara. Il disegno della città è chiaro, i monti e il fiume rivitalizzato. Occorre dire che la città è nella loro testa. Non ho dubbi sul fatto che tutti i progetti saranno realizzati.
A Seul ho poi avuto il privilegio di parlare con una delle persone piu’ conosciute della città, Young-Oak Kim, un filosofo formato a Harvard che ha lasciato l’università per studiare medicina. Al suo ritorno, il professor Kim insegnò filosofia per due anni in un programma molto popolare in Corea del Sud. È un uomo molto famoso, che ora ha deciso di essere il portatore di temi importanti. La nostra conversazione è una celebrazione. Tante affinità nei pensieri e nella semplicità, sintesi della filosofia orientale.
Lui mi fa un disegno della città. Ed e’ la cosa che mi impressiona di piu’: lui legge la città, il significato di ogni zona, di ogni luogo, di ogni nome, in maniera semplice e concisa. Ah, se le città avessero meno venditori di complessità e più filosofi!
La città proibita
La storia ci racconta che Pechino e’ una delle città piu’ antiche al mondo. All’inizio del quindicesimo secolo fu trasformata in due città, separate da mura. La città interna ospitava l’antica Città Imperiale, circondata da un muro di dieci chilometri. Era la “Città Proibita”, dove i fossati delimitavano il palazzo dell’Imperatore. L’ultimo, Pu-Yi, fu deposto nel 1911 ed espulso dalla città nel 1924.
Ma la Pechino di oggi ha perso i suoi caratteri. Non si vede piu’ il mare di biciclette che faceva parte del paesaggio di prima. Ogni bicicletta portava una o piu’ persone. Era una città di persone.
Oggi, Pechino è piu’ un accampamento di palazzi modernissimi, circondati da enormi strutture viarie, freeways e dai concetti antichi di anelli, radiali ecc. Nella ”ciambella” formata dal secondo e dal terzo anello, un CBD (Central Business District). E’ una città di superstrade.
Giunti nella “Città Proibita” e nella zone ad essa prossime, appare la tessitura delle piccole trame della vecchia città. Una citta’ che oggi si riconosce solo nei film o nei libri.
Pechino ha bisogno di una agopuntura per ritornare ad occupare il ruolo di spicco che merita nel mondo. Meno superstrade, più città, più persone, più biciclette. Forse puo’ essere questa l’agopuntura necessaria. Che audacia! Pretendere di fare dell’agopuntura ai cinesi!
Cali
Una brezza a una cert’ora. Di notte, una piazza che si fa scoprire. La città è sicura, tranquilla, con gli innamorati e con i bambini che corrono per le strade. In alcuni luoghi si puo’ vedere l’anima della città. La parte antica, i colori, le stradine animate dal suono distante di una salsa.
Peccato che un pò dell’identità della città si sia perduta con le strade molto grandi, un’esagerazione di superdimensionamento. Per attraversarle, devi salire e scendere le passerelle.
All’improvviso, uno shopping center antico, non chiuso, con giardino interno, un grande parco, un suono che viene da qualcuno che sta suonando dal vivo, senza ausilii elettronici. Nessun suono in scatola che dia fastidio alla gente.
Il caldo e’ molto forte, ma verso le quattro e mezza o le cinque della sera, una brezza gradevole si prende cura della città. Saranno gli dei che soffiano. Finalmente.
Ma la buona architettura è una casa che visito. L’architetto Benjamin Barney progettò una casa larga poco più di sei metri e con un patio. D’altronde, la casa è un patio con varie verande, e livelli.
Forse in questa città una buona agopuntura sarebbe fare piu’ cose piccole. Enfatizzare il fiume, che è una bellezza, e lasciar soffiare la brezza. Affacciarsi su questo soffio divino come se fosse il sole del tardo pomeriggio su una spiaggia carioca.
Bello!
Non fare nulla, con urgenza
Durante il mio primo mandato come sindaco di Curitiba, una delle prime decisioni che dovetti prendere fu a proposito di una petizione ricevuta da parte di un’associazione di residenti che conteneva una richiesta molto strana. La richiesta era che il municipio non facesse nulla dalle loro parti.
Detti disposizioni all’assessore ai lavori pubblici di verificare questa faccenda. Scoprimmo che la richiesta,per quanto insolita, aveva una motivazione assai logica. Il Comune stava realizzando delle opere nella zona - la correzione dei cigli delle strade non pavimentate, e il sospetto degli abitanti era che i macchinari finissero per interrare un piccolo specchio d’acqua.
La mia conclusione della pratica fu laconica ma decisiva: “ All’ Assessorato alle Opere Pubbliche, Non Fare Nulla, Con Urgenza”. A volte, nella vita di una città minacciata da decisioni che possono danneggiarla, è necessario non fare nulla, con urgenza.
Trentadue anni dopo, a Lisbona, prendo una macchina per fare un giro, e la prima persona che vedo in città è Alvaro Siza Veira, architetto rispettatissimo e richiesto in tutto mondo. Sarebbe come arrivare per la prima volta a Rio de Janeiro e incontrare Oscar Niemeyer. E li’ se ne stava Siza Vieria, tranquillo, ad ispezionare alcuni lavori. I geni appaiono, a volte, senza bisogno della lampada magica.
Vedo le colline, belle colline, ed il Tago. Nei giornali, notizie sui nuovi progetti per Lisbona. Tunnel, viadotti, l’Expo 98 diedero dei contribuiti, ma si trattava di un‘area dismessa che è stata riqualificata.
Nella Lisbona dell’Avenida da Liberdade, del Rossio, delle Colinas, forse la migliore agopuntura sarebbe non fare nulla, con urgenza.
P.S.: Che ne direste di una piccola audacia: dipingere di un bel color antiruggine l’ascensore di Santa Giusta?
Around the clock o La città 24 ore
Nello Zocalo,centro storico di Città del Messico,nel tardo pomeriggio, incomincio a provare il timore di sparire nella moltitudine. Un’ inondazione di persone. Il numero maggiore e’ quello dei venditori ambulanti che cercano di garantirsi la sopravvivenza quotidiana, una sopravvivenza difficile.
E la domanda che ci si pone in queste mega-città è come conciliare il settore formale con quello informale. Le risposte sono ancora molto sterili ed inique. E allora, perché non promuovere la convivenza tra il settore formale del commercio autorizzato con quello informale? L’idea che mi viene in mente è quella di stabilire un accordo di orari.
Gli ambulanti potrebbero iniziare la loro attività dopo le sei di sera, apportando più vita alla città dopo l’orario commerciale tradizionale. E renderebbero anche la zona piu’ sicura. Un settore aiuterebbe l’altro,ed entrambi manterrebbero il commercio locale sempre a tutto vapore.
In definitiva, il commercio ambulante, nelle sue diverse configurazioni, è un’istituzione antica quanto la città. Si pensi, per esempio ai mercatini.
Durante un orario prestabilito, in una determinata localita’,un mercatino si installa ben prima del commercio normale, e ben piu’ tardi l’intera struttura e’ smantellata rapidamente. Il tutto funziona così bene!
Una struttura mobile che viene e va altrettanto velocemente. Alcune città, come Shangai, Hong Kong e Curitiba, hanno mercatini notturni.
Sono punti di incontro molto gradevoli, nelle ore più disparate. Qui l’agopuntura avviene al ritmo dell’orologio.
Gentilezza Urbana
Alcuni anni fa, un gruppo di persone molto in gamba di Belo Horizonte, tra i quali il mio vecchio amico Valerio Fabris, riusci’ a infondere rispetto tra le persone con atteggiamenti che stimolavano l’amore per la propria città.
Ogni gesto di questo tipo è una gentilezza urbana.
Da allora, sono nate periodicamente azioni e idee creative nate dalla convinzione delle persone che la gentilezza urbana è indispensabile nella vita della città.
E’ diventata famosa la storia della mucca della via Leopoldina, una scultura nel mezzo della via che fu adottata dagli abitanti di Belo Horizonte. Tempo fa, la statua fu oggetto di atti vandalici e quasi distrutta. Un cittadino attraversò la città con una benna di sabbia e di cemento e la ricostruì.
In un batter d’occhio la statua è ritornata come nuova, con colori nuovi, offerti da una popolazione che l’ama a dismisura. Nel quartiere di S.Geraldo, una casalinga allesti’ un presepe in casa. Lei non chiudeva la porta e riceveva con gioia quelli che volevano vedere il suo presepe.
In un altro quartiere di Belo Horizonte, una squadra di spazzini lavorava sempre cantando. Così la capitale mineraria si è andata guadagnando una tradizione di gentilezza urbana.
Esistono persone che esercitano la loro attività con piacere e che manifestano alla città la propria allegria.
Oscar Niemeyer, nel collocare le sue sculture nella zona della spiaggia di Leme, fece una grande gentilezza urbana.
A Curitiba un dentista alla chiusura dello studio andava alla finestra e suonava la sua tromba.
A Porto Alegre, una emittente radiofonica si affaccia con le sue vetrine sulla Rua da Praia. Le interviste sono accompagnate dalla gente. L’invito ad esporre le proprie idee in una vetrina è una vera gentilezza urbana.
Quando lavoravo a Rio, avevo nel mio gruppo un buon designer. Un giorno, che non scorderò mai, arrivo’ in ufficio vestito da pagliaccio. Si sedette di fronte al tavolo e lavorò silenziosamente per tutto il giorno, come faceva sempre.
Una volta concluso il suo lavoro, ci disse che da quel giorno in poi non sarebbe più venuto perché aveva deciso di fare ciò che sognava da sempre: il pagliaccio del circo. Aveva seguito un corso senza dire niente a nessuno. In quel momento ricevette i suoi primi applausi.
Alcuni anni fa andai a sentire il trio di Enzo Milito, un gruppodi bossa nova. Come avrete capito, si tratta di molto tempo fa. Ma non mi sono dimenticato di un gesto di vera gentilezza urbana. Dopo lo show, il proprietario del locale, vedendo le mie difficoltà nel trovare un taxi a quell’ora, mi porto’ nella sua macchina fino alla porta dell’hotel.
A Maripa’, una piccola città nell’ est del Paranà, il comune aveva piantato orchidee nelle strade. I fiori erano tanto belli che la popolazione aveva restituito la gentilezza dell’amministrazione con un’ altra gentilezza urbana: nessuno ci camminava sopra.
A Roma c’e’ un’altra bella storia di gentilezza urbana, che mi e’ stata raccontata da Domenico De Masi, grande e caro amico.
Tutti i venerdì, un gruppo di inquilini di un palazzo della città organizza una esposizione di quadri di un pittore nell’ascensore del palazzo. Si sale e si ammira l’opera. Ma la gentilezza non si ferma lì: si puo’ scendere per le scale e suonare al campanello di ogni appartamento.
Ogni inquilino e la sua famiglia parlano del quadro, raccontano la storia dell’artista, ti offrono un caffè. Ogni settimana cambiano il quadro e l’artista. Questa gentilezza urbana è veramente molto gradevole.
A Salvador, Carlinhos Brown tiene una scuola di musica in una favela. Li’, tutti i sabati organizza veri e propri concerti negli stessi locali. Una ditta specializzata registra un CD dello show ed i proventi della vendita vanno agli abitanti.
Mio genero Bas mi ha raccontato la storia dei “giardini fluttuanti dei pulitori di finestre degli edifici” a New York.
Nelle piattaforme usate per la pulizia dei vetri, un architetto ha avuto l’idea di mettere cassette di piante e fiori in modo tale da essere “parcheggiati”, diventando cosi’ giardini pensili fluttuanti davanti agli appartamenti. Una gentilezza squisita.
Nei lontani anni ’80, la città di Curitiba decorava tutti gli autobus nel periodo natalizio.
La decorazione con alberi di Natale, con le loro lucine, era una grande gentilezza nei confronti delle persone che dovevano lavorare il giorno di Natale. Con gli autobus che percorrevano la città la gentilezza era anche quella di portare l’allegria del Natale a tutta la popolazione.
A volte la gentilezza urbana si concentra su una sola persona, come e’ successo in occasione della scomparsa del pubblicitario Sergio Mercer. La morte di Sergio Mercer è stato un momento molto triste nella vita di Curitiba.
Uomo di eccellente carattere, pubblicitario di talento, scrittore d’eccellenza.
Questi giudizi su di lui erano frequenti in tutta la città di Curitiba.
Mercer era un curitibano speciale. Era il volto e il pensiero della città. Sapeva tutto sulla musica, la letteratura, era un grande critico ma un amico sempre leale. E soprattutto aveva un altro dono straordinario : era un accordatore di conversazioni. Se la discussione si indirizzava verso un argomento noioso, Mercer correggeva la rotta, e la riaccordava verso un tema migliore e più gradevole.
Aveva la mania dell’orchestrazione, di fare arrangiamenti in qualsiasi momento. Adorava il tango ed era il proprietario di un bandoneon immaginario. Lo si poteva vedere “suonarlo”, persino con una fascia di velluto al ginocchio.
Fu seppellito dalla citta’ intera, ricordando una figura amata. Un cugino di lui mi incontra e mi da’ un cd, con canzoni di un cantante di tango, avuto con notevoli difficoltà: “L’avevo tenuto per darlo a Mercer ma, in mancanza di lui, vorrei che lo conservassi tu, che eri uno dei suoi migliori amici.” Mi sono ricordato di aver anche comprato un’antologia sul tango, che avevo tenuto per darla a Mercer. Me ne tornai dal cimitero con un peso nel cuore.
Prima di ritornare a casa, passo da un ristorante per prendere qualcosa, perche’ nessuno aveva voglia di andarsene. Incontro Monica Rishbieter con alcuni amici, tutti tristi, poiché anche loro erano stati al funerale. Fu cosi’ che mi venne in mente di regalare a Monica il libro che avevo intenzione di dare a Mercer.
E mi venne anche l’idea di proclamare il “Giorno Nazionale di Mercer”, nel quale ognuno avrebbe fatto un regalo ad un amico. Il giorno e’ il 6 marzo, nel quale Curitiba aveva perso questo grande amico. Visto che non potevamo piu’ fare un regalo a Mercer, il Giorno per i regali agli amici rimane come omaggio a lui.
Sarebbe una grande gentilezza urbana, cosa che Mercer ha sempre fatto per la città.
Il giocatore Vampeta, della nazionale di calcio brasiliana, fece un gesto di estrema gentilezza urbana nei confronti della sua città, la piccola Nazare’ das Farinhas, a Bahia. Una volta, lui si trovava in città e gli avevano chiesto un contributo di 20 reais perché il tetto del cinema stava cadendo. Vapeta fece fare una perizia all’edificio, che era in condizioni lamentevoli. Si trattava di una costruzione storica. Il cinema Rio Branco era uno dei due più antichi del paese, risaliva al 1927.
Vampeta acquisto’ il cinema e restauro’ l’edificio. Si dice che l’inaugurazione sia stata la più grande festa nella storia di Nazare’, e perfino alla presenza di Ronaldiho.
Col cinema non si fanno i soldi. Vampeta paga il personale di propria tasca. Oltre agli spettacoli cinematografici, il cinema offre corsi di teatro e arte per più di 80 bambini delle favelas.
A Vampeta non piace nemmeno il cinema, ma non ha esitato a fare questa gentilezza urbana ai cittadini della sua città natale.
Agopuntura per la musica
Ad Antonina,città costiera di Paranà, c’è un piatto tipico che è cucinato in una padella di argilla sigillata a fuoco. E’una delizia chiamata “barreado”. Nella versione più tradizionale, l’ apertura della padella è preceduta da fuochi d’artificio. Ma ciò che rende ancora più gradevole il momento è l’inno di Antonina, cantato nel momento in cui si leva il sigillo dalla padella.
Ogni città ha un suo gesto ed una sua melodia.
Alcune città hanno anche più di un’immagine musicale, ed esse ci proiettano immediatamente nel paesaggio locale. “Copacabana”, “Corcovado”, “La ragazza di Ipanema”,”Città Meravigliosa”.
Roma, Chicago, New York, San Francisco, tutte queste città hanno avuto musiche che sono diventate universali perché le celebravano. Basta sentirle, perche’ la lettura della città divenga immediata.
Quando si parla di tango o di Carlos Gardel, immediatamente ci viene alla mente Buenos Aires.
Potreste assistere ad un bello spettacolo di tango in qualunque posto, dato che molti gruppi di ottima qualita’ fanno tournee in tutto il mondo, ma niente e’ paragonabile al tango di Buenos Aires, perche’ è li’ la sua culla. Sia come sia,nel tango scorrera’ sempre sangue porteño.
Il samba è uno dei contrassegni della cultura di Rio. Abbiamo buoni ballerini di samba in tutto il paese. Ma quando arriva il Carnevale il posto del samba è la strada. Ed in questo Rio de Janeiro è imbattibile, poiché produce nelle strade la più grande opera del mondo,con più di ottantamila protagonisti.
Quando una melodia o un ritmo assumono l’identità di una città, o di un paese, possono creare una buona agopuntura urbana.
Cio’ si puo’ constatare nel quotidiano, come lo scuotimento di una scatola di fiammiferi in una bottega carioca dietro l’angolo, la percussione nelle vie di Bahia,oppure l’hip-hop nei giganteschi apparecchi che si portano dietro gli Afro-Americani nelle strade degli Stati Uniti.
Ci sono canzoni che sono vere agopunture.
Alcune di esse finiscono per diventare tatuaggi : Gilberto Gil, Caetano Veloso, Milton Nascimento, Dorival Caymmi,e Vinicius danno colore alle città e noi ne saremo impregnati per sempre.
E’ difficile immaginare Bahia senza Caymmi, Jao Gilberto,Gil e Caetano; è difficile sentire Minas senza la musica di Milton Nascimento.
Ed e’ altrettanto difficile capire il Brasile senza Villa-Lobos o Ary Barroso.
Ci sono canzoni che, quando parlano di una città, sembrano disegnarcela. La musica fa apparire una fotografia della città nella nostra mente.
Ma e’ stata quella di Antonio Carlos Jobim la melodia che ha fatto apparire migliore la città. E sembrando migliore, diventa migliore.
La continuità è vita
Molti dei più grandi problemi urbani accadono per mancanza di continuità. Il vuoto di una localita’ senza attività o senza abitazioni si puo’ associare ai vuoti dei terreni incolti. Riempirli sarebbe una buona agopuntura.
E’ altrettanto importante includere in una determinata localita’ una funzione mancante. Se esistono solo attività economiche ma mancano le persone, è essenziale incentivare la residenza. Se ciò che accade è la mancanza di attività, l’importante e’ incentivare i servizi. Se un terreno sta diventando vuoto, è importante portarvi qualcosa. Alcuni anni fa, dopo aver avvertito la sparizione di alcuni caffè, che erano veri luoghi di incontro,costruimmo un caffe’ provvisorio in una zona pedonale di Curitiba.
Un terreno, quando è vuoto, deve essere immediatamente riempito, preferibilmente con qualche attività di animazione. Io difendo persino l’idea di installare strutture provvisorie per consolidare alcune attività finchè non si presentino nuovi progetti.
E’ l’agopuntura urbana delle nuove strutture attraverso l’installazione di strutture portatili, che possano essere poste in particolari luoghi anche per portare vita, per rivitalizzare una regione, generando la funzione urbana di cui sis senta la mancanza.
Se mancano attività, se mancano divertimenti durante la notte, si porti una struttura di svago.
Se, in un’altra situazione, mancano abitazioni, si portino abitazioni. Ma tutto questo rapidamente, quasi istantaneamente.
La compresenza di funzioni è importante. E la continuità del processo è fondamentale. La continuità è vita.
I suoni, i colori e gli odori della strada
Il venditore ambulante molte volte è cacciato dalla fiscalita’ dei burocrati. E’ un peccato, poiche’ egli non e’ che un commerciante, anche se alle volte, lo riconosco, opera nell’illegalita’. Ma deve essere visto con occhi piu’ generosi, data l’ampiezza della sua operativita’.
In realta’, il venditore di hot dog a New York,quello di acqua di cocco nel Nord-est, le venditrici di acaraje’a Bahia, l’uomo che grida “ ciao guarda qua!” nelle spiagge di Rio, le venditrici di frutta nel Caribe, con i loro catini in testa, tutti hanno una componente identitaria molto forte. Accrescono il suono, i colori, e gli odori, e questo fa si’ che la nostra identità si sostenga.
Per anni ho abitato di fronte ad una fabbrica di biscotti nel quartiere Cabral , a Curitiba. Ogni giorno della settimana si produceva un tipo diverso di biscotto. Il giovedì, per esempio, era il giorno dei biscotti al cocco, e tutta il quartiere sentiva quel gustoso odore.
La fabbrica poi chiuse, ma tutti i giovedì sento ancora l’odore dei biscotti al cocco. Così nella parte sud della città, tutto il mondo sentiva l’odore del Matte Leao mentre lo stavano producendo. Molti hanno storie simili da raccontare sulle loro citta’.
L’ arrotino, il fruttivendolo, il servizi pubblicizzati e svolti a domicilio, le grida degli strilloni, alcuni di questi suoni sono forse scomparsi dalle città.
Appaiono nuovi segnali. L’uomo sandwich di San Paolo e di molte altre città ha finito per trasformarsi in un grande sito nel quale si comunicano le offerte. Ma il suono, il colore e l’odore delle fiere e degli ambulanti non possono sparire.
E’ terribile una città che lascia indifferenti.
Un buon riciclaggio
Ogni città ha la sua storia, i suoi punti di riferimento. Non mi riferisco soltanto a quelle costruzioni che sono classificate come elementi importanti del patrimonio storico del paese. Mi riferisco, principalmente, ai luoghi che appartengono alla memoria della città e che sono punti fondamentali della identità, del sentimento di appartenenza a una città. Puo’ trattarsi di una determinata fabbrica, di un punto del vecchio percorso del tram o uno di quei vecchi negozi che tengono tutto ingenuamente esposto.
Ma siccome ormai non è più possibile recuperare queste aree e farne rivivere le antiche attività, dobbiamo trovare nuovi usi, nuove attivita’ che portino vita.
Non c’è niente di piu’ attraente per un vicinato, e perfino per un’intera popolazione, della riutilizzazione di uno di questi spazi.
San Francisco, negli Stati Uniti, ha realizzato le prime importanti opere di riciclaggio urbano, trasformando in punti di animazione una vecchia fabbrica di cioccolato, la Ghirardelli, e una fabbrica di scatolami, la Del Monte, che si sono trasformate nella Cannery. Entrambe sono state riciclate alla fine degli anni ’60 e si sono tramutate in attrazioni del noto Fisherman’s Wharf.
A partire dagli anni ‘70, i riciclaggi si sono iniziati a fare in tutto il mondo con progetti brillanti, come quello delteatro Sesc a San Paolo, e altri in Europa, principalmente quelli delle stazioni ferroviarie di Londra.
Nel 1971, Curitiba trasformo’ una vecchia montagna di polvere in un piccolo teatro – il Teatro Paiol. Subito dopo, un’ antica fabbrica di coca-cola divento’ il Centro della Creatività.
Alanalogamente meritano di essere citati il Porto Madero, a Buenos Aires, e parte della Stazione Julio Prestes, a San Paolo, trasformata in una magnifica sala per i concerti.
Gli esempi sono sia buoni che cattivi. Il più importante fu il risultato conseguito con la rivitalizzazionee di locali abbandonati che hanno prodotto, nella maggior parte dei casi, importanti impianti culturali. Queste sono state ottime agopunture.
Più recentemente, vere ferite inferte al paesaggio dall’uomo, come le cave di pietre e di sabbia, hanno finito per essere trasformate in parchi e teatri. Ancora una volta Curitiba ha prodotto innovazioni, con l’ Opera di Arame, la cava Paulo Leminski (spazio per show e rappresentazioni all’aperto con una capienza di più di 80 mila persone), e parchi realizzati successivamente per testimoniare il contributo delle diverse etnie alla vita della città.
La medesima cosa vale per il fiume Iguaçu con le sue cave , che hanno finito per salvare l’intero Stato [del Parana’] da un disastro ambientale. Quando si è rovesciato del petrolio nel fiume Iguaçu, è stato proprio nelle cave che il petrolio si e’ andato rapprendendo.
Non nella prima, non nella seconda, ma nella decima cava di sabbia il deflusso fu bloccato e, a partire da quel giorno, sono stati realizzati intensi lavori di disinquinamento.
Ma è stata la riqualificazione di queste cave, che sono state trasformate in filtro, a ripulire il fiume. Cosa erano queste cave? Ferite che l’uomo aveva fatto nel paesaggio.
Ma si e’ trattato di una ferita trasformata in soluzione.
La riprogettazione di queste cave sta donando nuova vita al fiume Iguaçu.
Gente di strada
A volte mi fermo a osservare come una goccia di miele faccia aggregare le formiche. O come in un bar di un quartiere povero, la luce e l’animazione attiri le persone. Ma sono soprattutto le persone ad attrarre le persone.
L’uomo è attore e spettatore dello spettacolo quotidiano che è la città. Una buon agopuntura è aiutare ad attrarre la gente nelle strade, creare punti di incontro e far sì che ogni funzione urbana catalizzi bene l’incontro tra le persone.
Un terminal di trasporto, per esempio, non ha bisogno di assomigliare ad una stazione di autobus. Anch’esso può essere un buon punto di incontro.
A Strasburgo, in Francia, i progetti dei terminal e dei tram hanno creato piacevolissimi punti d’ incontro.
A Seul ho visto una stazione della metropolitana che aveva uno spazio ricreativo per i bambini in una zona di intenso passaggio con anche un piccolo planetario.
A Curitiba, stazioni con una capacità pari a 500/800 mila persone al giorno sono piazze gradevoli.
Quanto più si concepisce la città come integrazione di funzioni,di livelli di reddito, di eta’, più incontro, più vita ci sarà in essa.
La progettazione degli spazi pubblici è importante. La piazza della Borsa, a Lione, La Piazza del Sole, a Barcellona, la Gammeltorv, a Copenaghen, la Tsukuba Centre Square, in Giappone, e la Pioneer Courthouse Square, a Portland, sono magnifici esempi di come creare buoni spazi pubblici e allo stesso tempo generare una trasformazione positiva all’interno della città.
Anche per lo studente la strada e’fondamentale.
In molti posti, lo studente è segregato dallo spazio della città, cinto da strutture che per convenzione sono chiamati campus universitari.
Alle volte, lo spazio è così vasto che è un vero “mato” universitario. E invece e’ lui, lo studente, che ha bisogno di convivere più con la città per avere una visione più generosa della società.
Altrimenti, finira’ solo per ricevere gocce di informazione da una società con la quale convive poco.
Potremmo immaginarci una Sorbona fuori Parigi, o una Columbia fuori da New York, o Berkeley staccata dalla città? O l’Università di Heidelberg, o la Facoltà di Giurisprudenza di San Paolo,lontane dalla maglia urbana? Con le stesse strutture centralizzate di alcuni campus, è possibile portare settori dentro alla città, principalmente quelli legati a seminari, attività culturali etc.. Oppure portare la città dentro ai campus.
Smart car, smart bus
Molte sono le discussioni sul trasporto del futuro. La discussione centrale si concentra sull’automobile del futuro e le mostre dell’automobile sono sempre più all’avanguardia. Ho visto, tre anni fa, una esposizione nel MoMA (Museum of Modern Art) che cercava di esplorare l’aspetto tecnologico e del design dell’automobile del futuro.
Ma la vera smart car non esiste ancora. Quando è all’avanguardia nel design non lo è nel motore. E le automobili che hanno un motore evoluto, ibrido in relazione alle varie possibilità energetiche, non sono moderne nel design. E per di più, quelle che sono adeguate alla città, con bassa velocità, non lo sono in relazione ai lunghi tragitti. Ora, se sono necessarie due automobili, perché non pensare a due automobili in una, auto+bicicletta, o ancora ad una macchina per lunghi percorsi che contenga un’ auto urbana nel portabagagli.
La smart bus esiste già. E’ quella che risponde ad alcune condizioni essenziali. Corsia preferenziale (non necessariamente con suoi colori, ma uno spazio proprio) e massima frequenza di operativita’. Salita e discesa a livello, con pagamento biglietto prima di entrare in autobus e linee dirette connesse tra loro.
Non ho dubbi sul fatto che il trasporto del futuro sarà quello di superficie. Più veloce da realizzare, con costi fino a cento volte minori, e che può essere perfettamente integrato alle linee metropolitane esistenti. La strada giusta è quella di dare all’autobus una prestazione uguale o migliore di quella della metropolitana: ossia, “metropolitanizzare la superficie”.
La smart bike c’è già. E’ quella che non si mischia con il traffico normale, ne’ intralcia le vie. E’ la bicicletta che utilizza i suoi propri percorsi, lungo i fiumi, i canali, i tracciati ferroviari. Ma sarà una smart bike se la si potrà usare come un ombrello: aprirla e usarla quando serve.
Lo smart taxi è quello che si pone meno in concorrenza con autobus e metropolitana.
Ed è quello che dà maggiori alternative al cittadino. Questo significa che non dovrebbe entrare in competizione con gli atri mezzi di trasporto. Lo smart taxi è quello che coadiuva il trasporto pubblico conducendo il passeggero al punto del sistema più vicino evitando di occupare lo stesso spazio e lo stesso itinerario. Per garantirsi questa integrazione è importante che anche l’uso del taxi faccia parte di una tariffa integrata. Cioè, il taxi come partner del trasporto pubblico.
Il pedone smart è quello che può usufruire di tutti questi servizi, incluso il parcheggio dell’automobile, utilizzando per questo scopo una carta della mobilità. Il pedone smart richiederà, come consumatore, anche attrezzature, esercizi commerciali e servizi che siano a disposizione per il suo comfort. Ma dovranno essere smart shops, smart movie theaters.
E il lettore smart è colui che non butta via questo libro.
ACCORDI DI SOLIDARIETA’
Si può fare un’ efficace agopuntura di solidarietà urbana con un profondo accordo di solidarietà? Da decenni conviviamo con le conseguenze di disuguaglianze sociali ingiuste, che finiscono per emarginare parte della popolazione di basso reddito nelle città. Le scartoffie prodotte da analisi, seminari e simposi su questo problema, potrebbero coprire la superficie di gran parte delle favelas del mondo.
In generale, la popolazione emarginata vive in zone scoscese o nei fondovalle. È stata la via d’uscita trovata in mancanza di alternative.
Come portare infrastrutture in queste aree, come risolvere il problema della spazzatura che, accumulandosi, inquina ed a volte finisce per sotterrare i loro abitanti? Come risolvere i problemi dell’occupazione e, piu’ terribile di tutti, il problema della violenza e della droga? Alcune città, come Curitiba, sono riuscite a risolvere il problema dei rifiuti, con programmi di acquisto della spazzatura o di scambio con buoni-trasporto. Questo funziona ormai da più di 13 anni.
25 anni fa, proposi una soluzione per far arrivare le infrastrutture nelle favelas. Attraverso i corrimani delle scalinate si porterebbe acqua e luce, facendo in modo che le canalizzazioni ed i cavi entrassero dal tetto o dalla finestra. Gli scoli verrebbero canalizzati negli angoli della scalinata. Tutto molto semplice, ma con un’unica condizione: non occupare suoli.
Aree ricreative negli spazi pianeggianti, che potrebbero anche accogliere alcuni tipi di servizi e di relazioni degli abitanti con la propria città. Per quanto riguarda l’impiego, la proposta è una zona franca all’interno della favela. Eliminare la tassazione per tutte le attivita’ industriali e di servizio che producano occupazione nella favela. Questo favorirebbe un avvicinamento al resto della città nel livello di servizi; queste attività comincerebbero ai bordi dei pendii e nei fondovalle. Tutto questoaiuterebbe sicuramente a diminuire la violenza.
Per avere sicurezza nelle favelas è fondamentale creare attività nelle zone più popolate e nelle spazi pianeggianti. L’apertura di ristoranti, esercizi commerciali, punti di servizio, l’ illuminazione e altre infrastrutture urbane, sono un mezzo per ottenere questo obiettivo e favorire l’integrazione.
La scalata del monte per l’integrazione sociale è una buona agopuntura urbana. Veloce, senza più indagini e gruppi di studio.
CONOSCETE LA CITTA’ DOVE VIVETE?
O
DISEGNA LA TUA CITTA’
Una buona agopuntura urbana sarebbe stimolare la conoscenza della citta’ da parte di ognuno. Quante persone, conoscono veramente la propria città?
Difficilmente si rispetta cio’ che non si conosce. Ma come si puo’ farlo se non si comprende la propria citta’? Disegna la tua città. Feci questa proposta in un seminario a Cali per più di 200 giornalisti, nella Giornata della Stampa. Fino a che punto quegli stessi che ogni giorno scrivono e commentano sulla città, hanno una visione globale di essa?
Il senso della sfida che presentai ai giornalisti fu che non interessa solo appurare se il sindaco della tal citta’ sia buono o meno.
Qual è il valore per la città di notizie su quello che succede di male, sulle manchevolezze? Desideravo che qualcuno di loro mi raccontasse in che modo stavano veramente aiutando la propria città con il loro lavoro.
Ma come si puo’ migliorare la propria città se non la si conosce noi stessi?
Cosa si puo’ fare per la propria città, se non si e’ nemmeno capaci di disegnarla? E’ questo il punto più importante.
Noi impariamo a conoscere la città per mezzo di alcune vie e punti di riferimento. Le carte, che pochi conoscono, non contengono altro che il tracciato delle vie. Io arrivai a conoscere i fiumi della mia città solo quando cominciai a lavorare come architetto nel Dipartimento di Urbanistica.
Accade la stessa cosa con le carte degli stati (o province) di un paese. Quello che si conosce è un disegno politico dei municipi, un rompicapo i cui pezzi formano uno stato, un paese.
Ma quello stato, quel paese, ha un disegno che non ha niente a che vedere con questo puzzle. È il disegno dei suoi fiumi, dei suoi monti, il degradare degli altopiani, le catene di montagne dove si trovano le risorse naturali etc…
Chiaro che chi non percepisce cio’, tende ad acquisire le sue conoscenze attraverso altri strumenti. Ma non è la stessa cosa. Disegna la tua città. Fai un plastico del tuo stato.
Disegna il tuo paese.
Un po’ di tempo fa, come governatore, lanciai una campagna che aveva lo scopo di fare in modo che tutti aiutassero a proteggere i fiumi, dato che grandi fattori di inquinamento sono le discariche – di cui si dovrebbero occupare le autorita’ pubbliche – ed i rifiuti solidi, dei quali si dovrebbero occupare i cittadini. La campagna chiedeva ai bambini: “Conoscete veramente il fiume che passa vicino alla vostra casa?” Come potevano rispettare questi fiumi se non li conoscevano?
E quello che è peggio è che quasi tutti erano coperti, canalizzati.
Una volta identificati i fiumi, l’idea era quella di collocare accanto al numero civico dell’abitazione il nome del fiume che le passava vicino.
Cosi’ le gente avrebbe cominciato a proteggerlo.
Nel Parco della Scienza, costruito a Curitiba a partire dal riciclaggio di un vecchio sito di esposizioni di agro-itticoltura, installammo, tra le altre cose, un grande plastico del Paranà.
Una passeggiata intorno al plastico apportava piu’ conoscenza di quella di mesi e mesi di studi di storia e geografia.
Nello stesso parco fu costruito un Planetario Indigeno, per mostrare come gli indios percepivano l’universo e le sue costellazioni.
Quest’idea meravigliosa comporto’ un costo di appena diecimila dollari, irrisorio se paragonato al costo di un planetario tradizionale.
Se gli indios potevano vedere il disegno di quelle costellazioni e trasferire quella conoscenza di generazione in generazione, come mai voi non riuscite a disegnare la vostra città?
Disegnarla sarebbe una buona agopuntura urbana. Una volta assimilata, sarebbe un bellissimo tatuaggio della memoria.
ISTRUZIONI PER FARE UN’AGUPUNTURA URBANA
Non dimenticare che la città è lo scenario degli incontri.
Socializzante per definizione, la città è il centro a partire dal quale si creano i codici della convivenza.
Oggi il grande conflitto ideologico nel mondo è quello tra la globalizzazione e la solidarietà.
Bisogna “globalizzare la solidarietà”, come dice Mario Soares.
E la città è anche l’ultimo rifugio della solidarietà.
La città non è il problema, la città è la soluzione.
Il grande problema e’ stato la separazione tra le attività economiche e gli insediamenti umani.
Vennero separati il lavoro e la vita.
La città è una struttura di vita e lavoro uniti tra loro.
La città è una integrazione di funzioni.
Più si integrano le funzioni urbane e quanto piu’ si mescolano i livelli di reddito, di eta’, tanto piu’ umana sara’ la citta’.
Pensare ad una città sedimentata è come trovare il suo disegno nascosto. Strana archeologia che fa rivivere le vecchie costruzioni, strade, punti di incontro, dando nuove funzioni a valori che ci erano cari. E’ come scoprire in un caleidoscopio quel tal disegno perduto che renderà possibile l'incontro.
E’ come dare un nuovo contenuto a questo disegno, consolidandolo con il trasporto di massa, con gli usi del suolo e con l’ossatura viaria che, quando integrati lungo la medesima direttrice, definiscono la struttura di crescita della città.
L'automobile è la nostra “suocera meccanica”. Dobbiamo mantenere un buon rapporto con lei, ma non possiamo permetterle di comandarci la vita. Occorre saperci relazionare con l'automobile, ma non essere schiavi di essa.
Le strade sono scene allestite, le automobili sono al massimo utili per appena una funzione. Perciò possono e devono avere un uso multiplo e scaglionato nel tempo.
OZIO CREATIVO
MEDIOCRITA’ LABORIOSA
E’ possibile fare le cose giuste prima delle cose sbagliate? Secondo un principio consacrato a livello universale, la mediocrità laboriosa a volte vince sulla creatività pigra. Perché per chi non si interroga, per chi non esercita costantemente l’autocritica delle sua azioni è sempre più facile eseguire le idee trasmesse da altri. La mediocrità laboriosa, i venditori di complessità, i collezionisti di dati non necessari e le ricerche inaffidabili e inconclusive guadagnano sempre piu’ spazio.
Ma alle volte un solo gesto creativo e’ un’agopuntura tanto potente che ci fa muovere in avanti.
Quando stavamo realizzando a Curitiba uno degli importanti miglioramenti del suo sistema di trasporto, era indispensabile trovare il modo di salire sui mezzi di trasporto al loro stesso livello. La prima battaglia fu realizzare un autobus biarticolato, un autobus che potesse portare un gran numero di passeggeri.
Noi dovevamo convincere i fabbricanti del telaio che questa soluzione era possibile, e che avrebbe avuto un mercato.
Io ottenni con Karlos Rischbieter, ex ministro delle Finanze e ex membro del consiglio d’amministrazione della Volvo, un incontro con la direzione della Volvo a Goteborg, in Svezia. Impostammo uno studio per fare una valutazione delle città che avrebbero avuto bisogno di soluzioni di superficie e uno studio di fattibilita’ tecnica per mostrare come esso potesse funzionare a Curitiba.
Grande fu la nostra sorpresa nel constatare che una struttura poderosa come quella non aveva che di un faldone di ritagli di giornale sul trasporto di massa. Fu per loro una bella vergogna.
E tanto fu l’imbarazzo che, due mesi più tardi, il vicepresidente venne in Brasile per comunicarmi che erano disposti a cominciare a sviluppare il telaio a Curitiba, in tandem con la squadra di Goteborg.
Prodotto il telaio, all’alba si fece un esperimento per vedere se funzionasse con quella lunghezza nelle nostre strade e piste preferenziali per autobus. Il biarticolato era un autobus enorme; ospitava 270 svedesi (e 300 brasiliani). Fu una grande vittoria.
Ma l'importante era anche trovare soluzioni agili per il pagamento del biglietto e per la salita dei passeggeri. Per far cio’, era indispensabile che il passeggero pagasse prima di entrare nell’autobus e che l’imbarco avvenisse allo stesso livello della piattaforma. Il pagamento fu risolto facilmente, con un cancelletto ruotante nell'ingresso della stazione a tubo. Pero’ anche l’operazione d’ imbarco doveva essere perfetta, per mantenere l'agilità ed evitare incidenti. Perciò, era essenziale un incastro impeccabile tra autobus e stazione.
Il numero di soluzioni complesse e costose che tentarono di venderci fu grande. Una di queste era avvicinare l'autobus alla stazione di imbarco con mezzi elettronici. Tutte le soluzioni che presentavano erano estremamente costose. Care come il costo dell’intera flotta.
Quando finalmente l'architetto Carlos Ceneviva chiamò il conducente che era il capo delle operazioni, Roberto Nogari, e gli chiese se era in grado di accostare l'autobus nella stazione tubo con la porta esattamente all’altezza della piattaforma di imbarco. L’autista non esitò e accosto’ alla perfezione. Ceneviva chiese se lui e gli altri conducenti si sentivano in grado di ripetere sempre l'operazione con la medesima precisione. Il conducente offri’ una soluzione immediata. Una piccola tacca sul vetro dell’autobus ed un’altra sulla stazione-tubo. Quando i due segni si allineavano, l’operazione era compiuta, con precisione, agilità e sicurezza per i passeggeri. Il sistema funziona da 11 anni e non ha mai registrato un solo incidente.
Fu un'agopuntura creativa ed un grande vittoria sulla mediocrità laboriosa.
Autostima, una buona agopuntura
Fino a che punto cipiace la vostra città? Generalmente la nostra città ci piace perche’ ci siamo nati. Ma che ne pensiamo della vostra città? La conosciamo, ci sentiamo parte di essa? Oppure le persone che prefigurano tragedie ci influenzano a tal punto da darci la certezza che non ci sarà mai soluzione, che la nostra città è quella che ha le peggiori infrastrutture ed anche quella più violenta e più ingiusta? Ed ancor peggio quando si tratti di una grande città, dove sono grandi i problemi e diventa più facile giustificare questa frustrazione con la la scala.
Ma la scala non ha niente a che vedere con l’impraticabilita’ di una proposta. Ne’ la mancanza di risorse. Cio’ che e’ più importante è la visione giusta, e un saggio equilibrio di corresponsabilità. Ciò che serve e’ uno scenario, oppure un’idea, un disegno allettante. E tutti – o la grande maggioranza – ne aiuteranno la realizzazione. E nel preciso momento della realizzazione, l’autostima della popolazione fa migliorare la città.
Joinville, a Santa Caterina, decise di trasformarsi in un centro di eccellenza per la danza. Il sindaco fece propria la battaglia di Jô Braska Negrão per creare nella citta’ una filiale del balletto Bolshoi di Mosca, e la città intera lavorò per questo.
Montreux, in Svizzera, per una iniziativa di Claude Nobis, e’ diventata la sede di uno dei festival di jazz più importanti del mondo e l’intera citta’ vive questo momento.
Nova Jerusalém, nel Pernambuco, nel mettere in scena la Passione di Cristo in diversi luoghi, creò una grande autostima nella città, ed anche nel popolo brasiliano.
Generare l’autostima è un’agopuntura fondamentale. Così accadde con il trasporto urbano e con le soluzioni per i rifiuti a Curitiba. Così avvenne a Bilbao, in Spagna, con il Museo Guggenheim e tutte le nuove conquiste in quella citta’.
La luce è una buona agopuntura
Si è già detto che l’identità è una componente importante della qualità della vita. Che conoscere la città vuol dire rispettarla ed anche farne parte. A partire dal 1971, Curitiba cominciò a rinforzare il suo disegno e la gerarchia viaria con l’illuminazione pubblica. Cioe’, il sistema di illuminazione pubblica passo’ a rinforzare, a mettere in rilievo la struttura di base della città.
Voi potevate sapere deve vi trovavate grazie al tipo e all’intensità della luce. La luce al sodio (400 W) definiva le grandi infrastrutture, dove vi era il trasporto di massa. Le strade di alimentazione avevano luci di altre tonalità e quando vi avvicinavate al centro, dentro l’anello centrale, l’illuminazione era anche lì al sodio.
La “lettura della città” era estremamente facile e aiutava gli abitanti a conoscerla meglio. Purtroppo, nonostante sia continuata nel tempo, questa lettura cominciò a decaratterizzarsi, ma fu un’agopuntura eccellente.
Molte città hanno usato l’illuminazione pubblica per fare una buona agopuntura. A Rotterdam, in Olanda, la Schouwburgplein è stata trasformata in un grande palco urbano nel quale gli stessi utilizzatori possono modificare l’illuminazione pubblica, e il carattere della piazza si trasforma con effetti che fanno fluttuare lo spazio. Ad Amsterdam le luci dei ponti riflettono le loro arcate nei bei canali. Così, tutta la città sembra riflessa nell’acqua. Nella Rathausplatz, a St. Pölten, in Austria, l’illuminazione valorizza lo spazio, la piazza. Ma è nella Place des Terraux, a Lione, in Francia che si trovano effetti affascinanti con giochi di luce ed acqua dove si riflettono le facciate dell’intero intorno urbano.
Ed il neon, poi, che di notte e’ il suo proprio messaggio sciolto nell’aria? A San Paolo, negli anni ’70, proponemmo una terapia al neon per valle dell’ Anhangabaù. Sarebbe stata un’agopuntura di neon. Durante il progetto di Rio Anno 2000, presentammo una proposta per la Barra da Tijuca nella quale l’idea era quella di creare stradine a forma di onda, rialzate nei bordi con il neon e illuminare drammaticamente la spiaggia e le onde del mare.
Ci fu un periodo in cui, a Parigi, voi potevate scegliere di illuminare per un’ora alcuni monumenti. Bisognava andare in un dipartimento della città, dire luogo e orario, corrispondere un pagamento per il servizio ed avere così “luce propria” per distinguere una parte della città o un determinato monumento per una persona a voi cara.
Nulla è piu’ bello del Cristo Redentore illuminato nell’alto del Corcovado. Così affascinante che la stessa musica di Tom Jobim diceva: “dalla finestra si vede il Corcovado, il Redentore, che bello!”
Acquapuntura
Decenni fa, assistendo ad un film di Jeanne Moreau ambientato in una città della Francia, rimasi incantato da essa. Ad Annecy, i canali facevano parte della vita,cosi’ normali nel quotidiano di questa citta’, e finivano in un altro panorama affascinante: quello del lago Taillories.
Quell’immagine rimase impressa così fortemente nella mia memoria che, anni dopo, arivato a Ginevra per partecipare ad un incontro sulla qualità della vita ad Arc-et-Senans (le antiche Saline Reali di Claude-Nicolas-Ledoux), prendendo un taxi dall’aeroporto alla città vidi un cartello che indicava: Annency 32 km. Presi una rapida decisione. Pochi minuti più tardi, camminavo lungo i canali di Annency, alla ricerca del luogo esatto che avevo inciso nella memoria. Rimasi due giorni in un hotel di fronte ad esso.
Ero stato anni prima a Venezia e gia’ mi ero emozionato per il panorama, per la storia e la magia di una città che è patrimonio dell’umanità. Ma Venezia è anche uno scenario che attrae più turisti che abitanti. Annecy è una Venezia fatta in casa.
Ma non voglio parlare delle città in cui l’acqua ha una presenza cosi’ forte, come Rio de Janeiro, Hong Kong, Berna, Amsterdam, Ginevra, Foz de Iguaçu. Voglio riferirmi a quelle città che hanno usato l’acqua per fare agopuntura urbana. O meglio, acquapuntura.
E anche di quelle città che avevano ingessato i loro canali, coperto i fiumi, creato disastri ambientali. Città che hanno preso le distanze dai loro fiumi e che hanno continuato a de-caratterizzarli, trasformandoli in luoghi di inondazioni, fogne e discariche. Secondo atteggiamenti che disconoscono il fatto che questi fiumi fanno parte della storia della città.
Ma esistono città come Seul, che sta restaurando il fiume Cheonggyecheon. Come Curitiba, che trasforma l’Iguaçu in un progetto per pulire il corso dalla fonte all’estuario. Non è necessario che questi fiumi e canali siano grandi. A Parigi, hanno recuperato il Canale di S. Martin che l’ ha caratterizzata negli anni bohemien. A Friburgo, in Germania, gli spazi del centro sono stati collegati mediante il ripristino dell’antico sistema di canali -Bäckle -, larghi poco più di trenta centimetri, che sono una presenza costante negli spazi pubblici.
O come pure a Lione, al Place des Terraux, dove l’acqua e la luce fanno un pas-de-deux così bello in uno scenario singolare.
Per me è stata indimenticabile la rivalorizzazione dei laghi formati dai fiumi Belém, Barigüi, Iguaçu e dalle Cave. Comunque, la più bella acquapuntura e’ quella realizzata da Coppola nel film One from the heart, nel quale fece riflettere sulle strade bagnate di una finta citta’ il neon di una Las Vegas che è essa stessa artificiale. Il risultato fu meraviglioso: un'acquapuntura falsa in una città falsa.
La carta della mobilità
L’agopuntura non è sempre una trasformazione fisica. A volte è una buona idea che può cambiare in meglio la vita di una città. Le grandi città affrontano i terribili problemi della circolazione e del conseguente degrado che l’eccessiva preoccupazione per l'automobile ha causato.
Anche le città che hanno reagito a questa tendenza disastrosa e dato priorità al trasporto pubblico, e che hanno ridotto l'uso eccessivo dell'automobile, si trovano ad affrontare questi problemi, perché l'abitudine, il vizio di voler raggiungere le zone più dense, ancora continua.
Città come Parigi e Londra, che possiedono reti complete di metropolitana e sistemi di trasporto di superficie di qualità, hanno ancora una percentuale alta di uso dell'automobile. Cosa fare con questo segmento della popolazione che insiste con l’automobile?
Londra ha preso la prima misura radicale, con l’introduzione di un pedaggio per l’ingresso delle automobili nel centro, ed io penso che l’idea di ridurre l'accesso delle macchine al centro puo’ essere imitata in molti luoghi.
Non ho niente contro l’automobile. L'idea è quella di usarla in modo adeguato. Non lasciare che paralizzi la città. Penso che la grande soluzione di questo problema sarà l’introduzione di una carta della mobilità.
La carta, pre-pagata, si può usare per tutti gli spostamenti in città. Dal parcheggio ai margini del centro, dove si lascia l’automobile e si prende la metropolitana o l’autobus, anch’essi pagati con la stessa carta, che può servire anche per il tassi’.
La soluzione per una mobilità più razionale è l'integrazione di tutti i mezzi di trasporto. Il segreto è non permettere ad automobili, tassi’, autobus, sistemi di trasporto di superficie, metropolitane, di competere sullo stesso itinerario. La carta della mobilità, nell’esigere un’ integrazione rapida in grado di offrire una buona alternativa, trasforma ogni persona in un proprietario di BMW (bus, minibus, walking, oppure bus, metro, walking).
Eco Clock
Un’altra idea che non richiede una trasformazione fisica ma solidarietà nei confronti del prossimo e delle future generazioni. Si è molto tentato di motivare le popolazioni del mondo intero con lo sviluppo sostenibile. Ma le spiegazioni sono confuse, talora accademiche, ora divulgative e in esse si trova forse entusiasmo, ma non vera conoscenza.
In molti casi, la gente conclude che non ci sia nulla da fare, e si iscrive nel club dei premonitori di tragedie. I media non aiutano perché anch’essi proiettano previsioni catastrofiche, come se le cose dovessero sempre continuare allo stesso modo. Ma come cambiare le cose se le persone non sanno cosa fare?
Vedete, è cosi’ semplice. Se volete aiutare l’ambiente non basta sentirsi un paziente all’ultimo stadio. Cominciate con due cose molto semplici: separare i rifiuti organici da quelli riciclabili e usare meno l’automobile. Voi starete risparmiando energia, salvando gli alberi, contribuendo affinché il vostro paese sia meno dipendente dagli altri. Risparmiate di più e gettate di meno.
Perciò propongo la creazione di una Eco clock per ogni casa. E’ un orologio che serve per registrare il rapporto tra quello che si spreca e quello che si risparmia. Se il valore è maggiore di 1, tu stai lavorando contro il tuo prossimo, contro l’ambiente, perché stai consumando più di quel che risparmi. Se non risparmi nulla sei un irresponsabile dato che la lancetta registrera’ un valore infinito, indice di irresponsabilità.
E se il tuo Eco clock segnerà un indice di irresponsabilità, ci sarà una punizione immediata. Sarai privato del diritto di parlare a vanvera sull’ambiente al bar con gli amici. Ne’ potrai essere presidente di una ONG.
Arborizzazione
Il verde può essere una buona agopuntura urbana. Le città che a volte non hanno grandi attrattive in determinate aree mutano radicalmente quando vengono alberate. Molte città riescono ad ottenere unitarieta’ grazie all’intensificazione del verde.
Shangai ha un albero ogni quattro metri in tutte le strade. Oltre al paesaggio e all’ombra che producono, sono appoggi importanti per le canne su cui vengono stesi i panni ad asciugare. Sono veri spaventapasseri di biancheria e bambu’.
Qualcuno si può immaginare cosa sarebbe il lungomare di Rio senza gli alberi nelle sue strade trasversali? L’albero è un’agopuntura che cura il dolore da assenza di ombra, di vita, di colore, di luce.
Curitiba ha piantato un milione di alberi in meno di due decenni. L’inizio fu un gesto di vera gentilezza urbana. Per garantire l’annaffiamento di tutte questi alberelli piantati nelle strade, fu chiesto l’appoggio dalla popolazione. Il governo municipale lanciò una campagna che diceva: “Il comune da’ ombra, e voi, acqua fresca.”
In molte città i quartieri sono aridi a causa della loro uniformità e per l’assenza di alberature. Nel corso dell’esecuzione di programmi abitativi che si distinguevano per la diversificazione perseguita mediante la compresenza di diversi livelli di reddito, la città di Curitiba, oltre che piantare alberi nelle strade, chiedeva ad ogni residente di identificare gli alberi da frutta nei propri spazi verdi.
I progetti di tracciati stradali non potevano abbattere nessun albero esistente, e le strade erano deviate dagli alberi. E fini’ la mania di far terra bruciata in tutti i nuovi interventi.
La memoria prodotta
“La storia è come una fionda. Piu’ vai all’indietro, più lontano puoi arrivare” dice Aloísio Magalhães.
Identità, autostima, sentimento di appartenenza, tutto ha a che vedere con i punti di riferimento che una persona possiede in relazione alla propria città.
Non mi stanco di ripetere che nella mia strada c’era tutto. Camminando si controllava l’ora con l’orologio della stazione ferroviaria. E senno’, era la sirena della fabbrica accanto a casa mia che annunciava l'ora. Oppure l'aroma del Caffè dei Ferrovieri, dove andavo a prendere il mio caffè dopo aver fatto notte leggendo o studiando. Là, nella piazza della stazione, c’era un aeroplano di tela di canapa, che il fotografo usava come sfondo per le foto ai bambini.
L'odore della tabaccheria dove compravo i miei giornaletti, la trama dei binari dei tram. Ancora oggi posso imitare il rumore che facevano arrivando alla stazione. L’odore della vernice dei lucidatori di mobili di fronte. Il rumore del ferro da stiro del sarto accanto. I macchinari del giornale di fronte, o i numeri del circo li’ vicino. L'hotel chic, le stazioni radiofoniche, il palazzo comunale, le orchestre del Clube Curitibano.
Tutto questo può sembrare nostalgico, ma non si cancella. E quando non esiste? Si fabbrica? No, bisogna cercarlo. Un qualcosa che vada a riscattare un momento o a favorirne altri. Agopuntura della memoria?
Negli Stati Uniti, la città di San Francisco lo ha fatto, raccontando la storia dei luoghi descritti nei libri di Dashiell Hammett, o nelle pellicole di Humphrey Bogart. E’ la memoria dell’immaginario.
O anche Rio De Janeiro, con la storia del bossa nova, dove comincio’ il primo show, il Beco das Garrafas, la via Nascimento Silva, i bar.
Gli artisti di qualunque epoca saranno sempre d’aiuto. Scriveranno e canteranno dei luoghi. Altri metteranno tutto assieme piu’ avanti, sedimentandolo in nuove storie.
A San Juan, a Porto Rico, una targa contrassegna il locale dove fu preparata la prima pina colada. Nella Parigi di Hemingway, il Ritz sarà sempre importante quanto i monumenti della città.
Su Parchi, piazze e monumenti
Per un piazza si cammina; in un parco vi perdete. Una piazza, a volte, è per noi vedere cio’ che ci sta intorno; come un parco è vedere che cosa c’è al suo interno.
Non è così semplice. Le piazze ed i parchi sono come i quadri: dipendono molto dalla cornice. È importante sapere con quale delle due cose lavorare.
Ma il piu’ difficile è il passe-partout. Alcune piazze hanno bisogno di una cornice piccola, e di un grande passe-partout.
E alcuni parchi scavano vuoti nella città, senza struttura né passe-partout. Non ci sono parole più adatte.
Una piazza deve avere accessi. Sono aperte a tutti, ma quando hanno accessi, esse ci sembrano speciali, fatte appositamente per noi.
Possono essere piccole, ed appartenere a milioni. A volte sono enormi, e sembrano non appartenere a nessuno.
Chiuse, aperte, perimetrate, coperte, cio’ che le caratterizza e’ la sensazione di appartenenza.
La piazza dei Vosgi, a Parigi, appartiene senza dubbio ai caseggiati al suo intorno, magnifico.
Gramercy Park, a New York, circondata da edifici, mantiene uno stretto legame con gli accessi degli edifici.
Le piazze coperte dei palazzi di New York appartengono a milioni. Sono piccole, ma ospitano spazi degni.
Una grande piazza in un grande ensemble nei dintorni di Parigi, o in un quartiere residenziale del Brasile, ci da’ la sensazione di non appartenere a nessuno.
Mentre le piccole piazze italiane ci permettono di farne parte, e si incorporano immediatamente nella nostra memoria.
Una delle piazze piu’ piccole del mondo, la Place de Furstenberg a Parigi, da’ la sensazione di appartenere solo a te.
Che dire dei parchi. Immensi, superorganizzati come il Golden Gate Park, a San Francisco, pieno di attrezzature e di attrazioni.
O quelli che servono da cornice al paesaggio naturale, come quello di Aterro do Flamengo, a Rio, oppure i parchi francesi che creano prospettive per i monumenti, come quello delle Tuilleries.
O quelli che sono incorniciati dagli edifici che li circondano, come il Central Park, a New York.
I parchi per tutti, come i parchi inglesi, o quelli definiti da cattedrali arboree come il Giardino Botanico di Rio, o le selve di candelabri, le araucarie del Parco Barigui, a Curitiba.
Altri che mi piacciono sono i piccoli patii, come quelli dei piccoli alberghi francesi, tra i quali il patio dell’Hotel de l’Abbaye o quello del Relais Christine, a Parigi.
I patii spagnoli con le loro fontane che con le gocce battono i minuti, o il patio del Pelourinho, a Salvador, che ha colore e suono.
Non apprezzo i monumenti a persone prive di affetto, o quelli collocati molto al di sopra del popolo, con frasi che affermano di difendere il popolo.
Sono un sostenitore di una buona agopuntura di affetto, come nell’idea di Allan Jacobs, famoso urban designer americano, che propose una via di statue, in cui ognuno potesse rendere omaggio ad amici e parenti, pagando per le stesse. Cosi’ voi potreste, fin d’ora, trascorrere momenti lieti in compagnia di monumenti futuri.
Anche i busti sono importanti, non ci si puo’ scordare di loro. A Curitiba, la comunita’ polacca voleva dimostrare la sua gratitudine nei confronti della citta’ per la creazione del Bosco del Papa, in omaggio alla visita di Giovanni Paolo II alla capitale del Parana’. Decisero di affidare ad una assistente di Pietro Bardi una scultura del papa.
In una occasione importante, eravamo li’, il governatore ed io, come sindaco, presenti all’inaugurazione. Mentre la banda suonava, un immenso drappo copriva la statua, che fino a quel momento non era stata vista da nessuno.
La banda ora suona con suspense. Al rullare dei tamburi, cade il drappo ed appare la statua del papa. Fu un orrore. Il papa pareva un essere extraplanetario, con gli occhi di resina sintetica. Fu un si salvi chi puo’.
Ne’ il tentativo di soccorso della banda fu risolutivo. Una vecchietta polacca, alla testa di un seguito indignato, brandiva il suo parasole, come una baionetta pronta a finire il responsabile dell’opera.
I momenti di conflitto e riconciliazione della comunita’ polacca ebbero i loro picchi di apprensione. Pareva un’assemblea delle Nazioni Unite. Un comitato venne a chiedermi la rimozione della statua, cosa che rifiutai. Come potevo censurare un’opera artistica?
Dopo alcune settimane escogitai una soluzione salomonica. Avremmo utilizzato un manto di vegetazione per coprire la statua, e la comunita’ polacca ci avrebbe offerto un medaglione scultoreo da collocare in una delle nostre piazze. Con l’avvertimento che il rilievo, questa volta, avrebbe dovuto assomigliare al papa.
Sembrava che il problema fosse stato risolto. La statua sarebbe stata camuffata ed il medaglione in rilievo avrebbe ricordato la visita del papa, se non fosse poi accaduto un “miracolo” attribuito alla statua. La notizia del miracolo si sparse, e la gente chiedeva grazie solo a quella statua.
Ed il medaglione sta la’, completamente dimenticato.
La guida di una pagina
Per anni ho coltivato l’abitudine, per ogni viaggio, per ogni citta’, di prepararmi una guida di una pagina. L’obbiettivo era di non perdere tempo, durante i pochi giorni di permanenza nella citta’, a scoprire cosa c’era, o cosa c’era di nuovo, o cosa c’era di bello. A volte, in due o tre giorni a New York o a Parigi, perdevo la gran parte del tempo ad informarmi.
In questa guida io disegnavo la mappa della citta’ su un lato del foglio. Ovverossia, il modo in cui io vedevo la citta’. Sul retro sistemavo l’agenda, con gli alberghi, i ristoranti, orari di esposizioni, ed altre cose che non potevo trascurare di vedere, tipo concerti e spettacoli.
Poi alcuni amici cominciarono a chiedermi in prestito la mia guida. Di ritorno dai loro viaggi, essi me ne restituivano una copia, arricchita da cio’ che avevano trovato di nuovo. E cosi’ la guida veniva costantemente aggiornata.
Ne’ possiamo dimenticarci dei bambini, che meritano anch`essi una guida di una pagina. Potrebbe essere la copertina del quaderno di scuola dove i bambini ritroverebbero la mappa della loro citta’, e quel che e’ piu’ importante, finirebbero per conoscerla. Sull’altro lato della guida, i bambini potrebbero riportare le cose che amano di piu’ della loro citta’, e scambiare queste informazioni con i compagni. O ancora la mappa dello Stato in rilievo, un piccolo plastico con il quale potrebbero capire la loro regione, i suoi principali fiumi e rilievi geografici. Una guida cosi’ sarebbe piu’ utile dell’imparare a cosa serve il Minimo Comun Denominatore – sul quale, fino ad oggi, non ho ancora trovato una spiegazione.
Colesterolo urbano
Qual è la buona agopuntura per l’eccesso di colesterolo urbano? Bene, in primo luogo passiamo a spiegare cos’è questa patologia. Il colesterolo urbano è l’accumulo, nelle nostre vene ed arterie, dall’uso eccessivo dell’automobile. Cio’ ha conseguenze sul’ organismo e perfino sulla mente delle persone. Esse poi cominciano a pensare che tutto si risolva con l’automobile. Preparano quindi la città solo per le automobili. Viadotti, strade veloci….e l’emissione di gas delle macchine.
Una soluzione: usare meno,evitare l’uso dell’ automobile quando si abbia una buona alternativa di trasporto collettivo negli itinerari di routine.
È il buon colesterolo.
Ma l’altro problema e’ pensare la città in funzione dell’ automobile. Lo shopping center fuori dalla città induce alla mancanza di esercizio, impedisce le passeggiate per la città.
E separare le funzioni urbane – cioè abitare in un luogo, lavorare in un altro ed avere attività di tempo libero in un altro luogo – provoca un dispendio di energie. La conseguenza è l’aumento di pressione per il congestionamento, per il tempo che si perde, per l’inquinamento e per lo stress.
E quante volte, per garantire lo spazio a due automobili, si nega ai propri figli un’area dove possano giocare?
Il buon colesterolo è l’ uso controllato dell’automobile.
E labuona agopuntura e’ lasciar perdere le chiavi delle automobili per alcune ore.
Edifici con dignità
La sensazione di appartenere. Questa è la sensazione che si trae dai begli edifici di una volta quando li si osserva dalla strada.
Loro appartengono alla strada.
Si aprono sulla strada con grandiosità. Subito si aprono per i suoi inquilini con generosità. Grandi entrate, porte, portali, atrii, ripari. Non lasciano mai nessuno allo scoperto, paiono volere accoglierci…
Al contrario di un edificio moderno che nasconde i suoi ingressi, o li colloca di lato, considerando questa una relazione secondaria.
Un’altra sensazione che ci offre un’ edificio antico è la contemplazione dell’eternità. Come se qualcuno in cima stesse guardando.
Poi, il coronamento è importante. Esso si lega alla via e all’immortalità. Come se il coronamento di un edificio fosse una specie di omaggio ai tempi futuri.
Gli edifici moderni, no. Semplicemente finiscono, con l’aggiunta di strane edicole, cassoni dell’acqua, antenne della tv, cabine di ascensore, esibendo la sua viscere. Al piu’, una copertura egoista ben trattata, o un nuovo piano falso, una piscina, per favorire un privilegiato. Non vi si trova il senso della comunita’, di appartenere, che gli edifici di un tempo avevano. Percio’, penso che gli edifici antichi presentino un omaggio alla città, nelle loro differenti epoche.
Un Chrysler Building, un Crowne Building, una stazione dei treni inglese, tutti questi hanno quell’ impegno. Qual è l’impegno dell’edificio moderno? Negarci l’entrata, nasconderne il lato pubblico e riservarsi a pochi.
Al ritorno, il suo interno od il suo egoismo.
Nel suo immediatismo, si candida alla demolizione dell’uomo, perché trasformarsi in ferrovecchio non lo affligge.
Agopuntura del silenzio
Le città hanno i loro suoni. In molte di loro il suono naturale della città è difficilmente udibile, a causa dell’invasione sonora di rumori che si miscelano con i suoni della città. È un peccato. Il suono naturale fa parte dell’identità della città.
Ho provato un’esperienza meravigliosa a Ferrara, in Italia. È una città che mi dà la certezza della possibilità di un silenzio che ci permetta di ascoltare i suoni della città. Ossia, non è un silenzio totale, ma l’assenza di violazioni del suono della città.
Si ascoltano le conversazioni, si ascoltano i suoni dell’ambiente della città. Gia’ questo aumenta la bellezza di Ferrara, una città tradizionale, storica, con una delle più antiche università d’Europa. Ci sono molti giovani a Ferrara, ci sono anche aree sufficientemente animate, ma, allo stesso tempo, è possibile ascoltare la città. Sono suoni veri, incontaminati, il suono puro di una città viva. A Ferrara c’è il suono allo stato puro.
Il suono di una città non ha niente a che vedere con la sua scala, ne’ con l’assenza di rumori. Barcellona è un città rumorosa, ma quello è il suo suono allo stato puro. È una faena normale. Il suono delle ramblas, delle conversazioni, fa parte dell’identità della città. Nella rumorosa Barcellona esiste un silenzio che ci permette di ascoltare il suono della città.
Gli esempi di Ferrara e Barcellona parlano di giorni normali. Trattano del suono che fa parte del quotidiano delle città. Ma ci sono città che, in certi giorni, dei giorni speciali, hanno anche dei suoni speciali. Seguire un suono in questi giorni, in queste città, è un momento magico.
Nel giorno di Yom Kippur, a Gerusalemme, è possibile ascoltare il suono di questo momento magico. A poco a poco, la città si fa silenziosa, i rumori diminuiscono, non ci sono più suoni, ma appena sussurri.
Le automobili spariscono. Non e’ che ci siano poche macchine, come in un fine settimana o un giorno di festa. Nessuna! Nessuna auto. Le strade vuote. Adulti e bambini camminano sulle carreggiate stradali. Le auto, tutte ferme, come se fossero abbandonate. Nessun rumore di camion, autobus, camioncini, nessun motore, nulla, assolutamente nulla, circola per le strade.
Vi e’ un grande sussurro nella città e la gente cammina silenziosamente, con ai piedi scarpe da tennis o di corda. Niente che faccia rumore. C’e’ un` immensa volonta’ di passeggiare per le strade, senza paura degli antichi occupanti. Le conversazioni producono una sorta di mormorio. Un santo sussurro.
Nel giorno del perdono tutto si ferma a Gerusalemme. In altre città c’e’ un piccolo movimento, ma a Gerusalemme tutto si ferma nello stesso momento. E’ una legge che tutti rispettano, religiosi e non. Vecchi, giovani, bambini camminano verso la sinagoga, portando i loro libri, altri gia’ indossano i loro taleisim.
Gruppi di giovani conversano seduti per strada. L’uscita dalla sinagoga si estende per le vie, le conversazioni durano ore ed ore. Lasciando da parte la religione, all’improvviso ci si rende conto che è una grande chiacchierata.
Le vie senza auto mi fanno venire in mente l’idea di uno sciopero delle automobili. Un accordo che tutti i cittadini di tutte le città del mondo dovrebbero fare, per scoprire come le città diventino migliori senza le auto. Che il silenzio è importante come qualità di vita, anche per selezionare meglio i suoni della città.
Lo Yom Kippur volge alla fine. Si attende l’apparizione della prima stella. La gente si incammina verso l’ immenso patio del Muro del Pianto, in attesa del suono dello shofar. Le trombe che facevano crollare le muraglie ora suonano per un popolo che ha ancorato la sua identita’ a questo muro. Qualche pietra. Queste pietre sono state un riferimento per millenni.
A Istanbul vi e’ un momento magico quotidiano. A fine pomeriggio quando i mussulmani iniziano le loro orazioni al tramonto, si crea un silenzio repentino. Il silenzio che permette appena di ascoltare il suono della città in questa ora speciale. È una trasformazione istantanea e incredibile. Una metropoli movimentata, dinamica, con quasi 10 milioni di abitanti, repentinamente si fa silenziosa. Una voce echeggia da tutti i minareti della città. Si ode il susseguirsi dei suoni dei minareti. In questo momento, il suono della città è la comunicazione della fede. Una buona agopuntura di silenzio e’ permettere che il suono normale delle città possa essere ascoltato. Fare silenzio per depurare il suono vero. Accordare il suono della città. Il mio sogno era quello di essere un accordatore del suono delle città. Anticamente c’erano persone che avevano la nobile missione di accendere i lampioni a gas che illuminavano le città. Io vorrei essere l’accordatore del suono.
Ramblas e gallerie
Può il semplice disegno di una strada influenzare il comportamento di una città? L’agopuntura fatta dalle ramblas di Barcellona pare offrire una risposta positiva.
Barcellona è una delle città più animate del mondo. O, forse, quella con più vita.
E questa animazione non si puo’ attribuire solamente allo spirito catalano. Qui e’ intervenuta una serie di circostanze. Barcellona e’ una delle citta’ piu’ dense del mondo, lo spirito catalano, il Mediterraneo, le ragioni storiche, ma il disegno della rambla e’ lo scenario ideale per la vita urbana.
All’alba è già animata. E la festa che si svolge durante il giorno mostra che è un buon punto di incontro. Lì, le persone sono attori e spettatori di quello spettacolo che è la città.
Si, esistono altre città che hanno musicisti, mimi e prestigiatori nelle strade. Esistono, ma in nessuna di esse ciò accade con tanta frequenza.
Sembra un film, ogni pezzo di rambla è di per se stesso già un gran bazar.
Tutte le città hanno gallerie. Alcune molto semplici, con negozi da un lato e dall’altro, altre grandiose, come la galleria Vittorio Emanuele a Milano. È il punto di incontro piu’ bello della città. Oppure la galleria dei negozi GUM a Mosca, o la galleria Lafayette, che è un grande magazzino di Parigi.
Ma la città che ha le gallerie piu’ numerose e varie e’ sempre Parigi. Le gallerie Vivienne o Colbert, connesse tra loro, sono magnifiche. Cosi’ come il Passage des Panoramas, vicino alla Borsa. Cio’ che mi affascina in queste gallerie non e’ solamente il fatto che sono antiche e coperte. E’ la qualita’ dei negozi, i dettagli, le vetrine. Ah, si’, ed il fatto che si vendano merletti, nastri, fette di torta, carillon, con la stessa dignita’ di chi vende le cose piu’ preziose del mondo.
Ma l’arma più importante, e la piu` pesante, si trova nella galleria della piazza di Palais Royal: la’ si trovano i guerrieri degli eserciti di soldatini di piombo. In questi negozi si possono comprare persino le decorazioni, e venirsene via piu’ decorati di un maresciallo in un giorno di parata.
La puntura rapida non fa male
Nell' agopuntura, è importante che la puntura sia rapida.
Non si può immaginare l'agopuntura con un ago introdotto con pressioni prolungate e dolorose. Eppoi, l' agopuntura richiede rapidità ed una puntura precisa.
La stessa cosa accade con l' agopuntura urbana. Fu così che nel 1972, a Curitiba, si realizzo’ la prima zona pedonale. Quest'operazione fu fatta in 72 ore.
Ancora mi ricordo che, nel divulgare il progetto, la reazione dei commercianti fu ostile e molto forte. Sapevamo che l' idea era di difficile esecuzione, e che inoltre l'opera avrebbe potuto essere interrotta da ingiunzioni giudiziarie. Era necessario che il lavoro fosse rapido, molto rapido. La previsione fornita dal mio assessore ai lavori pubblici era di almeno alcuni mesi. Insistetti sulla rapidità e sul termine massimo di 48 ore. Sono certo che mi ritennero pazzo. Finchè l’assessore mi cercò e mi disse che sarebbe stato possibile realizzare l'opera in un mese. Rifiutai nuovamente, e così apparvero nuove proposte per la realizzazione del progetto: allestire in anticipo l’arredo urbano; turni speciali per eseguire la pavimentazione in ogni piazza.
La durata continuo’ a ridursi finchè il Segretario arrivò al limite: una settimana. Lo contestai di nuovo ed ottenni un accordo per un termine di 72 ore.
Cominciammo un venerdì notte e consegnammo l'opera alla cittadinanza la notte del lunedì.
Nell’eventualita’ che i cittadini non avessero approvato il cambiamento, avremmo sempre potuto ripristinare la situazione precedente. Ma era necessario che la popolazione vedesse l'opera completa. E così fu fatto.
Il giorno successivo all'inaugurazione, uno dei commercianti il cui nome figurava in testa alla petizione contro il progetto mi presentò una nuova proposta: che i lavori continuassero ed interessassero aree aggiuntive.
L'Opera de Arame, che ha sfruttato lo spazio di una vecchia cava, è stata realizzata in 60 giorni.
L'intenzione non era di battere record, ma vi sono delle opere che, per particolari motivi, devono essere rapide. Nel caso dell' Opera de Arame, il motivo era di non perdere l'opportunità di realizzare un Festival Internazionale del Teatro. Una disputa politica fra il governatore e promotori aveva fatto si’ che il governatore proibisse la realizzazione del festival nel Teatro Guaira, il più importante della città. Divento’ cosi’ necessario realizzare i lavori dell' Opera di Arame in tempo perche’ potesse essere la sede del festival. Cominciammo il 15 gennaio.
Due mesi dopo, il 18 marzo, inaugurammo il teatro. Affinchè l'opera venisse realizzata in cosi’ poco tempo, lavorammo soltanto con un solo tipo di materiale, i tubi di acciaio. Usammo una procedura di gara solo per la mano d' opera. Fu un' odissea.
Un'altra opera realizzata molto rapidamente fu il Parco di Passauna, che doveva concludersi prima dell'insediamento del nuovo governo dello Stato. Il governatore dell' epoca era anch’egli politicamente contrario, ma comprendeva la necessità di proteggere le sorgenti, e ralizzammo il parco in 28 giorni, prima ancora della conclusione dell’ indagine topografica. Tutto fu deciso e realizzato in corso d’opera. Anche la Libera Università dell' Ambiente fu un record, realizzata in due mesi.
Più di recente, il Novomuseu, o Museo Oscar Niemeyer, è stato realizzato in cinque mesi.
Potete immaginare come sia complessa un' opera del genere, ma avevamo la possibilità di riciclare un antico edificio di Oscar Niemeyer, un magnifico ed audace progetto degli anni sessanta, riconvertito negli uffici dello Stato.
Trasformare uno spazio burocratico in uno destinato alla creatività, all' identità, all' arte, al design, all'architettura ed alle città era importante. Ma ancora una volta era necessaria la rapidita’.
Il museo è lì, a rivelare la genialità di Oscar Niemeyer, una opera il cui costo, 12 milioni di dollari, è enormemente inferiore a quello di una succursale del Guggenheim.
La rapidità di queste agopunture aveva un obiettivo: evitare che l' inerzia dei venditori della complessità, della meschinita’ e della politica rendesse irrealizzabili momenti ed opere fondamentali.
Trompe l’oeil
A volte, la città ricorre al falso per salvare il vero. E’ il caso dei teloni delle impalcature che mostrano l’aspetto che avra’ un edificio dopo il restauro. E’ quello che successe nel restauro della Madeleine, a Parigi. I pannelli che ricoprivano i lavori mostravano una Madeleine molto più bella di quella vera.
Altro esempio fantasioso di trompe l’oeil è la decorazione illusionista della navata e della cupola della Chiesa del Gesù a Roma, ampliata un secolo dopo. Oppure la Chiesa di Sant’ Ignazio di Loyola, dove la cupola progettata ma non costruita fu coperta con un trompe l’oeil, una falsa prospettiva.
A Berlino durante il restauro della Porta di Brandeburgo, furono montati dei teloni enormi per nascondere l’opera. Su di essi figuravano immagini della città, al fine di creare una prospettiva differente.
Un trompe l’oeil che non aiuta la città è lo shopping center, con gli stessi negozi, gli stessi logo, che non permettono capire in quale città ci troviamo. Questo è veramente un trompe l’oeil che non serve.
Ma una bella vetrina può essere un bel trompe l’oeil. Non conosco città che abbia vetrine piu’ belle di Parigi. E’ come assistere ad una sfilata di colori.
Tutto ha una vetrina, dagli hotel più semplici ai negozi più sofisticati. E’una passeggiata nel mondo di chi si sforza di mostrare il meglio di sé. Talvolta sarà falso, ma l’orgoglio e l’autostima necessitano di agopunture continue.
Molti usano ricorrere al trompe l’oeil per stupire, per creare una falsa prospettiva o per accentuare un’assurdita’. Comunque questa è una discussione antica, che mi ricorda il dialogo tra il bugiardo e l’onesto:
Un bugiardo dice ad una persona onesta: Io sono arrivato per primo.
La persona onesta risponde: voi siete un maldicente, ed io sono arrivato per ultimo!!
Senza di me, dice il bugiardo, voi non sareste onesto.
Voi solo potete essere bugiardo od onesto.
Noi due siamo uniti, siccome sono un bugiardo, mentirei e sarei al contempo integerrimo.
E voi, con la vostra verità, potete essere considerato bugiardo.
Nel nostro caso, l’ agopuntura consiste nel far lavorare la falsita’ per la verita’.
Lettera a Fellini
Vivevamo nell’ epoca piu’ importante del cinema italiano. Fellini, Ettore Scola, Pasolini, Visconti e tanti registi magici. Pertanto, vi fu un momento in cui la città di Curitiba scrisse una lettera a Fellini. La storia è più o meno la seguente:
Correva la notizia che Federico Fellini sarebbe venuto in Brasile per la Biennale di San Paolo. Sorse un comitato a Curitiba per far si’ che Fellini visitasse la città. L’idea era di rendere omaggio al compositore Nino Rota, autore delle colonne sonore della maggior parte dei film di Fellini e recentemente scomparso, dando il suo nome all’auditorio che si voleva fare in una cava che, come sindaco, avevo dismesso.
Decidemmo di invitare Fellini ad inaugurare l’Auditorio Nino Rota. Ma come fare l’invito?
I giornalisti Aramis Milarch e Valencio Xavier, nonché un grande numero di cineasti e cinefili di Curitiba, ritenevano che la lettera d’invito dovesse essere fatta con un film. L’invito sarebbe stato esteso da tutti i personaggi felliniani dell’intera città. In questo modo Curitiba sarebbe stata descritta per Fellini nel suo stesso vocabolario.
L’attivita’ dei due giorni seguenti fu di intensa creativita’. Il film fu concluso. La scena finale aveva luogo nella cava stessa, con il pittore italiano Franco Giglio che faceva una pernacchia ai registi del cinema.
Ma chi avrebbe consegnato l’invito? Giglio stesso, il quale, si diceva, conosceva Fellini. Solo che, a quel punto, la diversione del film era stata talmente grande che già ci eravamo dimenticati di Fellini.
Ma la missione esigeva di arrivare alla conclusione. E la’ c’era il nostro Franco Giglio con la sua Rose per la sua Dolce Acqua, ad attendere una chiamata dalla propria famiglia.
Ma la timidezza dell’amico Franco Giglio, nel frattempo, fece si’ che il film-invito non fosse mai consegnato.
Alcuni anni dopo venne a mancare senza poter terminare il compito.
Ma il grande auditorio della cava fu fatto e più in là, in un'altra cava, costruimmo l’ Opera di Arame.
Credo che Fellini non abbia mai saputo che la volontà di rendergli omaggio abbia creato una agopuntura così bella.
Ah, il film Lettera a Fellini vinse poi premi in vari festival del cinema.
Come cercare una persona in una città
Una città dovrebbe permettere non solo l’incontro tra le persone ma anche che le persone possano trovarsi.
Trovare una persona a Caracas, lontano dai luoghi più significativi, già è difficile.
Le infrastrutture urbane non offrono molte indicazioni.
A Tokio è ancora più difficile. Sono codici che ogni città crea, con indicazioni che solo i suoi abitanti capiscono.
E come trovare una persona a Dolce Acqua, in Italia? Io e mia moglie, Fani, arrivammo a Nizza. Passammo per Monte Carlo e, lungo la strada, ci ricordammo che eravamo vicini a San Remo, zona dove vive Franco Giglio, il nostro pittore italiano.
In una stazione di servizio vengo a sapere che a otto chilometri a nord di Ventimiglia c’e’ un paesino chiamato Dolce Acqua, vicino alle rovine di un castello, a lato del fiume Nervia.
Avevamo la sensazione che sarebbe bastato gridare “Franco Giglio” per incontrarlo. Franco, Franco Giglio, gridando per le strade.
Dopo alcuni minuti eravamo di fronte a un ponte medievale in pietra. Già dall’altro lato gridammo per la prima volta “Franco, Franco Giglio!” Un ragazzo arriva correndo, “Il pittore Brasiliano? Nel bar di Pastio”.
Dentro il bar, una nuvola di fumo, la confusione gradevole di uomini che bevono e conversano. Il nostro secondo grido: “Franco, Franco Giglio!”
Un uomo ci prende per mano e ci porta piu’ su. “Franco, Franco Giglio.” E lui apre la finestra.
Con tre grida si può ancora trovare una persona in una buona città.
Ma sara’ difficile trovare un punto d’incontro che abbia una storia bella come quella di Hachiko, a Tokyo. Hachiko era un cane akita che, negli anni ‘20, apparteneva ad un professore dell’Università di Tokyo, antica Università Imperiale. Tutti i giorni Hachiko accompagnava il Professor Eizaburo Ueno fino alla stazione di Shibuya dove egli prendeva il treno per andare al lavoro. Ogni giorno, alle tre del pomeriggio, Hachiko ritornava alla stazione per aspettare l’arrivo del suo padrone.
Il 21 maggio 1925 il professor Ueno ebbe un malore e morì all’università. Da allora, per quasi nove anni Hachiko continuò ad andare alla stazione tutti i pomeriggi per aspettare l’amico che non sarebbe tornato più. Il 7 marzo 1934, Hachiko morì nel medesimo luogo dove aveva sempre aspettato il professore.
La storia di Hachiko era famosa nella città, e un mese dopo la sua morte venne collocata una scultura in suo onore all’ingresso della stazione di Shibuya. La statua in bronzo di 91 centimetri fu fatta dall’artista Teru Ando. Durante la seconda guerra mondiale tutte le statue vennero confiscate e fuse per la costruzione delle armi, compresa quella di Hachiko. Nel 1948, Takeshi Ando, figlio dello scultore della statua originale, fu incaricato di eseguirne una copia, che venne collocata nello stesso luogo della precedente. Il vero Hachiko fu imbalsamato e ora si trova nel Museo di Scienze Naturali di Tokio.
La vita di Hachiko fu raccontata in un libro e in un film chiamato La storia di Hachiko. I passeggeri che transitano per la stazione di Shibuya possono comprare un ricordo del loro cane preferito nel negozio Shibuya No Shippo. Un mosaico colorato dell’ akita copre la parete vicino alla stazione.
Il 7 marzo e’ diventato il giorno del Festival Hachiko, in omaggio alla lealtà dei cani. E, da decenni, la statua di Hachiko è il principale punto d’incontro di Tokio. Lì, a qualunque ora del giorno, ci sarà sempre qualcuno che guarda l’orologio in attesa di un amico.
La presenza di un genio
Chiaramente la presenza di un genio ha segnato la vita di molte città importanti del mondo.
Questo è incalcolabile nelle città italiane con i grandi maestri del rinascimento come Michelangelo, Da Vinci, Tiziano, Botticelli.
Ma in nessuna di loro si sente la presenza del genio come a Barcellona. Non abbiamo molte opere di Gaudì nella città. Il parco Güell, la Casa Milà, la chiesa della Sagrada Familia, la Casa Batllò, la Casa Vicens.
Tuttavia, Barcellona respira Gaudì. Sembra presente in tutto, perfino nelle opere che non hanno niente a vedere con lui. Sebbene il mio genio preferito di Barcellona sia Domenecq.
Non ci sono molte opere di Oscar Niemeyer a Rio. L’opera del Berço, l’edificio del Ministero dell’Istruzione, il Museo dell’Arte Contemporanea di Niteroi, ma Rio è Oscar Niemeyer. E’ anche Millôr, è Vinicius de Moraes, è Antonio Carlos Jobim, è Cartola, è Burle Marx.
Belo Horizonte ha un maggior numero di opere di Niemeyer. Ha la Pampulha, tra le altre, ma Belo Horizonte non è Oscar Niemeyer.
Curtiba è Poty. Porto Alegre è Mário Quintana. Bahia è Caymmi, Gil e Caetano.
Possiamo cercare di razionalizzare qualunque città, ma un genio è necessario.
Le città hanno bisogno di tutto. Ma è bene sapere che un genio è necessario.
Mercati e fiere
Per quale motivo un mercato attrae tanta gente? Le motivazioni sono diverse: la gente ama vedere altra gente, il mercato è tanto antico quanto la città. Alla gente piace vedere altre persone che fanno la stessa cosa, alla gente piace vedere il cibo, alla gente piace vedere la preparazione, toccare con mano.
Con la modernizzazione delle città, con la globalizzazione cominciamo a ricevere e comprare cose troppo imballate, troppo pronte e in tempi troppo ristretti. Non vediamo più le cose allo stato puro. Per questo abbiamo nostalgia di vedere prodotti come frutta, verdura, carne e pesce allo stato naturale.
Lo zoo contemporaneo non è più quello che ha leoni, giraffe, giaguari, pellicani, ma uno spazio che abbia anche galline, buoi, maiali, anatre, pecore e montoni.
Perché il mercato La Boqueria, a Barcellona, è uno dei migliori al mondo? Perché è bello, con le sue vetrate colorate, ed è attraente il modo di presentare i prodotto. Le carni, la frutta e la verdura sono freschi; e tutto questo si evince anche dai venditori che sono molto allegri. Ed è bene vivere questo luogo specialmente di mattina. Un caffè di mattina al mercato è indimenticabile.
Tutti noi siamo stanchi di vedere cose troppo uguali, uno shopping comune ci esclude dalla città, con i suoi negozi tanto uguali al punto da non capire in quale città vi troviate.
Ma le fiere e i mercati sono sempre stati punti di riferimento in una città.
Parigi è peggiorata dopo che hanno demolito Les Halles de Balthard. Niente può ricreare la vita che il “ventre di Parigi” offriva.
Ma non è necessario andare troppo lontano. Il Mercato di San Paolo è un mercato importante. E migliorerà ancora dopo la sua ristrutturazione e la rivitalizzazione dell’intera area del Parco San Pietro, che è già prevista.
Il Mercato Municipale di Curtiba non ha molta tradizione, ma è un buon mercato.
La nostalgia della loro regione che hanno le persone del nord-est fece si’ che a Rio sorgesse una fiera tanto attraente quanto le fiere o i mercati del nord-est.
Ad Amsterdam l’Albert Cuyp Markt, i lunedì mattina, il Noorder Markt e il Waterlooplein, nel quartiere ebraico, sono buoni come qualsiasi mercato europeo. Il Feskekorka, a Goteborg, Svezia, è un bel mercato, ma non uguaglia la diversità del Gran Bazar di Istanbul, o il Bazar delle Spezie, che ha caratteristiche diverse.
E che dire di quel mondo che è il mercato del pesce di Tokyo? Ci sentiamo come sommozzatori senza muta in questo i mare immenso di pesci e polipi sulla terraferma.
Ma niente supera la ricchezza, il piacere di comprare, di mercanteggiare in un souk arabo. Normalmente, i vicoli sono molto stretti, il che porta i commercianti a mettersi seduti fuori, al lato della bottega. Con il poco spazio che avanza, sei obbligato a guardare da un lato e dall’altro. Il venditore ha ottenuto quello che voleva: attirare la tua attenzione. A quel punto sei perso, finirai per comprare. Adesso, fai come loro, trasformalo in un piacere. E’ nelle città o nei quartieri arabi che l’attività commerciale ci porta un insieme di identità.
Il tempo, che aggiunge sempre nuovi strati alla civiltà esistente, ha nostalgia delle cose grezze, che gli permettono di entrare, concludere e fare alcune cose.
Per questo, la moda più sofisticata offre luoghi più rustici e meno rifiniti per mettersi in risalto, anche per essere fotografata.
E l’uomo cerca, nel mercato, di incontrare i suoi simili, facendo la stessa cosa nei locali animati.
Il mercato è un’agopuntura di identità in un’epoca in cui molte città perdono il proprio carattere.
Un bancone del bar
Appoggio, sensazione di comodità, la mente sveglia sono i riflessi di una buona agopuntura.
Per questo, un buon bancone del bar è importante. Gli spagnoli sono soliti dire che è una buona cosa avere un buon bancone.
Un bancone è importante in ogni momento, in qualsiasi luogo del mondo. Dal vecchio negozio, dove si acquistavano le cose di casa, e si approfittava del banco per una buona conversazione, per un aperitivo prima di tornare a casa, ai sofisticati bar dell'happy hour nelle grandi città.
Piccolo, grande, rotondo, l'importante, oltre il prodotto, la bibita ed il cibo, è la tolleranza e la comprensione del barman. Dalle champanerias di Barcellona agli irish bar di New York, o i boteco di Rio, tutti hanno bisogno di avere quel sentimento di solidarietà. La pazienza di ascoltare storie ripetitive, che in casa propria ormai non si sopportano.
Qual è il migliore bancone? Quello del boteco di Rio ha la familiarità, la complicità e la sensibilità della celebrazione. Di cosa? Non so. Forse celebrare l'amicizia di chi ancora non conosce i difetti dell' altro.
Penso al bancone di P.J. Clark, a New York, che ha, o aveva, una forma che aiuta a tenersi alla sbarra e in equilibrio sullo sgabello. Oppure a quello delle caffetterie di New York, dove le conversazioni delle prime ore del giorno, durante la colazione, vanno avanti mentre il rumore delle piastre e delle spatole accompagna la preparazione di uova di tutti i tipi, al suono di un duetto di sudamericani da un lato e di americani dall'altro, presi da una salsa di prima mattina.
Tempo addietro, attraversavo il Central Park per andare alla caffetteria dell'Hotel Excelsior solamente per ammirare la velocità con cui un signore di quasi 70 anni serviva i clienti e tutto il vicinato. Non so se è ancora lì, ma era un bancone con la velocità della luce.
Del resto, la velocità al bancone è essenziale. La barra di un'osteria di Bilbao o di San Sebastian, in Spagna, ha una doppia fila per gli inservienti ed una tripla per i frequentatori. “Tinto y jamón”, butifarras, almejas, anguilas passano con una rumorosa efficienza.
A Berlino, nel Gendarmenmarkt, un bancone con le ruote si protende fino al marciapiede per permettere che la conversazione si possa estendere fino lì fuori. È un bancone decappottabile, come una macchina sportiva.
Nei sushi-yas di Tokyo i piattini col sushi scivolano, per mezzo di un nastro, sul bancone, davanti al cliente. Dietro al banco, di forma ovale o circolare, ci sono i sushimen, che lavorano velocemente e instancabilmente. Il cliente ha soltanto il compito di seguire la “sfilata” sul nastro e prendere il tipo di sushi che più gli piace. Dopo, c'è soltanto da contare i piattini per saldare il conto. A Tokyo, del resto, ci sono bar in spazi così ristretti che c'è soltanto il bancone e non più di una dozzina di sgabelli.
La barra del bancone rappresenta quello che per un nuotatore è la virata in piscina. Una buona batida al banco è un’immersione in un nuovo momento del giorno, nel quale, come dice Nireu Teixeira, “la notte sarà come un filtro, rimarranno solo i buoni”.
Del resto, non è che ci siano molti bar nei pressi di una piscina? Il più bel bar di New York si trova a Williamsburg, Brooklyn, in un vecchio garage, con una finta piscina illuminata. Voglio questa illuminazione nella mia città.
Un pub inglese da grande importanza al bancone. Alcuni di essi hanno divisori, una specie di spazi riservati, o forse saranno dei confessionali? Possiamo immaginare invece un film sul Far West, o una scena della pubblicità, senza un bancone?
I bar richiedono una certa sfacciataggine nella conversazione, poiché qualcuno deve prende l'iniziativa. Per i giovani, è un buon posto per abbandonare l'insicurezza; per i solitari, un luogo dove condividere la solitudine.
Dalla barra dei bajo-rasantes a San Sebastian al bar davanti al Bosforo, ad Istanbul, un bancone è un'agopuntura contro la solitudine, e quindi, a favore della città.
Ce ne sono alcuni speciali, come quello del Boxe 32, nel Mercato di Florianópolis, spazio democratico per gli habitués del Mercato, e sofisticato per quelli che lo desiderano tale. Dalla pasta allo champagne.
Un altro bancone del bar molto speciale è il Maneko's, a Curitiba, che è entrato nella storia per l'unica festa per il passaggio di proprietà di bar, di cui si abbia notizia.
Prima di passare a Maneko's, il bar si chiamava Mano's, e si trovava in una galleria dove lavorava anche il mio barbiere, Zé Trindade. Si chiama Galleria del Commercio, ma se avessimo qualche luogo simile ad una stazione della metro boliviana, sarebbe questa galleria.
Lì c'erano una serie di insolite attività, il restauratore di pupazzi e di giocattoli, il negozio che ripara gli ombrelli e, nella parte centrale della galleria, un flipper.
Un grande punto di incontro del luogo era il Mano's bar, dove le persone si sedevano con vista sui flipper.
Il primo di giugno del 1984, Mano cedette l’attività ad un nuovo proprietario, Manoel Alves, alla presenza dei clienti, degli amici, e con l’impegno di mantenere la cuoca Iza, il cameriere Nilson Passarinho, e continuare l'offerta dei suoi tradizionali manicaretti: polpette di baccalà e mocotó.
A differenza di molti impegni politici, questo fu onorato e rispettato fino ad oggi, nel bar che, nel 1988, fu trasferito al viale Cabral, a meno di 100 metri, con il nome di Maneko's, il cognome del nuovo proprietario.
L'atteggiamento di Manoel Alves fu un vero gesto di gentilezza urbana e di solidarietà con la clientela.
C'è solamente una cosa che un bancone del bar talvolta produce e che bisogna combattere con rigore: lo scocciatore.
Mi hanno raccontato che, in Poços de Caldas, c’era un proprietario che, al sentire l'avvicinarsi di uno scocciatore, suonava la campana. Era un avviso. Ma che responsabilità!
C'è il sofisticato bar a vin, a Parigi, dove puoi provare tutti i vini; ci sono i botequins di Rio, fonte inesauribile di ottimi manicaretti, di un buon bicchiere di birra e di un certo turbamento disarmato.
Ah, i botequins di Rio. Non c'è niente che possa eguagliare la loro semplicità, simpatia e tolleranza. Poiché il bancone esige una buona dose di tolleranza, del proprietario verso i clienti, tratto importante di umanità.
E i banconi di zinco nei caffé de tabac di Parigi, dove la mattina comincia con una tartine, un caffé, un bicchiere di vino o un marc. Non importa. E’ la Marsigliese celebrata nelle coppe di Pernod.
Ma la solidarietà dei bar si misura dalla proporzione della sbarra del bancone e dal numero dei tavoli. La solidarieta’ è maggiore quanto più grande è la sbarra. Perchè il bancone rappresenta uno stato di equilibrio, non soltanto in relazione alla bibita, ma, soprattutto, alla riflessione e alla decisione, anche se essa porta all'uscita dal bar. La solidarietà è latente.
Amore per la citta’
Che dire se ogni puntura d’ago fosse un gesto d’amore verso la propria città? Comincia col disegnare la tua città. Disegna il tuo vicinato ed indica le persone che conosci. Salutale per nome. Questa è una buona agopuntura.
Compra nei negozi e nei locali gestiti dai proprietari e dalle loro famiglie. Un’ altra buona iniezione di amore alla città. Sul prossimo autobus che prendi, rivolgi una frase gentile all’autista, al bigliettaio e agli altri passeggeri. Un punto in più per voi. Vai a piedi e presta attenzione al disegno della pavimentazione, all’illuminazione, all’itinerario. Un punto in più per te.
Hai sentito e riconosciuto un suono tipico della città? Hai sentito dei profumi tipici di una certa zona? Più punti. Hai chiesto al negoziante dove vai solitamente a fare acquisti di non chiudere il negozio con la saracinesca per fare in modo che tutti possano vedere la merce della vetrina? Più punti.
Avete un gruppo di persone con cui chiacchierate, un caffè o un bar dove vi ritrovate? Ottimo. Avete il vostro barbiere, la vostra edicola? Ancora meglio. Siete clienti di negozi e servizi che danno su una strada? Più punti. E se il tuo eco clock segna meno di uno, ancora meglio.
Serbi il ricordo della città come era una volta, del junk food non se ne parla nemmeno, vai a vedere un film in un cinema di quartiere, e poi lo commenti con i tuoi amici al ristorante? Le mie congratulazioni! Sei un cittadino, guarito dall’agopuntura urbana.
Sei capace di cogliere momenti speciali nella vita di una città, di percepire che ogni città puo’ essere migliore. Dipende da voi conoscerla e sentire ciò che ha di meglio, che è la solidarietà. Allora, siete capaci di amare le persone di tutte le città.
Pensiamo tutti alla città.
Io, da parte mia, penso…
Penso alla piazzetta della 53a strada (New York)
tanto preziosa
che si dovrebbe custodire
(affinché nessuno la saccheggi)
penso alle strade e ai canali di Annecy
una Venezia locale
ed autentica
alla vegetazione che copre la pensilina dell’hotel
della Fenice
et des Arts a Venezia
in pieno autunno
alle piazze coperte a New York
piccole e grandiose
allo stesso tempo
penso alla velocità di propagazione
della cultura, rimbalzando tra
le pareti delle brownhouses e dei grattacieli
penso alla silhouette di New York
di Koblenz
di Firenze
di Gerusalemme
una grande città deve avere una silhouette
al colore delle città
ah, il colore di Bologna
del Farol da Barra a Salvador
La cenere della strada Monfettard insanguinata dai colori della fiera
Il colore del mare visto dalla terrazza dell’ Amanda’s Bar a San Juan,
la dignitosità della Via dei Calzaiuoli a Firenze
le mattine fosche della mia grigia Curitiba
e le mura
penso all’eternità delle mura di Gerusalemme,
della Cina
e al loro valore
penso alle porte e ai portoni
penso alla solitudine di Place de Furstenberg
una panchina, un albero e un lampione
e a voi con un gruppo di persone con cui state bene
e da soli con una persona che amate
penso ai rifugi, alla città che dovrebbe essere un grande riparo
penso agli ombrelloni di Campo de’ Fiori
alle pensiline art-nouveau di un palazzo di Parigi
alla galleria Vittorio Emanuele, vera
cattedrale dei passanti
penso ai banconi dei botecos di Rio
dei negozi di Curitiba
penso ai bar e agli angoli
alle piazze e ai patii di Parigi
Place Dauphine
Place des Vosges
o alla Plaza Mayor di Madrid
dove il tavolo di un palmo
misura un palmo di chiacchiere
dove l’aspettare è più piacevole
contando le ore con te stesso
con te e gli altri
guardare per un fiume come a Parigi
per i canali, come a Venezia o Annecy
per il mare a San Juan
le altre persone ai Champs-Elysées
voi stessi, come al Cafè Paraguas
a Barcellona
trovarsi nel bar della pista ciclabile a Curitiba
nel Gramecy Park
nelle vetrine di un bar di fronte al
Museo di Storia Naturale di New York
nella piazza di Siena
nella piazza San Marco
in un boteco a Rio do Fogo
ad alcuni chilometri da Natal
in un tardo pomeriggio nel Bosque do Papa a Curitiba
conversare sulla passeggiata pubblica o nel deck del Parco Barigüi
a Curitiba
in un brunch nel Café Bela Vista a San Francisco
nella Boca Maldita
o sulle Ramblas di Barcellona
in un happy hour nel lobby di un hotel
a New York
nei caffè di Buenos Aires
ascoltare la Filarmonica di New York
un concerto di Benny Goodman nella
Heavenly Rest Church, a New York
un concertino in piazza Garibaldi
o in un bar di Rio
un concerto nella Sainte-Chapelle
i Klezmatics in piena 2a Avenue a New York
Villa-Lobos su un battello nella Foresta Amazzonica
o Despertar da montanha nelle strade di Oro Preto
un concerto per flauto nel quartiere gotico di Barcellona
penso alle strade e alle passeggiate
la piccola passeggiata dietro all’Arco do Toles, a Rio
o Passeig de Gràcia a Barcellona
e il Carrer Moncada con i suoi musei
penso ai palazzi
di Steiner Street, a San Francisco
di Heidelberg
di Rio do Fogo a Rio Grande do Norte
di Olinda
penso al valore di
Gerusalemme
Heidelberg
Assisi
Ouro Preto
Olinda
ai passaggi e gallerie
al passaggio di rue de Seine-Dauphine
alla Galleria Paris a Budapest
e ai ponti,
al ponte Carlo a Praga
al Pont-Neuf a Parigi
ai ponti di Annecy
per non parlare di quelli di Venezia
penso alle chiese
di Ouro Preto e Saint Germain
alle cattedrali del Duomo a Milano
di Reims
e della Sagrada Familia a Barcellona
o della piccola chiesa di Zumbi, a Rio Grande do Norte
A San Francisco, alla sinfonia di una città
a Edimburgo, un parco che recupera la linea del treno
a Londra, la virtù della piccola scala
a New York hai sempre la sensazione
che tutto stia per cominciare
fucina di idee
dove puoi stare solo in compagnia
di tutti
Roma, la città dove il passato
ce l’hai accanto
Infine, ogni città dovrebbe avere una personalità
(o emanare una canzone) che fosse una persona
indicata per farla conoscere, per accrescere l’ammirazione
verso la città e verso quella persona
Le città, in che epoca?
Parigi negli anni ‘20 e ‘60
New York oggi
Barcellona negli anni ‘60 oppure oggi
Rio negli anni ‘60
Curitiba negli anni ‘70
Natal oggi
Salvador negli anni ‘70
Ouro Preto
perché la città a cui penso adesso
rimarrà con me per sempre.